LA COLDIRETTI DI ORISTANO PRESENTA IL PROGETTO “FOR MAGGIO”


di Gian Piero Pinna

Durante la presentazione del progetto “For Maggio”, il direttore della Coldiretti Oristano, Giuseppe Casu, ha tenuto a precisare che “in un momento di crisi come quello attuale, che sta soffrendo il comparto lattiero caseario, per noi è fondamentale fare un lavoro di supporto al comparto ed ecco perchè è nato il progetto “For Maggio, che stiamo portando avanti con le scuole della provincia. Le contrazioni di domanda stanno facendo vivere una crisi senza precedenti anche per gli allevatori e i produttori di latte vaccino. Riteniamo che sia arrivato il momento di stabilire una tracciabilità di questo latte, perchè in Italia e nella nostra Isola, sta arrivando di tutto senza sapere che cosa è. Anche il latte ovino è in sofferenza, ma per un altro motivo, perchè la rimunerazione del latte ovino viene tenuto artificialmente in sofferenza dagli industriali che hanno la filiera del pecorino in mano e tengono bassi i prezzi del latte ai produttori, nonostante il formaggio sia venduto a prezzi elevati”.

A Serafino Mura è spettato il compito di illustrare l’ambizioso progetto “For Maggio 2016”: “ Il progetto intende far conoscere, specie nelle scuole, i formaggi identitari del nostro territorio – ha sottolineato – e per questo abbiamo coinvolto diverse scuole del territorio e circa cinquecento alunni, oltre a sei caseifici, diversi esperti e alcune associazioni di categoria come Slow Food e L’Associazione provinciale dei Cuochi della Provincia di Oristano. L’obiettivo è quello di far conoscere e aumentare il consumo consapevole del formaggio e di altri prodotti locali, come il miele, nelle famiglie, ma anche nelle mense scolastiche e ospedaliere, nei ristoranti e nelle gastronomie locali. Per questo motivo, abbiamo già avviato una serie di laboratori tematici sulla caseificazione, ma ci riproponiamo anche di istituire un premio letterario, un convegno e la prima fiera provinciale dei formaggi da tenersi a Sedilo nel giugno prossimo, nel piazzale delle Scuole secondarie di primo grado, con vendite, degustazioni, laboratori dimostrativi e tanta musica”.

Mario Di Rubbo, referente scolastico del progetto, ha illustrato i risultati di un’indagine effettuata su un numero considerevole di studenti, che ha dato dei risultati allarmanti: “Abbiamo distribuito un certo numero di questionari agli alunni di alcune scuole, è abbiamo potuto appurare che il 70, 80 per cento dei ragazzi coinvolti, non mangiava formaggio. Per esempio, a Sedilo, dove la maggior parte delle famiglie producono il formaggio in casa, i ragazzi non lo mangiavano. Dopo aver fatto delle dimostrazioni di assaggio, illustrando le caratteristiche del formaggio e i suoi benefici, dopo poche settimane la percentuale è scesa al 25, 30 per cento”.

Il presidente dell’Associazione Provinciale dei Cuochi, Giovanni Salis, che gestisce anche una mensa scolastica, ha sottolineato l’importanza di presentare adeguatamente il prodotto, perchè solo così i ragazzi riescono ad apprezzare il formaggio locale.

Per quanto riguarda gli obiettivi futuri del progetto, sono già in previsione alcune iniziative per la valorizzazione di svariati tipi di formaggio, come quelli molli da fare arrosto o filati, quelli di produzione molto caratterizzante come il casizzolu, fresa, tritza, provolone e fiore sardo, senza trascurare quelli stagionati, quelli biologici e quelli vietati come il casu marzu. Ma in programma c’è anche un’iniziativa che riguarda il comparto della ristorazione, affinché si giunga all’istituzione di una “Carta dei formaggi” da proporre al cliente. Senza trascurare la formazione professionale dei casari, per la quale si richiederà l’avvio ad Oristano di un corso laboratorio annuale, per l’alta formazione e perfezionamento degli addetti alla lavorazione del formaggio.

Il progetto è sicuramente ambizioso, ma lo scopo è soprattutto quello di far conoscere i formaggi identitari del nostro territorio, caratterizzati da sapori e tecniche di lavorazione, talvolta sconosciute alla gran massa dei consumatori, ormai abituati a sapori senza una grande sapidità.

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