LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “OCCHI DI SALE“ DI MASSIMO GRANCHI A FIRENZE


di Angelino Mereu

Massimo Granchi è nato a Cagliari nel 1974, e dell’isola di origine, nonostante la lunga permanenza in terra toscana, ha assimilato l’essenza, nel linguaggio e nella scrittura.

Il suo nuovo romanzo “Occhi di sale”, infatti, è un libro essenzialmente sardo. Prima di tutto per la storia raccontata, ambientata prevalentemente a Cagliari, per la personalità dei tre protagonisti, sardi e completamente immersi nel mondo e nei ritmi urbani di Cagliari, per la stesura stessa del libro che, grazie all’alternarsi del racconto in prima persona da parte dei tre protagonisti, imprime al racconto un ritmo “cadenzato” che, in qualche modo, richiama le melodie e i canti tradizionali sardi.

Questi e altri aspetti del libro di Massimo Granchi sono stati evidenziati durante la presentazione di “Occhi di sale” presso la Libreria Nardini di Firenze che c’è stata il giorno 20 gennaio.

Una bella serata organizzata dall’ACSIT (Associazione Culturale Sardi in Toscana) che ha messo in risalto le capacità di Massimo Granchi, autore da annoverare a pieno titolo nella fitta schiera di “scrittori sardi” che popolano le librerie italiane.

L’intervento del Prof. Pietro Clemente, autore della prefazione di “Occhi di sale”, ha delineato il filo sottile che lega tutta la letteratura scritta da sardi, da Grazia Deledda in poi, accomunata da un elemento più o meno condiviso da tutti: la Sardegna che sempre, in maniera più o meno palese, risulta essere la protagonista di racconti e romanzi.

Massimo Granchi non si sottrae a questo vincolo che, però, riesce a gestire con un certo distacco, dovuto, forse, alla sua “doppia cittadinanza” di sardo e toscano che gli permette una certa levità di linguaggio in grado di alleviare certe punte di “sardismo” riscontrabili in altri autori contemporanei.

Negli innumerevoli dialoghi, ad esempio, non ci sono concessioni al sardo scritto, se non per il titolo del romanzo “Occhi di sale”(che poi e il soprannome di uno dei protagonisti) che per un paio di volte, nello sviluppo del romanzo, diventa “Ojos de sali”.

Un bel libro, insomma, che come ACSIT siamo stati ben lieti di presentare e promuovere in quanto rappresenta la perfetta sintesi di quella che è la “mission” della nostra Associazione, da sempre impegnata a creare occasioni di dibattito e di incontro tra i sardi residenti in Toscana e la terra che li ospita

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