JANAS, TIAULUS, BOBBOIS: LE LEGGENDE DI USSASSAI

Ussassai

di Paolo Concu

Come qualsiasi altro paese dell’isola anche Ussàssai possiede un ricco patrimonio etnoantropologico legato al mondo fantastico del soprannaturale, della magia, della superstizione. Sono tante le leggende che si tramandano; alcune, comuni o simili a quelle di altri paesi, hanno come protagonisti Janas, Orgìa, Sa mùsca macèdda, Su tiàulu che la fantasia popolare credeva reali, forse perché stimolata dal succedersi, nelle campagne e nel bosco, di fenomeni ritenuti inspiegabili e giustificabili, razionalmente, solo con presenze sovrannaturali.

Janas È il caso delle Janas, abitanti delle domus de janas (piccole cellette funerarie di età neolitica, ritenute dimore di queste piccole fate o streghe, che le avrebbero utilizzate anche per cuocere il pane). Esse erano ritenute di bassa statura, anche se ben proporzionate e dotate di grandi poteri. Ad Ussàssai si racconta che quando andavano a raccogliere la legna per accendere is forrus, i forni, uscivano sempre in coppia, con i figlioletti in braccio e, dopo aver legato i rami in fascine, vi salivano sopra, e rientravano alle loro dimore sollevandosi da terra, volando e  librandosi nell’aria come le moderne befane. Ad Aurràci, la jana, prima di cuocere il pane, puliva minuziosamente il forno con le sue enormi mammelle; a Coròngiu (l’alta rupe che segna il confine tra i territori di Ussàssai e Ulàssai) la jana abitava dentro la roccia calcarea del tacco. Ancora oggi si dice che nella parete del monte ci sia una porta, non facile da individuare e impossibile da forzare, al suo interno la jana trascorre le giornate tessendo splendidi tappeti e arazzi su un telaio d’oro, e ancora oggi, quando soffia forte il maestrale, sembrerebbe di sentire il rumore del telaio riecheggiare tra le pareti calcaree. Ma, ogni mille anni, questa porta si apre quando il sole la illumina appieno (verso mezzogiorno) e i fortunati (che si troveranno lì vicino) potranno ammirare la jana tessere sul telaio d’oro.

Tiàulus e  Bobòis In altri casi le janas erano sostituite dai diavoli, tiàulus bobòis (come vengono chiamati a Ussàssai) spesso ritenuti gelosi custodi di favolosi tesori, iscusorgius, che concedevano agli uomini solo a determinate condizioni. Solitamente, il fortunato destinatario riceveva l’annuncio in sogno e il mattino successivo doveva recarsi in segreto nel luogo indicato, senza dimostrare paura e senza cadere nei trabocchetti cheis tiàulus gli avrebbero teso; inoltre avrebbe dovuto seguire alla lettera quanto gli sarebbe stato ordinato dopo la consegna, ossia non voltarsi e non parlare con chi avesse eventualmente incontrato rientrando a casa, perché in caso contrario il tesoro si sarebbe mutato in carbone o in pietre o in ferro. Su questa trama è impostata la leggenda più nota di Ussàssai (presente, con qualche variante, anche nel paese limitrofo di Seui, che si tramanda intorno all’orrida grotta di Sa ’Uca de is Bobbois, nel complesso montuoso di Arcuerì. Narra di un uomo che ebbe la fortuna di entrare in possesso di un prodigioso libro di formule magiche, che avrebbe permesso, a chi l’avesse letto tutto davanti all’ingresso della cavità, di ottenere le ricchezze che vi erano nascoste. Egli vi si recò in sella al suo cavallo bianco e, nonostante is bobbois (i diavoli) cercassero di impedirgli di portare a termine la lettura, riuscì nell’impresa; perciò i diavoli dovettero consegnargli, sia pure a malincuore, quanto promesso, che sarebbe stato definitivamente suo se fosse rientrato a casa senza mai voltarsi né parlare con alcuno. Il nostro protagonista rimontò sul destriero e, dopo aver messo il baule contenente il tesoro in una bisaccia, si diresse verso il paese. Lungo la strada i diavoli tentarono di riprendersi quanto gli avevano ceduto, ricorrendo a vari stratagemmi: chi lo chiamava, chi gli tirava la giacca, chi gli buttava il cappello per terra, ma lui, senza lasciarsi ingannare, proseguì imperterrito. Giunto a Ussàssai, nei pressi della piazza San Lorenzo sentì musica e intravide con la coda dell’occhio persone che danzavano e lo invitarono insistentemente a unirsi a loro, ma egli, senza fermarsi, raggiunse la propria abitazione. Quando stava per superare la soglia, si sentì chiamare da una voce femminile simile a quella della moglie. Istintivamente si voltò, vedendo soltanto alcuni scheletri vestiti in costume, che sogghignando ballavano in tondo. Erano le anime dei morti e solo in quel momento si rese conto che la moglie era deceduta da qualche tempo e che is bobbois l’avevano ingannato. Spaventato, entrò in casa, nascose il tesoro sotto il letto e si coricò in preda alla febbre che in tre giorni lo portò alla morte. Dopo il funerale, la madre scoprì l’esistenza del baule, lo aprì e lo trovò pieno di carbone. Il tesoro era definitivamente scomparso.

Il diavolo… tentatore… Il diavolo, però, non stava sempre nascosto nelle grotte e nei boschi per custodire favolosi tesori, talvolta si faceva vedere tra gli uomini, i quali potevano riconoscerlo soltanto dopo che spariva. Un giorno giunse in paese un bel giovanotto, di carattere tenebroso e taciturno, che non dava confidenza a nessuno, limitando anche le uscite fuori dalla casa. Questo fatto aveva naturalmente suscitato la curiosità della gente che su di lui faceva le congetture più disparate. Una notte, alcuni nottambuli lo videro entrare nell’abitazione di una ragazza affascinante e, presi dalla curiosità, fecero invano la posta per vedere quanto vi si sarebbe trattenuto. Poiché sino al mezzogiorno successivo lui non era ancora riapparso sulla porta, stanchi di attendere se ne andarono. Da allora nessuno lo vide più, mentre la ragazza continuò la sua vita regolare, anche se dopo qualche tempo fu chiaro a tutti che si trovava in stato interessante e dopo nove mesi partorì un asino. A questo punto tutti capirono che lo sconosciuto era il diavolo.

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