ALGHERO, MUY BONITA Y BIEN ASENTADA: UN GIOIELLO DELLA SARDEGNA CHE RICHIAMA IN OGNI STAGIONE FOLLE DI TURISTI

Alghero

di Daniele Casale

E pensare che i Catalani, dopo la faticosa conquista nel XIV secolo, spedirono colonie di galeotti in quella che doveva essere una terra di confine. E invece i detenuti si trovarono così bene che già allora Alghero, la Barceloneta di Sardegna, diventò un tesoro. Talmente bella che l’imperatore Carlo V, nell’ottobre del 1541, alla vigilia della catastrofica impresa di Algeri, volle fare una deviazione con la sua possente flotta per visitare il gioiello d’Aragona. Arrivato a terra, leggenda vuole che da un piccolo colle abbia esclamato: “Bonita, por mi fe, y bien asentada” (Bella, in fede mia, e in un’ottima posizione).

E sempre secondo la tradizione il sovrano, dal balcone di Palazzo de Ferrera, uno dei tanti edifici ancora oggi perfettamente integri del centro storico, pronunciò un’altra frase che ogni algherese tiene bene a mente: “Estode todos caballeros”. Pare che anche il primo storico isolano (e algherese) dell’età contemporanea, Giuseppe Manno, abbia voluto “giocare” con la data di fondazione della sua città, fissandola nel 1102 ad opera dei Doria: lo stesso anno in cui venne data alla luce Castelgenovese, oggi Castelsardo.

Eppure, nessuna fonte documentale dà ragione all’asserzione di Manno. E l’alone di mistero resta così intatto. “Una città in forma di fortezza” (per la possanza delle antiche mura), “la porta d’oro del turismo sardo”: mille appellativi per una città che conserva tutto il suo fascino e che offre innumerevoli spunti per itinerari sempre diversi. I bastioni, i lungomare, le torri, le chiese, la lingua catalana parlata ancora dal quaranta per cento della sua popolazione: tutto nella “piccola Barcellona” profuma di storia, di un passato che permea la vita quotidiana e che è la vera ricchezza, anche turistica, di questo centro che domina sulla costa nordoccidentale della Sardegna, su uno dei golfi più suggestivi del Mediterraneo.

I suoi edifici, per esempio. Proprio dalle antiche costruzioni si intuisce quali civiltà e correnti artistiche si siano succedute ad Alghero. Dal gotico al rinascimentale, dal barocco al neoclassico: la ciutat vella è un intreccio di stili che si mischiano ma senza violenza urbanistica, anzi impreziosiscono uno dei centri storici meglio conservati dell’Isola. Il Palazzo de Ferrera è un po’ il simbolo dell’architettura civile gotica della città, con le caratteristiche monofore e bifore: qui venne ospitato Carlo V, qui si trovava la sede del governatore e il pied-à-terre dei viceré che, prima di insediarsi a Cagliari, prestavano giuramento in cattedrale davanti al vescovo algherese. Le finestre sono l’elemento che spicca di più tra gli edifici cittadini: da quelle ancora gotico-catalane di Palazzo del Pou Salit a quelle barocche e rococò di Palazzo Serra, il cui stile convive armonicamente con gli influssi sabaudo- neoclassici.

Poco distante, la plaça de la Dressana conserva un’altra leggenda popolare con protagonista sempre l’imperatore Carlo V: si narra che per sfamare le sue truppe organizzò una grande caccia ai buoi del circondario e una vera e propria corrida nella piazza che oggi si chiama Civica, ai giorni nostri ritrovo notturno dei giovani. Dalla plaça de la Dressana la centrale via Carlo Alberto, nota agli amanti dello shopping, porta alla chiesa-convento di San Francesco (per le visite: tel. 079.97.92.58): l’edificio, costruito nel tredicesimo secolo e rifatto tra il sedicesimo e il diciassettesimo dopo un crollo, rappresenta una felice fusione di stili gotico e rinascimentale. Da ammirare l’altare monumentale in marmo policromo, il chiostro e la volta stellata nel presbiterio, la più bella dell’Isola.

Tra i numerosi luoghi dello spirito algheresi, impossibile non visitare la chiesa della Misericordia, che ospita una statua lignea di Cristo, sul cui arrivo dopo un naufragio di una nave spagnola nel 1606 si fondono storia e leggenda, verità e mistero. L’effigie è il simbolo della Settimana Santa, sette giorni carichi di fede che precedono la Pasqua e in cui emerge con forza l’anima catalana di Alghero. Le lunghe processioni quasi si perdono tra i viottoli, tra le mura di una città ancora indissolubilmente legata a quella madre, Barcellona. Miti, tradizioni e racconti popolari avvolgono anche l’origine di uno dei siti naturalistici più belli dell’intera Sardegna, nascosto tra il calcare del promontorio di Capo Caccia: le grotte di Nettuno (per informazioni sulla visita: tel. 079.97.90.54). Un nome non casuale, visto che leggenda vuole che l’antro sia la dimora del dio dei flutti.

E quando la furia del maestrale si abbatte sulla caverna, impedendone ogni accesso, è in quel momento che Nettuno si rifugia nella sua casa, quasi anch’egli fosse intimorito dalla violenza della natura. La grotta, un gioiello geologico e frequentata fin dall’antichità, è visitabile in due modi: il primo, quello più suggestivo ma notevolmente più faticoso, è ridiscendere (e quindi risalire) i 656 scalini dell’Escala del Cabirol, scavata nella roccia e affacciata sul mare aperto; il secondo è imbarcarsi sul battello plurigiornaliero che parte dal porto di Alghero durante la stagione turistica: tre ore di piacevolissima escursione via mare che regalano il fascino ancora intatto della Barceloneta di Sardegna.

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