24 E 25 LUGLIO 1915: CENT’ANNI FA LA BRIGATA SASSARI FU IMPIEGATA PER LA PRIMA VOLTA NEL CORSO DELLA SECONDA BATTAGLIA DELL’ISONZO


di Dario Dessì

L’oscurità era fitta e la pioggia continuava a scendere sottile, mentre gli austriaci cercavano di colpire con le loro ripetute cannonate i ponti sull’ Isonzo.

Le avanguardie della Brigata si erano fermate a Sdraussina, in una filanda, all’addiaccio. Faceva  freddo.

Al di là dai  muri, già in parte abbattuti dalle granate, di quella fabbrica, dove una volta, il lavoro pulsava intensamente produttivo, tutto si mostrava  incerto e confuso Il terreno appariva malconcio e rosso;  Ovunque  matasse di fili spinato e munizioni.

Su in alto c’era in corso un combattimento; non era possibile vederlo ma lo si intuiva e lo si sentiva.

I proiettili si sentivano sibilare sino in basso, dove di tanto intanto arrivavano pattuglie di soldati addetti ai rifornimenti con le uniformi lacere e incrostate di fango rosso. Sembravano appesantiti e quasi goffi , ma il loro sguardo era fiero e dignitoso..

Quella sera anche i fanti della “Sassari” avrebbero avuto  il loro posto d’onore a fianco ad essi.

Secondo alcune  note di guerra di Giuseppe Tommasi.

La guerra sul Carso

Alle ore 22.00 del 25 luglio, sotto un violento temporale estivo e fra i sibili dei proietti d’artiglieria nemici, la brigata attraversava  in silenzio il fiume Isonzo su un ponte di barche, costruito dal Genio a fianco di quello di ferro fatto saltare dagli austriaci, e dopo una breve sosta nel parco di Sagrado arrivava a Sdraussina, dove, sino al  27 agosto combatterà  ininterrottamente, conquistando posizioni e quote sul Carso.   

26 luglio 1915  Se sei italiano, parla sardo! “Il nemico, non riuscendo  a spezzare la nostra linea di resistenza ricorse allora a un indegna astuzia”.

Un falso cessate il  fuoco suonato ad arte all’estremità della linea di combattimento, diede l’impressione  che gli  squilli venissero dalle nostre posizioni retrostanti, ove erano situati i comandi superiori.  Il generale comandante della brigata, Berardi, tratto in inganno, dava l’ordine perché il fuoco fosse cessato.  

Ma, i comandanti di compagnia e specialmente quelli di plotone, non persuasi dagli squilli e dalle grida degli stessi nemici che avanzavano gridando ‘ Perché ammazzate i vostri fratelli? Siamo Italiani! Ingiunsero alle truppe di continuare il fuoco senza curarsi dell’ordine trasmesso, mentre in mezzo a tanta confusione, il capitano Serra urlava:   Si ses italianu,  fuedda in sardu!

Dal libro “Battesimo di fuoco” di Sardus Fontana  Iglesias 1934. 

Bosco Cappuccio  –  Bosco Triangolare.

Subito dopo la  conquista di una vasta estensione di terreno boschivo, nota come Bosco Cappuccio, la Brigata espugnava  alcuni trinceramenti sistemati a difesa della sella di San Martino del Carso. Numerosi prigionieri, tra i quali 102 ufficiali, 638 fucili e 18 casse di munizioni cadevano nelle mani dei fanti della Sassari. 

Il 4 agosto il XI C.A. veniva sostituito dal XIV C.A. e la Brigata passava alle dipendenze della 28° Divisione.

Il 5 agosto, dopo aver rintuzzato un attacco nemico in direzione del Bosco Cappuccio, i fanti della Sassari” contrattaccavano, riuscendo ad espugnare un fortissimo e importante trinceramento detto “Trincerone”.

Il 23 agosto il bollettino annunciava  la conquista di una altra trincea, cosa che aveva comportato  la cattura di una novantina di prigionieri e di una mitragliatrice scudata:

 

Da un ordine del giorno: “Sul Carso un’azione notturna, condotta di sorpresa dalle nostre truppe, diede loro il possesso di alcune fortissime trincee nemiche che impediscono l’avanzata dell’ala sinistra delle nostre linee”.

Gli incessanti e duri combattimenti  di quel primo turno di linea avevano messo alla prova le energie dei fanti della Brigata, (255 caduti e 1798 feriti); il 6 settembre, pertanto, dopo un mese e mezzo di ininterrotti combattimenti la Brigata si ritirava  a Cavenzano per un meritato riposo. Dalla Sardegna arrivarono 1.700 complementi e dagli ospedali rientrarono i feriti e gli ammalati.

Alcuni giorni prima, il Duca D’Aosta, nel corso di una visita negli accampamenti della Brigata aveva espresso il proprio personale compiacimento per il comportamento dei fanti sardi.

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