MESSAGGI MUSICALI DI INTEGRAZIONE SOCIALE NEL LORO ULTIMO LAVORO DISCOGRAFICO: ALMAMEDITERRANEA, LA BAND SARDA LUNGO I SENTIERI DI LIBERTA’ TERAPEUTICA


di Natascia Talloru

Gli Almamediterranea, la band cagliaritana “no generis”, festeggia dieci anni di carriera con un nuovo lavoro discografico accompagnato da un live tour 2015 che li vedrà impegnati durante l’estate in giro per la Sardegna. Il loro ultimo progetto Sentieri di libertà” nasce dal desiderio dei musicisti di fondere musica e sociale supportando l’Associazione Libera Comunità Terapeutica che grazie al Dott. Alessandro Coni, medico e ideatore dell’iniziativa, si occupa da diversi anni di promozione umana e integrazione attraverso la ricerca di  terapie alternative per la cura delle malattie psichiatriche. Un’associazione spontanea di medici e pazienti che senza risorse vuole dimostrare come la medicina convenzionale non sia l’unica via possibile per le malattie mentali e lo fa attraverso percorsi di trekking a contatto con la natura che ad oggi hanno consentito il raggiungimento di risultati eccezionali.  Il disco comprende 15 tracce, di cui la prima “Radical Chic” è già in rotazione radiofonica, accompagnata nei giorni scorsi dall’uscita del nuovo videoclip “La taranta del demente”, e rappresenta il frutto dell’incontro con l’Associazione in occasione di un percorso di trekking in Ogliastra durante l’estate 2014 dove i musicisti hanno ideato il progetto, coinvolgendo in primis i “guarenti” nella registrazione del pezzo “Sentieri di libertà”. Hanno collaborato nella realizzazione di questo straordinario lavoro anche alcuni tra i più grandi esponenti della musica folk italiana come Fry Moneti deiModena City Ramblers, Luca Morino dei Mau Mau e Alessandro Finazzo della Bandabardò. Una band cosciente e attenta ad ogni aspetto della società e dell’umano, non solo musicalmente, che vorrebbe trasmettere in arte messaggi di integrazione dando voce a tematiche di cambiamento e di evoluzione culturale, con l’obiettivo di sensibilizzare le persone nei confronti di una parte della medicina, la psichiatria, che ancora oggi spaventa la collettività e per tale motivo probabilmente tende ad essere emarginata e considerata superficialmente. Il frontman Roberto Usai il quale ci ha svelato in breve il percorso della band e la loro visione musicale.

Innanzitutto spiega meglio ai nostri lettori l’incontro avuto con l’Associazione Libera Comunità Terapeutica… E’ successo un po’ per caso, è capitato l’anno scorso, più precisamente nel mese di settembre 2014,  siamo stati contattati dal Dott. Coni per suonare alla biennale intitolata “Sentieri di Libertà”, un incontro di trekking-terapia per portare i ragazzi fuori dalle stanze degli ospedali, per liberarli in un certo senso dalle terapie classiche attraverso dei percorsi di gruppo e passeggiate all’aperto a contatto con la natura. Insieme a loro c’erano altre persone, operatori del settore, che volontariamente erano disposti a collaborare nella realizzazione di questo progetto. Abbiamo suonato sui Tacchi dell’Ogliastra a Osini iniziando in questo modo una collaborazione con Alessandro Coni, e realizzando un brano che abbiamo intitolato appunto “Sentieri di libertà” per il quale ci siamo avvalsi anche della partecipazione nel coro di 10 ragazzi facenti parte del gruppo. Da questo momento è iniziata una escalation di idee e fatti che ci hanno portato alla produzione del disco.

La vostra musica è un mix di sonorità folk non solo del Mediterraneo. Parte dell’album è stato registrato a Cuba. Perché questa scelta? Anche questo è capitato per caso. A Cuba siamo andati in tour e una volta arrivati sul posto ci siamo detti “perché non registrare anche qualche brano?”. Quindi abbiamo iniziato a scrivere a Cuba e alcuni brani li abbiamo arrangiati con degli strumenti caraibici, supportati anche da musicisti locali come Los Van Van, i Buena Vista Social Club e Diamante Negro. Abbiamo ricevuto tanto calore e ci hanno addirittura prestato gli strumenti per la registrazione. In realtà era nata l’idea di fare un disco che sarebbe dovuto uscire l’estate scorsa intitolato proprio “Cuba”, ma abbiamo realizzato solo un singolo e un video poiché in seguito ha preso corpo il progetto con l’Associazione.

La musica dunque come mezzo di sensibilizzazione sociale  ma anche una forma di terapia? Si assolutamente, la musicoterapia non l’abbiamo inventata noi, però avvalersi della musica come strumento per portare messaggi sociali è molto utile, poter sensibilizzare le persone attraverso la musica e accompagnarle avvicinandosi a temi scottanti, temi  che magari in altri modi sarebbero difficili da affrontare. La musica ti dà la possibilità di essere goliardico e pungente, di strappare mezzo sorriso con simpatia. Paradossalmente i risultati conseguenti alla terapia li abbiamo avuti noi. La cosa che abbiamo capito e dovrebbero capire tutti è che siamo noi a dover cambiare l’atteggiamento nei confronti dei “guarenti”. Loro si sono autodefiniti “guarenti” perché nel momento in cui si raggiunge la consapevolezza di avere un problema allora comincia la guarigione. Non sono contagiosi ma al limite possono trasmetterci un po’ di buon umore.

Come risponde il pubblico alla vostra musica e alla vostra iniziativa?Avete riscontrato delle resistenze? Il nostro pubblico ha colto a braccia aperte la nostra idea e iniziativa. Mentre il pubblico della musica in generale purtroppo oggi è fuorviato da ciò che per esempio passa in tv, dai talent show ecc. Quindi può capitare che quando si trovano davanti una band di dieci scalmanati sul palco che, come noi, affrontano tematiche serie e importanti, si domandino “ma cosa stanno facendo questi?” Giusto l’altro ieri per esempio durante un concerto un ragazzo, più o meno della mia età, ci ha detto che siamo fortissimi però troppo “politicizzati”. Noi non abbiamo parlato assolutamente di politica ma di temi sociali, di Emergency, di libere comunità. E’ brutta questa cosa perché purtroppo la gente è abituata a sentire tanto “sole, cuore e amore” e a parlar poco o interessarsi marginalmente dei problemi sociali che sono reali, o a confondere tematiche politiche con quelle sociali. La musica folk agli albori nasceva proprio per portare addirittura dei messaggi segreti tra le varie bande. Questi fraintendimenti secondo me accadono per la presenza di un’apatia diffusa tra le persone e per l’inerzia ad aprirsi nuovi orizzonti, vediamo solo quello che ci vogliono far passare e il risultato poi si palesa nel quotidiano, in tutti gli aspetti della vita. E’ il prodotto di un martellamento costante questo, forse subito nel tempo.

Dieci anni di carriera sono sufficienti per costruire una storia degli Almamediterranea. Ci son stati dei cambiamenti e parecchie collaborazioni con nomi importanti della scena musicale italiana. Che band siete, come vi definireste? In questo ultimo disco, col quale abbiamo compiuto dieci anni,  abbiamo decretato e ci tengo a sottolinearlo il “no generis” degli Almamediterranea. Non siamo inquadrati in un genere ben definito, non facciamo pop né folk-rock, non facciamo ska puro, non siamo puristi di ogni genere, però all’interno del disco nelle 15 tracce trovi una merca di vari stili che provengono da tutte le persone che hanno collaborato  con noi e dalle esperienze che abbiamo avuto. Quindi c’è il brano ska e quello reggae, c’è il brano rock o il folk-rock, ma anche il brano pop. Le collaborazioni sono arrivate grazie all’amicizia che si è instaurata con vari musicisti, come Francesco Moneti dei Modena City Ramblers, Luca Morino dei Mau Mau, mitico gruppo degli anni ‘90 che ha spaccato in due la discografia italiana in quel periodo, purtroppo oggi nel dimenticatoio e mi auguro che col disco nuovo in produzione ritornino alla grande, perché hanno gettato le basi per la nascita di altri gruppi come i Modena stessi, la Bandabardò, ma anche gli Alma appunto. Abbiamo collaborato poi con Roy Paci, con Cisco, con il nostrano chitarrista pop-rock, turnista di talento, Massimo Fadda. Siamo arrivati anche a collaborare col direttore del conservatorio di Cagliari, noi che abbiamo sempre suonato al conservatorio ma non ci hanno mai aperto. Quindi..(sorride)

Voi in sostanza raccontate la vita e tutto ciò che riuscite ad osservare nella vostra realtà. Quale fatto ha caratterizzato/segnato maggiormente il gruppo nel tempo? Sicuramente, come dicevo prima, avendo fatto parte degli Alma parecchi musicisti, questa potrebbe essere una caratteristica dominante. E’ sempre stata una band numerosa e sono state inoltre determinanti le varie collaborazioni con altri gruppi. Noi andiamo a suonare proprio per divertirci, abbiamo portato il suono della spiaggia su un palco, quindi la particolarità della nostra serata è quella: il divertimento e l’interazione tra noi e il pubblico. Ci ha segnati parecchio purtroppo tutto ciò che sta intorno. Magari se avessimo affrontato argomenti meno impegnativi sarebbe stato meglio e saremmo stati maggiormente riconosciuti. Ma non saremmo stati noi stessi appunto, dunque andiamo avanti per la nostra strada.

Come vedete la scena musicale in Sardegna e se c’è qualcosa da migliorare cosa suggerireste? La scena musicale in Sardegna è disastrosa al momento, purtroppo. Ci son due punti di vista a mio modo di vedere: se osserviamo i musicisti e le proposte artistiche allora il punto di vista è sensazionale, c’è una varietà di generi importante e seria. Per quanto riguarda invece tutto quello che si potrebbe fare da parte delle istituzioni per la musica e intorno alla musica allora il punto di vista è devastante, costringe il musicista a dover esportare poi il proprio talento fuori, all’estero. Ho molti amici per esempio che sono a Londra e in pochi mesi si son ritrovati a far parte di band famose in tutta Europa che ora sono in tour. Il problema secondo me è culturale. Per esempio, una città come Cagliari che dovrebbe vivere di turismo, di arte, di musica, essendo anche stata proposta come Capitale Europea della Cultura, non può essere una città dove la musica finisce a mezzanotte. Questo è incredibile, compreso il Poetto dove tra l’altro non si disturba nessuno. Manca forse un po’ di collaborazione tra chi potrebbe aprire le strade in questo senso. Sembra quasi ci siano sempre i soliti noti a rubare la scena a chi invece normalmente arranca e meriterebbe comunque per la sua arte e il suo talento di essere considerato, parlo in generale non è solo una questione personale. Non a caso una nostra canzone dice: “noi un popolo di onesti che cammina a testa in giù…”.

Gli Almamediterranea sono: Roberto Usai Almo (voce, chitarra, guitalele, bouzouki), Pamela Strazzera Panky (voce, cajon, djembe), Gigi Mirabelli (basso), Emanuele Pusceddu (batteria), Diego Milia Dieghi (banjo, violino, mandolino, armoniche, ukulele, tromba, trombone), Santino Cardia Santo (sax contralto, flauto traverso, sax soprano, clarinetto, chitarra) e Fabrizio Lai Fabrenji (chitarra, cavaquinho), Andrea Locci (fonico), Fabrizio Strazzera (tour manager).

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