L'OPERA DI ELISEO LILLIU "DA SARDUS PATER A PATER NOSTER", SARA' PRESENTATA IL 1° AGOSTO A SANT'ANTONIO DI SANTADI

l'ingresso del centro abitato di Sant'Antonio di Santadi

di Gian Piero Pinna

Il primo agosto prossimo, nella Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Santadi, verrà presentata l’ultima opera di Eliseo Lilliu “Da Sardus Pater a Pater Noster, un itinerario storico dai Fenici al Cristianesimo nel terralbese”, EPDO Editore. Nella stessa serata, come tema di approfondimento, verrà presentato anche il libro dell’architetto Gabriele  Cuccu, “Il tempio di Antas”. L’evento, organizzato per la presentazione della trentasettesima opera del sacerdote scrittore, avrà inizio alle 19, subito dopo la celebrazione della Santa Messa. Il moderatore, sarà il giornalista Gianfranco Corda mentre come relatori, interverranno la storica Anna Maria Melis, il sindaco di Arbus, Antonio Ecca, il proprietario del Nuraghe Frucas, G. Lampis e A. Puddu.

L’opera è “un grande viaggio millenario, straordinario, ricco di fatti e luoghi, se pur circoscritti alla parte sud del grande golfo di Oristano tra le coste ed i monti che compongono il territorio di Terralba e Arbus”, sottolinea l’editore oristanese Roberto Cau, in una nota del libro, aggiungendo che tra “antiche circostanze di vita, economiche, sociali e religiose di quei tempi lontani, don Eliseo Lilliu, ci racconta dell’impervio percorso dell’uomo sin dalla sua nascita. Ci illustra scene di vita familiare, della lavorazione della pietra, della fusione dei primi metalli, le aggregazioni sociali nei villaggi nuragici, gli sviluppi delle grandi città fenicie e romane, ma, soprattutto, le varie vicissitudini storiche e religiose sulla ricerca dell’esistenza del Dio soprannaturale e del grande evento Cristiano”.

Dal canto suo, l’autore dedica teneramente il libro alla nonna paterna, Luigina Pani, non tralasciando di ricordare anche il nonno Emanuele, che riuscì ad inculcargli un grande interesse per la nostra storia. perchè vedendolo ammirare una lampada da tavolo in bronzo, con le sembianze di  un giovinetto seminudo, gli aveva detto che rappresentava il Sardus Pater.  “Vicino al fuoco scoppiettante del caminetto – spiega don Eliseo – chiedevo a mio nonno di raccontarmi il suo mito e lui per intrattenermi e sorprendermi, cominciava a parlare aggiungendo sempre fatti nuovi. Il suo metodo, si rivelò fortemente pedagocico, perchè mi portò ad appassionarmi inesorabilmente alla storia locale e mediterranea, che lui amava molto”.

Notevole e di spessore la bibliografia utilizzata dall’autore, che nel corso delle sue riflessioni, conclude che “il mistero di Gesù Cristo, può essere compreso solo nel contesto del primo comandamento”, che rimase il fondamento di ogni realtà ulteriore, “ascolta Israele, il Signore nostro Dio, è l’unico Signore”, quindi, “trasformando anche il pensiero degli antichi Sardi, che credevano nel Sardus Pater, in una fede di amore totalizzante in Padre nostro che sei nei cieli”.

L’opera di Eliseo Lilliu, non è altro che una ricerca storica, archeologica e religiosa di ciò che ha fatto l’uomo sardo, alla ricerca di un essere esterno, che gli desse forza negli affanni della vita, prima individuandolo nella Madre terra e in seguito al Sardus Pater. Con l’arrivo degli ebrei, deportati dai romani, entrarono in contatto con il Cristianesimo e con gli insegnamenti della Bibbia e a pregare Dio, chiamandolo Padre nostro.


	

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