IL SESTO SENSO DEL “FIORE DI FULMINE”, IL NUOVO LIBRO DI VANESSA ROGGERI

Vanessa Roggeri

ladonnasarda.it

Come l’araba fenice che muore e risorge, una bambina selvatica e coraggiosa, partorita dalla miniera, scivola nell’Ade per poi tornare indietro grazie al suo spirito indomito che la riporta in vita. Unica figlia femmina della famiglia Musa, Nora diviene una bambina speciale. Colpita da un filo d’argento caduto dal cielo, diverrà una bidemortos: colei che è in contatto con gli spiriti dell’aldilà. È la protagonista di “Fiore di Fulmine” (ed. Garzanti), il nuovo libro della scrittrice sarda Vanessa Roggeri, autrice di “Cuore Selvatico del Ginepro“, sua opera prima e successo internazionale, che intinge di nuovo l’ichiostro di passione per narrare, questa volta, una ghost story in cui si intrecciano pathos e suspence tra misteriose presenze che chiedono pace ed emozioni da trattenere il fiato. Sullo sfondo la Cagliari della Belle Époque che accoglierà questa bimba per tramutarla in donna forte e intrepida.

Quali suggestioni hanno portato a scegliere i primi anni del ‘900 come collocazione temporale ideale? Diverse spinte mi hanno portato a scrivere il libro. Circa dieci anni fa, preparando un esame universitario di Storia, avevo trovato un libro di approfondimento che trattava delle famiglie nobili di Cagliari nella societa dell’800, primi del ‘900. Quella lettura era stata folgorante. Ero rimasta affascinata dalla società nobiliare dell’epoca: un mondo che non conoscevo. Promisi a me stessa di scrivere prima o poi una storia che parlasse di una famiglia patrizia cagliaritana ambientata a Cagliari. Ho tenuto fede a quel giuramento. Il libro è un tributo alla mia città catturata così come era a inizio secolo, immersa nella Belle Époque, un periodo in cui Cagliari era meravigliosa, al massimo del suo fulgore. La Donna Sarda, ad esempio, è nata proprio in quel periodo grazie a Maria Manca e al forte emancipazionismo che cominciava a germogliare.

Le donne sarde sono le attrici principali del motore narrativo della storia. Nora una protagonista forte che supera eventi che difficilmente una persona normale riesce a superare e Donna Trinez, la nobildonna dall’animo scheggiato che l’aiuta e le fa scoprire tutto il suo valore. Nora doveva avere tre caratteristiche essenziali: essere una rediviva, una bidemortos e colpita dal fulmine. Nella delineazione del suo personaggio convergono diversi racconti che nella mia infanzia mi hanno segnato impressionandomi: la storia di una donna di Assemini che si era risvegliata nella bara senza, però, essere salvata; una donna che ho conosciuto e che vede i morti; gli ammonimenti tramandati della mia bisnonna Giulia che aveva paura dei fulmini. Donna Trinez, invece è ispirata a Francesca Sanna Sulis, un omaggio a questa straordinaria e purtroppo poco conosciuta donna sarda. Nora non ha unicamente la facoltà di vedere i morti. È anche una jana: una straordinaria ricamatrice. Lei è legata a quella tradizione millenaria di altissimo livello che è vanto della Sardegna. Il ricamo, come la traccia del fulmine che ha sulla pelle, è un particolare che si è aggiunto spontaneamente. La storia è nata di pancia e i personaggi hanno guidato una trama che ha un anelito sardo, ma che esce dagli schemi della tradizione rielaborandoli.

Una storia in cui si incrociano destini e prove difficili da superare. Quale è il messaggio del libro? Nora si accetta, prende in mano la sua vita e tramuta la sua diversità in un punto di forza. Se anche noi riuscissimo a farlo, saremo in grado perfino di resuscitare dalla tomba.

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