LA PIONIERA DELL’ECONOMIA: CARMINA CONTE, LA SIGNORA DELLA TELEVISIONE IN SARDEGNA

Carmina Conte

di Valentina Orgiu

Agli inizi degli anni ’90 una donna si affaccia sul piccolo schermo di una tv sarda. In quel periodo in tante iniziavano ad occuparsi di televisione, ma sicuramente non di economia. Non era mai accaduto prima. Fino ad allora, infatti, il giornalismo femminile si era espresso quasi esclusivamente nella conduzione dei telegiornali oppure, sul versante della carta stampata, in qualche sporadica firma nella pagina della cultura. Carmìna Conte, oggi 64 anni, una vita trascorsa ‘a fare i conti in tv’, ha il merito di aver sdoganato generi, codici e linguaggi di un settore fino a quel momento ad esclusivo appannaggio maschile e di difficile portata per il pubblico a casa. Physiquedurôle e anni di studio l’hanno aiutata a prendere confidenza e a dare concretezza a termini come spreadrating o subprime, parole appartenenti a quel club elitario che è sempre stato il giornalismo economico. È grazie a questa donna se il modo di fare informazione a livello regionale è cambiato: accessibile per le famiglie, per le imprese, per gli operatori finanziari. I concetti base non venivano più dati come acquisiti, ma tutto andava spiegato, anche un semplice bilancio che non quadrava più.

La sua storia di donna, e di professionista, inizia da lontano. Nata a Fondi, in provincia di Latina, si trasferisce con i genitori in Sardegna a Senorbì, nel 1954, ad appena tre anni, perché il padre, operaio specializzato escavatorista, venne mandato in Trexenta dove c’erano lavori impegnativi da realizzare: dighe, ponti, strade, grandi lavori pubblici, alle dipendenze della Di Penta. La sua vita di bambina fu caratterizzata da continui spostamenti. Dopo la Sardegna, la Sicilia. E poi di nuovo in Sardegna, ad Alghero, e poi in Calabria. «Mai un lamento o una protesta: mia mamma aveva sempre pronte le valigie, legate proprio con lo spago, e tre casse da trasloco, che venivano utilizzate come “mobili”, con delle copertine di cretonne colorato, che cuciva lei stessa, come tutto il nostro abbigliamento, mio e della mia sorellina Maria».

L’approdo definitivo in terra sarda fu nel 1964, a Nuoro. Carmìna, con gli occhi già disincantati di una precoce maturità, vive in prima persona movimenti, agitazioni e proteste, figlie della profonda ribellione allo stato di arretratezza del mondo agropastorale. Erano gli anni dei sequestri di persona, di decine di omicidi, di rapine e di estorsioni. Erano gli anni della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Banditismo, poi conclusasi con la famosa relazione del senatore Medici. 

«Devo a quegli anni il desiderio fortissimo di fare qualcosa per far emergere i problemi, di contribuire alla conoscenza di certe manifestazioni di violenza, incomprensibili al di fuori della Sardegna e comunemente archiviati come ‘banditismo sardo’. Io, invece, volevo che si comprendesse da un lato il perché di quei fenomeni, le radici del malessere e, dall’altro, il valore e la profonda umanità delle genti di Barbagia, i loro bisogni profondi, la grande generosità e sensibilità di quelle popolazioni».

Dopo gli studi al Liceo-Ginnasio Giorgio Asproni, scuola dell’élite nuorese, Carmìna si iscrive all’Università di Cagliari, in Filosofia, dove prepara la tesi di laurea sui problemi delle zone interne dell’isola e i piani di rinascita. Per due anni studia a fondo la realtà rurale, le reazioni a una industrializzazione importata e le resistenze verso interventi estranei all’ambiente locale e ad uno Stato, visto come ‘nemico’. Un lavoro di ricerca che le lascia in eredità la voglia di scrivere. 

Iniziano così le sue collaborazioni dapprima con Tuttoquotidiano e poi con l’Unità. «Cominciai ad occuparmi di problemi dello sviluppo economico, dell’area industriale della piana di Ottana, della nascita e della caduta della grande industria, del petrolchimico…e non mi sono più fermata». Nonostante non avesse un contratto giornalistico, fece comunque della sua passione una professione. Iniziarono le collaborazioni per programmi radiofonici con Rai Sardegna, con Teleisola, con Radio Nuoro Centrale. Nel frattempo, però, Carmìna insegnava storia e filosofia, italiano e latino nelle scuole medie superiori e poi lettere nelle scuole medie inferiori. 

A Nuoro deve anche l’incontro con il marito, Tonino Gimelli. Giovani fidanzati nel 1967, e poi sposi due anni dopo, sono genitori felici di Emiliana, oggi poco più che trentenne.

Nel 1986 un nuovo trasferimento, ma questa volta definitivo, a Cagliari. Carmìna, già padrona del mezzo televisivo, inizia a collaborare con Videolina e, insieme, a curare la comunicazione della CNA, associazione di categoria che riunisce le piccole imprese artigiane sarde, e della Lega regionale delle Cooperative. Venire a contatto con la realtà dinamica, ma spesso debole di queste aziende artigiane e dell’associazionismo cooperativo, l’aiuta nella comprensione dei problemi che attanagliano il sistema produttivo isolano. 
Un patrimonio di conoscenze che la spinge, nei primi anni Novanta, a proporre all’emittente Sardegna1, all’epoca diretta da Antonio Costantino, una trasmissione incentrata proprio sulle tematiche dello sviluppo economico. 
Nel 1992 nasce così ‘Sportello Impresa’, in onda ininterrottamente per otto anni. «Un programma che mi ha regalato tantissime soddisfazioni», ricorda Carmìna. «Mi ha consentito di dare risposte a questo mio bisogno ancestrale di fare informazione cercando di offrire un contributo all’atavica crisi dell’economia sarda. Ho interpretato quest’esperienza come uno strumento per contribuire alla conoscenza delle nuove possibilità offerte dall’innovazione tecnologica, dall’innovazione di processo, dall’innovazione di prodotto».

Negli anni seguenti arrivano anche la conduzione su Videolina della trasmissione ‘Facciamo i conti’, storicamente guidata da Giacomo Mameli, e programmi di inchiesta e approfondimento come ‘Rapporto S’, che le valse nel 2004 il Premio nazionale Iglesias di giornalismo, con la prima inchiesta televisiva sull’uranio impoverito e le servitù militari, e poi ancora ‘Arasolè’, dibattiti in diretta di attualità, costume e società, in onda su Sardegna1 fino a tre anni fa. 

Nel 2005 la sua popolarità varca il mare tanto da diventare un trait d’union con i circoli dei sardi nel mondo. I suoi primi contatti con la Fasi, la Federazione che riunisce i sardi in Italia, nascono da un suo coinvolgimento in un convegno internazionale organizzato a Padova da Serafina Mascia, dapprima presidente del Circolo dei Sardi di Padova e oggi Presidente Nazionale della Fasi, e con Pupa Tarantini, all’epoca presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Oristano. 

«Ho scoperto il mondo bellissimo, ma anche doloroso dei nostri emigrati. Ho conosciuto donne sarde straordinarie che mi hanno trascinato in tante iniziative in Europa e nel mondo; persone che hanno fatto sacrifici inenarrabili, donne e uomini che stanno fuori dalla Sardegna anche da cinquant’anni, ma che continuano a mantenere un rapporto fortissimo con la propria terra d’origine: un legame non solo ‘di pancia’, ma di profondo rispetto e attenzione per la cultura, le tradizioni dell’isola e per un suo da sempre agognato riscatto».

Oggi Carmìna continua ad occuparsi di imprenditoria. Come responsabile della comunicazione dell’Aidda Sardegna, associazione che riunisce le donne imprenditrici e dirigenti d’azienda, e responsabile nazionale pubbliche relazioni e rapporti con la stampa della FIDAPA, (Federazione Italiana Donne Arti e Professioni), guarda alle imprese femminili da una posizione privilegiata, nella convinzione che le donne abbiano veramente una marcia in più e possano contribuire realmente alla crescita dell’economia sarda. 
«Per anni ho avuto l’opportunità di curare la comunicazione per l’Ufficio della Consigliera regionale di Parità, che con Luisa Marilotti ha impresso una forte spinta alle azioni contro le discriminazioni di genere sul lavoro e per la promozione del ruolo della donna nella società: mi ha aiutato ad acquisire una diversa consapevolezza ‘al femminile’. Le ricerche, gli studi, i dati – sottolinea Carmìna – ci dicono che le imprese gestite da donne sono ‘più affidabili’, più puntuali nei pagamenti e nella restituzione di prestiti e mutui. Oggi più che mai, bisogna dare sostegno alle donne nel lavoro e nell’impresa se si vuole investire su un futuro di svolta e di rilancio dello sviluppo, in Sardegna, come nel resto del Paese».

Bisogna fidarsi del genio femminile, l’unico capace di trasformare la crudezza di numeri e bilanci in capitale umano.  

* LaDonnaSarda

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