LA FILOSOFIA DELLA MATERIA: CONOSCIAMO STEFANIA SERGI, A BARUMINI FRA POESIA E ARTI VISIVE

Stefania Sergi

di Ilaria Muggianu Scano

Lo scalpello di Stefania Sergi crea il medesimo prodigio di universalizzazione che la Deledda plasmava con la penna. Seppure si parla dell’inquietudine dell’animo sardo è tutta l’umanità a sentirsi rappresentata.  Stefania Sergi, cinquantaduenne di Barumini, fluttua tra poesia e arti visive con il preciso obiettivo di allargare metaforicamente il senso della materia, e come spesso accade l’esplosione artistica sfocia in mille rivoli espressivi. Antologie, dipinti, sculture, body art, murales, premi: un turbinio ininterrotto di ricche esperienze, quelle di Stefania, che denotano la femminilità sarda.  «Mi diverte il fatto che nonostante abbia vissuto in diverse parti d’Europa e ora in Toscana, io dovunque sono chiamata ‘la Sarda’. Non posso non fare i conti con il fatto che il sentimento d’identità permei profondamente la mia arte. Il mio universo simbolico è perennemente teso a vivere la mia sardità e a farla incontrare a chi non la conosce». Stefania appena maggiorenne, costretta da un’insaziabile fame d’arte, lascia il cuore della Marmilla per assaporare il fervore della Neue Wild ArtArt, l’arte di ispirazione naturalista che in Germania la investe frontalmente e si riverbera ancora oggi tra le pagine di “Incantos” (Confine Editore), distillato letterario della matura poliedricità dell’artista, che propone la sua visione universalistica dei rapporti, sereni o tormentati, intessuti durante l’esistenza. Legami umani intesi come fili del destino. Il filo, l’espressione materica per eccellenza. Se trattato con materna pazienza genera tessuti robusti, manti che danno calore e copertura, ma se strappato con violenza genera rotture irreparabili, molto spesso però origine di resiliente vita nuova.  I fili, così come i rapporti umani, danno significato all’esistenza anche sotto le specie di nodi insoluti. È questa l’idea metafisica che muove l’arte della gemma di Barumini: «Incantos è nato quando ho provato con il mio corpo, in una performance, a legarmi con dei fili agli alberi, alla terra, alle case. Ho testato su di me, con la mia vita, attraverso le linee dei miei confini, impedimenti, doveri, lutti, conflitti, trasformando tutto in catarsi spirituale e nascita nuova».  Donna e madre, Stefania propone la sua percezione di legame spaziale e temporale con la terra d’origine attraverso uno sguardo sensuale sulla realtà femminile, non per questo meno nitido e obiettivo sul reale, anche nelle liriche che obbligano il lettore alla meditazione e ad un’ulteriore riflessione sulla visività. Riflessione su libertà e solitudine, partendo da quei fili che generano nodi, che sono contrasto ma anche unione che rafforza e forma eternamente la donna di ogni tempo che trae fecondità dalla sua fragilità aperta al filo del dialogo.

* La Donna Sarda

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