LIBRI AI CONFINI DELLA REALTA’: INTERVISTA ALLA SCRITTRICE SARDA ALESTEAR CROMWELL

Alestear Cromwell - Antonella Mennella

di Mario Salis

Nata a Cagliari, Antonella – Alestear ha vissuto nel capoluogo sardo sin dalla nascita, città di origine del papà Guido Mennella, rappresentante con l’hobby della pittura. Amava disegnare la città in tutte le sue forme: panorami,  scorci, mare e monumenti li metteva su carta in bianco e nero. La madre Olimpia Petrucci, napoletana, segue la stessa passione del padre, ama mettere composizioni floreali su tela. Nell’adolescenza Alestear si appropriava della macchina da scrivere del padre nel suo studio e non si stancava mai di riscrivere i classici prendendo in prestito personaggi cari, o finali che non le erano piaciuti, per cambiarli e spostarli a piacimento. Trasformava con la fantasia tutto sottoforma di film sotto le dita che scorrevano sulla tastiera, tramutandolo in qualcosa di suo. Ha vissuto a Torino per motivi lavorativi prima di rientrare definitivamente a Cagliari. Ha due figli.

Le storie si somigliano un po’ tutte, soprattutto quelle d’amore: quando nascono e come finiscono. Per tutte le altre, provate a chiederlo a chi le scrive od ai registi quando le scelgono per costruirne la sceneggiatura. Forse non li metteremo d’accordo ma sicuramente conosceremo nuove storie. Alfred Hitchcock che le ha scoperte, inventate e perfino interpretate con i suoi inconfondibili cammei, ha più volte dichiarato il suo disinteresse verso il realismo ed i documentari, preferendo le storie con le proprie finzioni oltre l’inverosimile. Realtà ed immaginazione sono componenti essenziali di una storia, come le immagini di un pittore quando le interpreta sulla tela. Laconico senza curarsene: “Certi film sono dei pezzi di vita, i miei sono dei pezzi di torta”. In realtà nel 1945 realizzò un documentario sull’Olocausto dal titolo Memory of the Camps, volutamente dimenticato negli archivi londinesi dell’Imperial Museum of The War, giudicato dalle autorità un intralcio al disgelo della politica della guerra fredda. Alcuni suoi fotogrammi recentemente restaurati, compaiono nel nuovo film Night Will Fall di André Singer. Ma come si fa a replicare ad un maestro del cinema, soprattutto alla voce caustica e spiazzante del suo doppiatore di sempre: il livornese Carlo Romano. “Adesso nessuno sa più scrivere una storia inventata, tutti si rifugiano nei ricordi d’infanzia e non c’è chi li smuova”, lo sosteneva convintamente Dino Buzzati, non proprio un esordiente sul versante delle storie fantastiche, grande firma del Corriere che non ha mai considerato il giornalismo come secondo mestiere dopo quello dello scrittore.

Fantasia e realtà sulla stessa linea di confine li troviamo nel libro di Alestear Cromwell: Jericho i Quaderni dall’Inferno – David and Matthaus Edizioni, in uscita a Marzo. Una leggenda moderna che si dipana in una città abbandonata del Nevada, “una padella di giorno un refrigeratore di notte” dove anche una mappa non serve. Sicuramente non un parco di divertimenti ma dove possibile ancora vivere senza fare gli eroi, senza fiori nei cannoni ma cambiando radicalmente il proprio modo di essere. Come sembra facile imparare velocemente il mestiere di vivere e di scrivere! Uno stile di scrittura essenziale dal ritmo efficace con poche pause che viene da lontano, forse anche dalla conoscenza certificata della macchina da scrivere, che ti conduce in un viaggio non sempre comodo senza gli allarmismi del correttore automatico o gli agi di occhiuti editing.

Che senso avrebbe raccontarvi già il libro? Ogni autore dovrebbe scriverlo parlando alle coscienze dei suoi lettori ma cercando di scoprirne anche l’inconscio. Pertanto, meglio conoscerlo da vicino Alestear o Antonella Mennella, che con qualche indicazione l’abbiamo trovata a Cagliari, tutt’altro che un deserto, ma in fondo come tante altre città dove si vive su linee di confine incerte.

Antonella (Alestear), dentro e fuori una parentesi: due persone diverse o la stessa?  Il confine è troppo sottile, o forse semplicemente si confonde con il mare. Antonella è Alestear e Alestear è Antonella. Perché anche se non vivono nella stessa ambientazione, nello stesso mondo…hanno lo stesso cuore e gli stessi sentimenti, hanno lo stesso modo di reagire alle vicissitudini della vita.

Le tue storie nascono dalla vita o nella mente? Le mie storie nascono nella vita…e poi si sviluppano nella mente. Perché, esattamente come nella fisica quantistica, la realtà non è mai una sola. Potrebbero essere tante e diverse. A volte anche soltanto un elemento, una persona, un avvenimento, può scatenare un cambiamento nello svolgimento della tua vita…

La fantasia libera il pensiero ma in che misura interpreta la realtà? Penso che la fantasia sia un vento che soffi le vele della realtà. Nel senso, niente di ciò che possiamo pensare o trasmettere viene dal nulla. È come costruire un palazzo, le fondamenta sono importanti, le deve avere per forza per reggersi in piedi…

Le storie di vita tra gioia e sofferenza fanno scrivere di romanzi e di drammi, le tue?  Le mie sono ”sporcate” dalle tragedie della gioventù, non vissute eh, ma lette in Shakespeare, il mio amato William e mescolate a Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft. Estremizzo, rendo la vita più greve di quello che è…forse perché mia madre dice sempre: “Pensa che c’è sempre chi sta peggio di te…” e forse è una cosa che mi sono trascinata nel tempo, anche perché era l’unico modo per uscire un po’ dalla crisi che ha coinvolto tutto noi…

Viene prima la passione di scrivere o per la fantasia? La passione per lo scrivere perché poi quella per la fantasia viene di conseguenza. Quanto tu cominci a scrivere le dita scorrono veloci. Non fatevi calcoli sull’età, ma io ho cominciato con carta e penna, infinite cancellature che sembravano cicatrici sui quaderni e poi la macchina da scrivere, una Olivetti lettera 22, di quelle che si chiudevano a valigetta, era del mio papà.

Quanto dista la fantasia dalla realtà, chi è più lontano? Uhm…non saprei. Se devo ragionare lucidamente ti direi che è più lontana la fantasia. Ma tu immagina soltanto quando pensi che qualcuno ti ha fatto qualcosa, o ha detto qualcosa su di te. Quanto corre la fantasia!? Per poi accorgerti che era solo il tuo cervello che è andato troppo oltre…Ok, mi hai fatto ragionare, è la fantasia che va più veloce della realtà.

Quanto ti costa scrivere? Non mi costa niente. Perché io non sono una tipa che parla molto. Non sono una tipa che si confida, non sono una tipa che si apre. Qualcuno mi definisce: un’asociale di . Termine duro forse, ma non so fino a che punto. Ma se vogliamo semplificare, come dice mia madre (mio guru), sono fatta a compartimenti stagni: faccio conoscere lati di me a chi merita la mia fiducia…e dove la fiducia non c’è, posso apparire compiacente ma faccio quello che mi pare senza essere condizionata dai pareri altrui.

Cosa invece ti restituisce? Il più delle volte quando vai in analisi ti chiedono di tenere un diario sulla tua vita. Così da monitorare ciò che ti può dare fastidio o meno e controllare le tue emozioni. Ecco…io me lo faccio da sola. Quindi mi restituisce il piacere di dire qualcosa che magari per educazione, convenzione, riluttanza o quieto vivere…evito di dire.

Tu che nei hai scritto delle cronache, ci puoi dire: oggi dove sta l’inferno? L’inferno è dentro di noi. Ne sono convinta. Essendo una giocatrice di ruolo, chi come me gioca di ruolo lo sa. Se hai la possibilità di vivere tante vite, in tante situazioni, in tante ambientazioni, in tanti tipi di sentimenti, riesci perfettamente a capire come sarebbe la tua esistenza in un mondo diverso. Quindi ti dico che, anche vivendo in una situazione infernale, dove non hai via di scampo, dove puoi contare solo su chi ami, devi avere paura del solo inferno che c’è dentro di te….altrimenti qualsiasi mostro o demone lo sconfiggi. Per te e soprattutto per le persone che ami.

Il bene ed il male un’eterna lotta oltre la vita, chi e cosa può sopravvivere oggi? Sopravvive soltanto quello a cui dai più mangiare, come dice un antico proverbio degli indiani d’America. Quello che nutri di più. Quello che dentro di te ha più spazio. Io voglio il bene, il bene sempre. Per me, quelli che amo e tutti quelli che ci circondano. Voglio che sopravviva il bene.

Della tua precedente fatica, un cuore in gabbia, si libererà un’altra storia? È stato un esperimento di sceneggiatura. Io amo le sceneggiature, ne ho un’altra commissionata e devo pure finirla in fretta (ride). Ci ho pensato più volte a metterci mano per correggerla e rivederla, ma non lo faccio. Voglio lasciarla così, mi serve così… Sì hai ragione, può essere un’altra storia.

Pubblicare oggi un libro, che tipo di viaggio lo definiresti? È un ”viaggio” dici bene. E forse comincia proprio quando ti imbarchi sulla nave della ”pubblicazione”. Ti senti un po’ come ”responsabile” di un pensiero. É un viaggio attraverso le menti delle persone. Non devi turbarle ma solo attraversarle.

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