IL ROCK ROSE SARDO: IL GENERE CISTUS E’ PRESENTE IN SARDEGNA CON ALCUNE DELLE SUE 17 SPECIE


di Natascia Talloru

Rock rose è il nome inglese del cisto, che rappresenta una delle specie vegetali più incontrastate della macchia mediterranea. Appartiene alla famiglia delle Cistaceae la cui fioritura avviene tra il mese di aprile e giugno e con i suoi colori dal bianco al rosa acceso,  arricchisce gran parte del territorio sardo.La vita del cisto è di circa 24 ore ma si riproduce costantemente, prediligendo terreni soleggiati dove crescono formando macchie di colore talmente diffuse da essere considerato infestante. Queste piante si caratterizzano per la presenza di olio essenziale: la frazione aromatica del cisto sembra contenere diverse resine e sostante quali monoterpeni, esteri, fenoli, acidi, lattoni e sembra presentare proprietà antinfettive, antivirali, antibatteriche, antiemorragiche, cicatrizzanti e neurotoniche. Dalle sommità fiorite, dalle foglie e dai rami di Cistus Incanus L. (C. Villosus) e del Cistus Ladaniferus L. fuoriesce un’oleogommoresina conosciuta come labdano o  ladanum usata in profumeria come fissatore.  Al labdano, utilizzato già dagli egiziani nella tecnica dell’imbalsamazione, erano riconosciute proprietà balsamiche, espettoranti, emmenagoghe.  Esternamente era impiegato sotto forma di impiastri e cerotti stimolanti. Lo stesso utilizzo si riscontra ai tempi di Dioscoride (Anazarbe, 40 – 90 circa) e nella medicina popolare come miscela di olio, resina, gomma e cera, dal sapore particolarmente amaro e poco gradevole. 

IN SARDEGNA Il genere Cistus è presente in Sardegna con alcune delle sue 17 specie. La caratteristica di questi arbusti sempreverdi è quella di crescere in massa su vaste estensioni; l’alto contenuto in olio essenziale oltre a renderli poco appetibili per il pascolo, fa sì che siano facilmente aggredibili dagli incendi conquistando il terreno bruciato, grazie anche alla termoresistenza dei loro semi. Le foglie del C. monspeliensis L. erano impiegate per la loro azione analgesica nelle contusioni e per detergere e purificare le ferite e favorirne la cicatrizzazione : a questo scopo si usavano le foglie macerateo cotte oppure ridotte in poltiglia e applicate localmente. Il decotto delle parti aeree serviva per i risciacqui della bocca per il trattamento dei dolori dentali. Sempre alla varietà monspeliensis (resinosa) erano attribuite proprietà antiparassitarie: per questo venivano appese al soffitto fronde della pianta bagnate con acqua zuccherata. In caso di orticaria anche alimentare, venivano effettuate delle fumigazioni sulle parti interessate con cisto e lentischio.

NOTE DI POESIA “O primavera di Barbagia, io torno/ Alle tue tanche, tra il fiorir del cisto/ E del prunalbo. Come dolce e tristo/ E’ il tuo sorriso sotto il ciel piovono” .  (S. Satta, 1910)

“La mia terra è qui dove il maestrale/ caccia l’alito triste del mare / tra le macchie di cisto e di lentischio/ Sui fichidindia geme/ un cielo irto di spine. / Il vento del Limbara si contorce/ impiccato alle querce / ferite dalla scure. / Il girasole succhia avido il sole. / I campani delle capre / piangono fra i graniti. /Urlano i bianchi cani dei pastori”. (F. Masala, 1955, Lamento del pastore di Gallura)

* Focus Sardegna

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