"LOST CITIZENS" E’ FINALISTA A “VISIONI SARDE 2015”: INTERVISTA A CARLA E SEBASTIANA ETZO


di Bruno Culeddu

LOST CITIZENS di Sebastiana e Carla Etzo è stato selezionato per concorrere al premio “Visioni Sarde” edizione 2015. Il film affronta la profonda crisi del lavoro che ha colpito il Sulcis Iglesiente. I sogni industriali riposti su uno degli angoli più belli della Sardegna sono svaniti ed è subentrata una drammatica crisi economica e sociale. La perdita e precarietà del lavoro, così come il massiccio ricorso alla cassa integrazione, sono raccontati attraverso dirette testimonianze di padri e di figli accumunati da un dramma che ha scardinato il patto generazionale. Senza certezze sul loro futuro, entrambi faticano a trovare una dimensione di lavoro e di vita dignitosa ed equilibrata. Di fronte ad una politica miope ed inadeguata, le lotte proletarie e le proteste in piazza sembrano l’unico mezzo per far sentire la propria voce e far valere i propri diritti. Per le due sorelle sorgonesi “Lost Citizens” è il primo film – documentario. L’opera ha ricevuto la menzione d’onore al festival indipendente californiano “SaMo Indie” (il festival del cinema indipendente di Santa Monica), è stato tra i film in concorso al Viewster Online Film Festival e al Foggia Film Festival, e ora è in finale a “Visioni Sarde”.

Sebastiana è un’africanista e una sociologa di formazione. Vive a Londra e lavora principalmente come ricercatrice freelance nel settore dello sviluppo internazionale. Ha studiato a fondo i problemi di disuguaglianza, i diritti socio-economici e i movimenti sociali in Africa sub-sahariana.

Carla è una giornalista professionista. Vive a Cagliari, ha collaborato con il principale quotidiano locale “L’Unione Sarda” e con varie testate nazionali come “Repubblica Salute”. Al momento cura la comunicazione per un progetto europeo di implementazione dei servizi per l’impiego della provincia del Medio Campidano.

Abbiamo rivolto a Sebastiana e Carla alcune domande ringraziandole entrambe per la cortesissima disponibilità: come nasce l’idea di realizzare ” Lost Citizens “? Il film nasce da un’idea di Sebastiana Etzo che osservando le lotte operaie particolarmente drammatiche nel Sulcis Iglesiente ha voluto raccontarle, inserendole nel contesto della crisi globale che travolgeva generazioni di lavoratori in tutto il mondo. Lost Citizens risponde al desiderio di approfondire quello che accade in quel territorio con la convinzione che gli aspetti locali non siano sufficienti a spiegare un fenomeno che mette in gioco da un lato il ruolo delle multinazionali nel processo di deindustrializzazione sardo dall’altro la realtà quotidiana di migliaia di persone e famiglie brutalmente tagliate fuori dal mercato del lavoro. Da qui la decisione di intervistare padri e figli, metterli a confronto per capire come la crisi ha influito sul patto tra generazioni. Carla e Vincenzo avevano già coperto con i loro lavoro alcune delle proteste e hanno accettato di lavorare assieme per sviluppare questa idea.

“Lost Citizens”, cittadini smarriti, perchè avete scelto il titolo in inglese? La perdita a cui fa riferimento il termine “lost”, è soprattutto una perdita di diritti, quello al lavoro prima di tutto. Negato il lavoro si compromettono, a catena, tutti gli altri diritti (economici e sociali) come quello dell’esercizio pieno e libero di cittadinanza. La scelta di dare un nome inglese al documentario risponde all’esigenza di non relegare la storia della crisi del Sulcis al livello locale ma di proporla come emblematica rispetto ad altre storie analoghe che potrebbero svolgersi in Italia e in altre parti del mondo.

Avete fruito di finanziamenti pubblici? Nessuna richiesta di finanziamento pubblico. Abbiamo deciso di finanziare il film attraverso una campagna di crowdfunding, proponendo il progetto su una piattaforma online (Sponsume) che si occupa di questo tipo di iniziative e chiedendo alle persone interessate di contribuire alla realizzazione del film anche con quote minime. Si tratta a nostro avviso di un modo molto democratico per realizzare dei progetti culturali.

Come è andata la campagna di crowdfunding? Grazie al crowdfunding siamo riusciti a finanziare la post produzione del film: ad esempio il suono curato da Marco Della Monica e da Marco Messina dei 99 Posse, proprio Marco Messina ha messo a disposizione gratuitamente tutti i brani originali presenti nella colonna sonora. Con i finanziamenti inoltre è stato possibile realizzare il progetto grafico di dvd e materiale promozionale (curato da Alice Marras, sarda trapiantata proprio a Bologna), Titoli di coda e DVD authoring (a cura di Nicola Di Mille). In altri termini la raccolta fondi ci ha permesso di coinvolgere interessanti figure professionali che hanno senza dubbio dato qualità al nostro

Come è stata l’esperienza di girare le proteste da dietro le quinte? Il nostro intento era porci come osservatori di quello che stava accadendo, stare in mezzo alle proteste ma senza essere invadenti, senza cercare di spettacolarizzare a tutti i costi fatti già di per sé drammatici. Non è stato facile perché anche noi siamo precari e il coinvolgimento emotivo in certi momenti era davvero forte. Abbiamo seguito diverse manifestazioni e questo ci ha permesso di conoscere meglio alcuni dei protagonisti delle lotte, di capire anche le differenze che ci sono all’interno delle diverse vertenze ma anche le diverse visioni e sensibilità che animano le lotte proteste

Avete incontrato difficoltà nelle riprese? Nessuna particolare difficoltà a parte il momento delle cariche delle forze dell’ordine durante la visita dei ministri del governo Monti (Corrado Passera e Fabrizio Barca) alla grande Miniera di Serbariu (nell’ottobre del 2012). Inoltre le persone intervistate sono state sempre molto disponibili e questo ha rappresentato per noi un grande aiuto.

Ringraziamenti da fare? Tutti coloro che hanno finanziato il film attraverso il corwdfunfing, e poi Marco Messina per le musiche originali e per l’ottimo lavoro sul suono realizzato con Marco della Monica, Alice Marras e Nicola di Mille, tutte le persone che hanno permesso le diverse proiezioni del film in Sardegna e fuori e infine ma non ultimi, i protagonisti del documentario Antonello e Alessandro Pirotto; Silvestro e Gian Marco Mocci; Carlo e Michela Martinelli con Enea Concu; Enzo e Tiziana Pisu; Lilli Pruna.

Come sarà diffuso il film in Italia? L’idea è sempre stata quella di puntare a una distribuzione dal basso, sia in Italia che all’estero (il film è anche sottotitolato in Inglese). Lost Citizens esce con la licenza di Creative Commons che permette la libera distribuzione e utilizzo dell’opera a fini non commerciali. Finora abbiamo organizzato proiezioni in Sardegna, accompagnate da dibattiti sui temi affrontati, e stiamo mandando il film a diversi festival. Insomma, ci siamo mossi attraverso i nostri contatti e con l’interesse a mantenere vivo il dibattito su una situazione che rimane irrisolta e sulle lotte – come quella dei lavoratori Alcoa – che continuano, anche se i riflettori sono spenti. Quindi continueremo a mandare il film a gruppi, associazioni, centri sociali, scuole e festival, ma stiamo anche lavorando per renderlo presto accessibile online.

Sebastiana è trapiantata a Londra: che legame conserva con la Sardegna? Come per tutti i sardi, il legame con la Sardegna è fortissimo: si parte, ma non si smette mai di pensare al giorno in cui si farà ritorno. Se esiste un “mal d’Africa”, allora esiste anche un “mal di Sardegna”, una nostalgia che ci rende malinconici e irrequieti. Sicuramente fare questo film, in quel momento, ha rappresentato anche un modo per rafforzare questo legame, per affermare un’appartenenza, per unirsi alle lotte.

Progetti in corso? Per adesso vorremmo chiudere il ciclo di Lost Citizens: finalizzare i DVD e pensare in maniera più strutturata alla distribuzione. Ci piacerebbe creare una piattaforma online in cui continuare a dibattere su questi temi e a raccontare le crisi della Sardegna e non solo, attraverso progetti (video, produzioni multimediali) che coinvolgano più persone.

Tornerete a lavorare insieme? Perché no? E’ stata nel complesso una collaborazione positiva che ci ha permesso di mettere assieme diverse competenze ed esperienze. 

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