LA FUMETTISTA SARDA COL DISEGNO NELL’ANIMA: STEFANIA COSTA, LA PREDESTINATA

Stefania Costa

di Federica Ginesu *

Una passione che nessun ostacolo può fermare. Più forte di ogni cosa. Inseguita a perdifiato, con dedizione e creatività istintuale. È L’arte del fumetto che scorre nelle vene per la disegnatrice e fumettista sarda Stefania Costa, erede di una tradizione che, sin dagli anni ’30, ha sempre visto la Sardegna eccellere.
Il fumetto è la sua vita «il modo perfetto per esprimermi sin da quando ero bambina. Prendevo la matita e un foglio – racconta Stefania – e copiavo dai cartoni animati e dai giornaletti». 
Una passione incontenibile che viene notata anche a scuola, dalle maestre che la incoraggiano. Stefania Costa, nata guarda caso, lo stesso giorno, della grande illustratrice Edina Altara, il 9 luglio, ha il segno del tratto nell’anima, molto più di una semplice inclinazione: un vero e proprio talento. Vorrebbe fare il liceo artistico, ma i genitori non approvano e la spingono a frequentare il liceo classico Dettori.  «A posteriori – racconta Stefania – è stata la scelta migliore. Il patrimonio culturale che mi ha dato quel tipo di istruzione è ineguagliabile. Il mio mestiere viene sottovalutato, ma chi racconta deve avere una cultura base molto ampia che è essenziale per l’ispirazione».
Subito dopo la maturità vince una borsa di studio allo Ied e si diploma in stilismo. «Avrei voluto fare grafica, ma l’unica borsa di studio era quella. Pur di studiare disegno, ho afferrato l’opportunità e mi sono immersa nel mondo delle stoffe e dei tessuti, ma la mia passione mi portava sempre lì, con la matita in mano, a disegnare per ore e ore». Sebbene sia arrivata seconda al concorso nazionale per giovani designers di moda, Linea Pelle, sa che quella non è la sua strada: «Io volevo raccontare storie, disegnare altro».
L’incontro con Bepi Vigna, direttore della Scuola del fumetto di Cagliari, cambia la sua vita: frequenta il corso al Centro del fumetto e realizza il suo sogno. Grazie a coraggio e determinazione diventa illustratrice, disegnatrice di professione. Le prime copertine e le prime illustrazioni con “Le frazioni del moro” (Condaghes 1998), “Il popolo delle leggende”(Condaghes 2000), “Come un fumetto giapponese”(Giunti 2000), poi l’insegnamento alla Scuola del fumetto e il sodalizio artistico col Festival Internazionale del fumetto Nues.
«Sono una privilegiata, perché faccio quello che mi piace» ammette «anche se il lavoro della fumettista non è facile, come alcune persone pensano». Il fumetto è un genere letterario che non si può improvvisare. Dietro c’è un lavoro duro e impegnativo: prima bisogna scrivere la sceneggiatura, la trama con i dialoghi, poi si può cominciare a disegnare e i tempi sono abbastanza lunghi. «È difficile, devi proprio scegliere di fare questo lavoro, perché lo ami veramente. Non ti dà nessuna sicurezza, perché le case editrici sono poche». Quando però si riesce a pubblicare la soddisfazione è infinita. L’amore per il disegno è incondizionato, fortissimo, irrinunciabile, scorre dentro di lei. Mentre spiega, sorride con gli occhi che scintillano di passione. Il lavoro è quasi totalmente artigianale: «Lavoro ancora a mano, mi rilassa colorare». Le tavole vengono poi scannerizzate e abbellite nei dettagli con dei programmi speciali che aiutano a perfezionare l’opera senza contaminarla. «Sono sempre me stessa, anche quando il lavoro è su commissione, non mi snaturo mai. Cerco sempre di fare qualcosa di non banale, mai superficiale ma ricca di significato, il mio intento è stimolare il lettore, sorprenderlo, farlo appassionare».
Nelle pagine dell’ultima pubblicazione, il mini racconto “Dark Cindy” del progetto Linee di Sangue, che viene distribuito gratis in questi giorni dal Bibliobus che attraversa Cagliari, il tratto della Costa segna i disegni in bianco e nero da fiaba moderna per raccontare la storia di una Cerentola vampira in cerca di vendetta. 
Le grandi maestre sono le giapponesi Riyoko Ikeda, autrice di Lady Oscar o la Yumiko Hiragashi di Candy Candy e Georgie, autrici complete che scrivono e disegnano. La preferita, però, è Rumiko Takashi , la regina dei Manga, creatrice di Lamù e Ramna ½, autrice capace di appassionare ragazzi e ragazze. E pensare che «in Giappone – svela la Costa – fino al secondo dopo guerra i fumettisti erano tutti uomini. Le donne hanno faticato e non poco ad affermarsi». Ora la situazione è migliorata, anche se l’illustrazione rimane un ambiente dove i maschi sono in maggioranza e le donne ancora troppo poche. «Fatichiamo e a volte rinunciamo a realizzarci, ci sono pregiudizi e discriminazioni duri a morire, ma noi donne siamo più forti di tutto».
Come Éowyn, la Dama di Rohan de “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, il suo libro preferito, donna coraggiosa e guerriera che vuole combattere, «non voglio rimanere chiusa dietro le sbarre finché il tempo e l’età ne avranno fatto un’abitudine, e ogni possibilità di compiere grandi azioni sarà per sempre scomparsa». Le donne non aspettano, sanno che se vogliono, possono.
Stefania Costa ha preso in mano la sua vita, con volontà e convinzione ha liberato il desiderio di dimostrare il proprio valore servendosi del fumetto per esprimere tutto. Dal racconto della storia della sua terra, la Sardegna, alla lotta contro la violenza sulle donne, alle leggende dove il fantasy diventa metafora di realtà, un mondo dove è facile riconoscersi.
E mentre lavora alle illustrazioni sull’opera teatrale Maria di Eltili, racconto mitico che ha come protagonista una donna sarda, che verrà messa in scena a fine novembre, Stefania Costa svela qual è il suo lavoro più bello: «il prossimo, quello che devo ancora fare».
*La Donna Sarda

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