PER LA RINASCITA DEI CIRCOLI SARDI, LETTERA APERTA AL MONDO DELL’EMIGRAZIONE SARDA ORGANIZZATA: E’ IL MOMENTO DEL SOSTEGNO, NON DELLA DIVISIONE O DELL’IGNAVIA

l'autrice dell'articolo nella foto di Giuseppe Rocca

di Mariella Cortès

Circoli dei sardi come risorsa. Circoli dei sardi come veicolo per la promozione culturale e territoriale. Circoli sardi come sinonimo di identità. Circoli come ambasciatori della Sardegna all’estero.

Di definizioni sul mondo dei circoli sardi, sciorinate dalla classe politica di questa o quella fazione ne abbiamo sentite tante. Di innovazioni e azioni effettive per andare realmente a valorizzare questa immensa risorsa, invece, ve ne sono state poche.

Non è la prima volta che esprimo tale mio pensiero né la prima volta che parlo in tali termini dell’e associazioni sarde per le quali nutro un incondizionato sentimento di stima e ammirazione. 

Personalmente, sono entrata in contatto con il mondo dell’emigrazione organizzata nel 2009 quando sono stati proprio i circoli dei sardi ad accogliere “Le strade del tempo”, un progetto di promozione culturale e storica della Sardegna. Ricordo che, in occasione della prima conferenza, tenutasi nel circolo di Ginevra, l’affluenza era stata tale da lasciare diverse persone in piedi le quali, oltre a seguire con grande attenzione la relazione, animarono due ore (e sottolineo, due ore) di dibattito sulla civiltà nuragica. Quello che vidi scardinò quanto sentì, da varie campane, prima di conoscere il mondo dell’emigrazione. In tanti me ne avevano parlato unicamente come “ gruppi di nostalgici organizzati”, di quelli che “vogliono solo balli sardi e musica folk” e che “organizzano e partecipano agli eventi solo se dopo c’è la cena o il pranzo”.

No, il mondo dell’emigrazione non è questo. Il mondo dell’emigrazione è cultura e insegnamento. È un mondo di curiosità che, pur a distanza non ha voluto dire addio alla conoscenza delle proprie radici, un mondo che lotta per la sopravvivenza, un mondo dove presidenti e soldi investono e utilizzano le proprie risorse economiche per avviare attività.

E non è solo il mal di Sardegna, a muoverli. No. È un senso forte, fortissimo di identità che probabilmente non è tanto radicato nei sardi di Sardegna che, spesso, non conoscono nemmeno le bellezze che stanno dietro la propria casa. Su disterru è un curioso stato d’animo: lontani ma sempre uniti al suolo natio. È il sentimento che fa sì che ci si ritrovi a distanza, che ci si emozioni vedendo fuori dai confini isolani una bandiera dei quattro mori. 

Su disterru è il sentimento che ha permesso a circoli dei sardi, pur senza più fondi e risorse, di proseguire con le loro attività, di non far morire il circolo.

 Ma, purtroppo, in questi anni , ho visto anche io i circoli chiudere. Gli stessi dove sono stata accolta, insieme a Francesco Ledda con il quale condividiamo il progetto “Le strade del tempo” , per parlare di Sardegna in tutte le su sfaccettature storiche, dalla Preistoria al Cinquecento sino a quella protagonista dell’Unità d’Italia. Tutte iniziative che sono state avviate grazie all’impegno delle associazioni sarde che hanno deciso di inserire il progetto all’interno dei programma annuale prevedendo le relative voci di spesa. Dopo ogni viaggio, riflettevo su quanto sentivo nei circoli. Pensavo alle storie degli emigrati, spesso talmente avvincenti da sembrano narrazioni cinematografiche, a quelle sul circolo e sui suoi soci e presidenti e, spessissimo, alle difficoltà che le associazioni si ritrovavano ad affrontare. Ci pensavo soprattutto riflettendo sulle reti di rapporti che i circoli sono riusciti ad intessere sul territorio di emigrazione e alle potenzialità economiche e culturali che si potrebbero sviluppare. Al contempo, mi chiedevo perché non fosse mai stato avviato un piano strategico che “utilizzasse” la presenza dei circoli sardi per politiche di marketing turistico-territoriale. Forse, semplice più a farsi che a dirsi. Ma, forse, va prima scardinata quella convinzione della quale parlavo all’inizio: circoli sardi unicamente come gruppi di nostalgici che si radunano solo per cene e brindisi. Intanto, cambiamo mentalità. Poi, diamo sostegno a queste associazioni. Parliamone, come fa da anni Tottus in Pari unendo le due “Sardegne”. Raccontiamole senza preconcetti e rendiamo note le potenzialità che potrebbero avere. Ripensiamoci, soprattutto in questi ultimi tempi dove sono ripartiti, in maniera esponenziale, gli esodi migratori. Ripensiamo all’eredità lasciata dai tanti sardi che, pur in mezzo a mille difficoltà dovute al lavoro, all’integrazione hanno trovato la forza e l’orgoglio di associarsi dando vita a punti di riferimento non solo per i nuovi emigrati ma anche per tutto un mondo culturale che ha potuto esprimersi e oltrepassare i confini isolani grazie ai circoli.

Io sono tra questi e, con un libro che spero di dare a breve alle stampe e tante conferenze organizzate presso i circoli, non posso che ringraziare queste realtà e offrire tutto il mio sostegno affinchè, nonostante i tagli da parte della Regione e un diffuso atteggiamento di ignavia, il mondo dell’emigrazione sarda organizzata continui ad esistere, rivoluzionandosi, evolvendosi come è stato negli anni e continua ad essere e prosegua l’opera di promozione territoriale, turistico, culturale ed economico dell’Isola nel “continente” e all’estero.

Il punto è questo: cosa si potrebbe effettivamente fare? Quali strategie attuare?

Certa è la necessità di apportare delle rivoluzioni nel modo di intendere le associazioni dei sardi all’estero. In tempi di vacche magre era quasi prevedibile che sarebbero stati tagliati i fondi ai circoli (ahimè). Quello che si potrebbe fare è, piuttosto che concentrare la strategia unicamente sull’erogazione di fondi, valutare in maniera congiunta (rappresentanti mondo emigrazioni, pubblica amministrazione ed esperti) la presenza del mondo dell’emigrazione all’interno di una strategia di promozione più ampia che preveda, tra le diverse attività il ruolo dei circoli. Diversamente si rischia di stare sempre nel “recinto” senza potersi interfacciare all’interno di una sola strategia di azione. E’ attraverso strategie di questo tipo che, in primis, si valutano i programmi portati avanti dai circoli e, in secondo luogo, trattandosi di iniziative situate all’interno di piani strategici, se ne può dare pieno riscontro da un punto di vista mediatico e dei risultati raggiunti. Si tratta di una possibile proposta e sarebbe auspicabile, che il dibattito su futuro e possibilità delle associazioni sarde all’estero ora più che mai sia alimentato da più parti.

Purtroppo, come è accaduto anche in altri casi, quando le cose non vanno più per il meglio, si tende a scomparire e mettersi da parte, quasi per paura di venirne in qualche maniera inglobati. O, peggio, si tende a dividersi, a lasciarsi trascinare da invidie e malumori, a non voler ascoltare le altre campane senza dar spazio al dialogo. 

Invece è in tali occasioni che va levata alta la voce e va espresso un parere, manifestata una vicinanza e mettendo da parte invidie, critiche e polemiche sterili facendo prevalere, piuttosto, lo spirito di iniziativa e di sostegno. Così si cresce, insieme, non dividendosi. 

22 risposte a “PER LA RINASCITA DEI CIRCOLI SARDI, LETTERA APERTA AL MONDO DELL’EMIGRAZIONE SARDA ORGANIZZATA: E’ IL MOMENTO DEL SOSTEGNO, NON DELLA DIVISIONE O DELL’IGNAVIA”

  1. Cara Mariella, tu che sei stata ospitata da molte associazioni hai potuto descrivere nel modo migliore il ruolo che svolgiamo. Purtroppo c’è chi si è fermato a quello che sentivi tu prima di conoscerci. Ma tu non ti sei fermata al “ho sentito dire”, hai esplorato il nostro mondo e ti sei fatta un’idea chiara e precisa e ti ringrazio per il sostegno. Un caro saluto e, spero, a presto.

  2. Grazie a Mariella Cortes per esser arrivata dove nessun altro in Sardegna ha pensato di arrivare: con le associazioni degli emigrati sardi con l’acqua alla gola e a rischio chiusura visto i tagli delle risorse regionali,
    dalla Sardegna NON E’ GIUNTA UNA PAROLA A SOSTEGNO né da artisti che ripetutamente in questi anni hanno calcato i palchi di mezza Europa su invito dei circoli (che hanno pagato lauti cachet)
    e soprattutto da intellettuali e giornalisti che hanno presenziato, magari proposto i loro libri fuori dall’isola anche con conferenze decorosamente remunerate.

  3. Vi e’ da aggiungere anche l’impegno dei circoli per una diffusa pubblicita’ locale prima dell’iniziative e dopo , con articoli che evidenziassero la riuscita ed il prestigio qualitativo degli intervenuti. Ma la cosa migliore e che gli ospiti invitati alle iniziative siano loro ad attivarsi in Sardegna con articoli che loro stessi parlassero degli eventi vissuti, questo sarebbe un ulteriore contributo per far conoscere al popolo Sardo il grande valore dell’impegno dei Circoli a diffondere la cultura Sarda e non solo .

  4. In realtà non sono stati nemmeno mobilitati, nemmeno sanno. Alla riunione del 25 porro’ certamente la questione alla Presidente nazionale. Intanto è stata convocata la consulta per l’emigrazione in Regione. C’è da dire che in questa situazione economica, con i tagli che hanno investito tutti gli enti culturali sardi, una forzatura esasperata sui circoli non sarebbe ben vista nemmeno dagli stessi sardi che vivono oggi una situazione drammatica dal punto di vista dell’occupazione e dello sviluppo.

  5. Caro Massimiliano, voi siete stati uno dei pochi circoli democratici…e con uno sguardo ampio rivolto realmente verso al cultura sarda in tutte le sue forme…Molto spesso i circoli sono stati luoghi che hanno sostenuto solo amici di amici di amici…e per questo si sono poco radicati nel sentire comune…ed in un momento di crisi ognuno tende a chiudersi e a difendere l’orticello…Molti di quelli che ora non urlano contro il vostro rischio chiusura hanno già cambiato bandiera…e hanno trovato altre fonti da succhiare…e via…

  6. Il mondo gira così…opportunismo? i tempi son cambiati, occorre sopravvivere con mezzi propri. io al tema una vignetta l’avevo dedicata riguardo ai tagli… un caro saluto a tutti quelli che hanno a cuore la vita dei Circoli Sardi nel mondo.

  7. il circolo “Deu Seu Sardu” di Terni si è sempre dovuto arrangiare da solo, nessuno aiuto mai dalla Regione Sardegna! Abbiamo dovuto rinunciare alla sede per le troppe spese che dovevamo sostenere. Le nostre iniziative culturali si svolgono presso la Bibliomediateca Comunale o in qualche altra sede, come scuole o librerie. Ovviamente nessun invito a persone note a pagamento! La FASI non ci ha mai voluto prendere fra i suoi membri, nonostante le numerose iniziative culturali sostenute con le nostre sole forze. Ci hanno fatto sapere ogni volta che ci vogliono diversi anni di attività prima di essere accolti! Ma cominciamo a pensare che sia una scusa bella e buona! Infatti abbiamo quasi la certezza che alla FASI non interessa che si facciano presentazioni di libri o conferenze su personaggi noti sardi o proiezioni di film, documentari o cortometraggi su argomenti di Sardegna. Insomma che ci si dedichi alla cultura alla letteratura, all’Arte di Sardegna… Per loro evidentemente le attività dei Circoli Sardi devono vertere su festeggiamenti, promozione di prodotti o inviti a personaggi noti che diano prova delle proprie abilità a pagamento nella città del circolo. Noi non abbiamo le risorse per ciò. Quindi continuiamo con le nostre iniziative esclusivamente culturali. Poche, ma buone. Finchè ne avremo modo!

  8. Se mi è permesso sarei più propenso a dare una mano a quelle associazioni o circoli riconosciute o meno dalla regione Sardegna in modo meritocratico….. ovvero quelle che hanno creato eventi tali da mettere in luce l’entità Sardegna e tutto ciò che ruota intorno a essa. Conosco diversi circoli che hanno fatto cose interessanti vedi Biella, Verona, Terni, ma anche associazioni che hanno tirato orgoglio e qualcos’altro dalle proprie tasche perché credevano e credono ancora in un “progetto Sardegna”. Vorrei da parte vostra emigrati sardi una vostra opinione in merito ma penso possiate condividere pienamente.

  9. Ho molto apprezzato l’articolo di Mariella Cortès (con il tuo commento) e anche quello di Salvatore Cubeddu.
    Tottus in pari si sta imponendo sempre di più come la voce di tutti sardi: simo un’unico popolo. Complimenti e continua così.
    Un forte abraccio

  10. Ciao Mariella, complimenti per quanto hai scritto a favore dei circoli sardi nel mondo sui quali pesa il taglio della ghigliottina, ti ringrazio d’aver preso la loro difesa, chi nei circoli vede solo CENE, è un mal pensante.

  11. Più che governati direi siamo “sgovernati” da una banda di chiaccherini che ci contano una marea di balle, si smentiscono da un giorno all’altro con una disinvoltura ed una faccia tosta incredibile e che ci vengono ancora a dire che dobbiamo perseguire il Fisval Compact manco fosse il sacro Graal

  12. Capisco l’intento di colpire tanti “artisti” indifferenti, ma mi sento ingiustamente coinvolto perchè nel caso personale io e mia moglie daniela ( come Duo Marimba a contatto da oltre 20 anni con oltre 70 Circoli econ oltre 200 manifestazioni all’attivo) abbiamo più volte sostenuto con lettere, articoli e altre prese di posizione, la necessità di combattere l’abbandono di una realtà utilissima all’immagine e all’economia sarda qual’e’ quella dei Circoli. Mi rendo conto che voci di Artisti più autorevoli sarebbero forse più efficaci, ma vorrei avere almeno essere distinto dalla massa.

  13. Ciao Mariella, tu che conosci benissimo il mondo dell’emigrazione non poteva mancare la tua importante testimonianza.Un caro saluto dalla tua amatissima Lucerna Antonio e Yvonne.

  14. Alla simpatica Mariella Cortes, grazie per le parole in favore dei Circoli
    Sardi nel mondo. Una grande risorsa che dev’essere valorizzata e sostenuta da tutti i nostri politici.
    Un caro saluto dall’Olanda.
    Mario Agus

  15. CONDIVIDO L’ANALISI E MOLTI COMMENTI, MA CREDO CHE IL DISINTERESSE GENERALE, VERSO IL MONDO DEI 700 MILA EMIGRATI SARDI,CONSIDERATI COME FIGLI DI UN DIO MINORE, O I CIRCOLI SARDI COME DELLE RISERVE INDIANE, ABBIANO CONTRIBUITO A FARE MORIRE LA SPINTA PROPULSIVA DELL AMORE PER LA SARDEGNA.LA CRISI SOCIALE CE SIA IN SARDEGNA CHE IN CONTINENTE E NONOSTANTE CI SIA UN FORTISSIMO INCREMENTO DEGLI ISCRITTI, DOVE LA MAGGIOR PARTE SÌ ISCRIVE, PER AVETE LO SCONTO SULLA NAVE, POI FAI FATICA A FARE IL DIRETTIVO E LE ASSEMBLEEE SONO QUASI VUOTE. I CIRCOLI CHE DEVONO PAGARE L’AFFITTO E LE SPESE DELLA SEDE, RISCHIANO LA CHIUSURA. O SI TROVANO NUOVI MODI DI AGGREGAZIONE, COME IL CIRCOLO ON LINE E LA RETE, E IL LAVORO E I CONTATTI DA CASA CON IL COMPUTER, E I CONTATTI CON LA REGIONE SI RIPRISTINANO COME PRIMA, MAGARI DANDO IL VOTO REGIONALE, ANCHE A TUTTI GLI EMIGRATI, SARDI, IN MODO DA AVERE DEI RAPPRESENTANTI IN REGIONE SARDEGNA,O INESORABILMENTE ANDRA A SCOMPARIRE, IL MONDO DELL EMIGRAZIONE ORGANIZZATO, AL PARI DELLE LINGUE LOCALI, DEI SAPORI E DEL FOLKLORE.

  16. e dire che circa una decina d’anni fa, quando feci questi stessi discorsi di Mariella Cortes, …..la Regione stava pensando di acquistare le sedi dei Circoli…. servivano per lavorare nel sociale (magari fosse vero! sarebbero di grande utilità sopratutto oggi) mentre il patrimonio culturale sardo aspetta……

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