CAGLIARI CAPITALE EUROPEA DELL’IPOCRISIA: LA SCONFITTA CAUSATA DALL’ASSENZA DI DIBATTITO SERIO SULL’AMMINISTRAZIONE ZEDDA


di Vito Biolchini

Se Cagliari fosse stata proclamata capitale europea della cultura, il sindaco Zedda e i suoi sostenitori avrebbero certamente affermato che era stata premiata la politica culturale portata avanti dall’amministrazione di centrosinistra in questi ultimi anni. Cagliari però non ha vinto; tuttavia Zedda e i suoi sostenitori affermano ugualmente che la politica culturale dell’amministrazione sta dando i suoi frutti e che tutto va bene.

Io comprendo che tra le innate tendenze del potere politico ci sia quella di provare ad avere sempre ragione, benché l’essenza del sistema democratico consista proprio nell’esistenza e nell’azione di un sistema di contrappesi, nelle istituzioni e nella società, con l’obiettivo di limitare la naturale tendenza del potere di ritenere di essere sempre nel giusto e di imporre questa sua convinzione a tutti.

Perché la politica tende sempre ad autoassolversi, a trovare sempre una giustificazione per le proprie mancanze o i propri umanissimi limiti.

Sotto questo aspetto, il primo naturale contrappeso al potere della politica è il giornalismo. Nel caso della candidatura di Cagliari, l’amministrazione Zedda ha stretto una media partnership (alla luce del sole) con il gruppo Unione Sarda. E il quotidiano è stato l’unico in Italia (l’unico) ad avere scritto con grande enfasi che il progetto presentato dalla nostra città aveva sfiorato la vittoria finale (addirittura raccogliendo sei voti contro i sette della vincitrice Matera!), e questo dopo avere esaltato i clamorosi risultati dei sondaggi on line (evidentemente poco credibili) comparsi su alcune testate specialistiche e che vedevano Cagliari straordinariamente avanti rispetto alle concorrenti.

Del dibattito che si è scatenato dopo l’esito della contesa, mi ha stupito (ma non troppo) la solita chiusura a riccio dell’amministrazione e dei suoi sostenitori, incapaci come sempre di reggere ogni critica, da quella più articolata e sensata a quella più superficiale. Non vincere ci stava, ma mentire spudoratamente sulle proporzioni e sui motivi della sconfitta no, questo è inaccettabile.

La vera sconfitta di Cagliari sta così tutta nell’assenza di un dibattito serio, adulto, spietato ma giusto, anche duro all’occorrenza, sulle politiche culturali in città e più un generale sull’azione dell’amministrazione Zedda. Un dibattito intellettualmente onesto capace di prendere il posto della retorica politica da quattro soldi che siamo costretti a sorbirci, fatto di trovatine, di frasi idiote e senza senso, di vili attacchi personali, di stupidaggini a chilometro zero che deprimono ogni confronto che vuole essere costruttivo.

Eppure la politica sa bene come stanno le cose; e infatti a microfoni spenti (come si suol dire), dopo una serie di usuali raccomandazioni che vanno dal più classico “resti fra noi” al più timoroso “mi raccomando non scrivere nulla”, assessori, consiglieri comunali, parlamentari, politici regionali e cittadini accettano di buon grado di confrontarsi senza remore con chi vi scrive (e non solo) sullo stato della politica cittadina, criticando spesso e volentieri il sindaco e la sua maggioranza (di cui evidentemente anche loro fanno parte) senza rinunciare però a contestualizzare i problemi e senza scadere nella più becera propaganda.

Un confronto interessante e senza infingimenti, ad armi pari e senza sotterfugi, conscio dei limiti ma anche dei successi di questa amministrazione comunale. Un confronto che però non diventa mai pubblico. Perché Cagliari è sì capitale europea, ma dell’ipocrisia.

Arriverà per il sindaco Zedda, per la sua giunta e per la maggioranza che lo sostiene, il momento della verità? Avranno mai il coraggio di uscire da questa continua condizione capricciosa e adolescenziale ed ascoltare senza paura il pensiero dei cagliaritani e dell’opinione pubblica? Riusciranno un giorno ad ammettere anche i limiti della loro azione amministrativa senza accampare scuse, senza pretendere di prendere per il naso i cittadini, fuorviati da organi di informazione sempre più spesso imbelli o, cosa ancor più grave, compiacenti? La smetteranno di drogare ogni dibattito con argomentazioni puerili e sterili, buone solo per finire sui giornali e tacitare strumentalmente gli oppositori politici, ma certamente inutili ai fini di una analisi seria, adulta che è l’unica strada attraverso cui passa giocoforza la crescita della comunità cittadina?

Temo che ormai a Cagliari questo momento della verità non arriverà più.

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Un commento

  1. Biolchini la butta sempre sul personale, ciò non toglie che Cagliari in questa occasione si è rivelata non all’altezza di una competizione così importante. Sicuramente la giunta Zedda ha le sue colpe ma non bisogna dimenticare che la cultura a Cagliari è in mano a pochissime persone e sono da anni sempre le stesse che non fanno nulla per lasciare spazio a nuove idee. E poi non si diventa Capitale della Cultura in pochi mesi e con scarse competenze in materia. Questo è!

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