L’ISOLA IN AFFANNO: RIFLESSIONE SULLA CRISI E NON SULLE SERVITU’ MILITARI

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di Maria Vittoria Dettoto

C’è chi si diverta nel cavalcare il tema delle servitù militari tanto in auge al momento nel dibattito che si è sviluppato in Sardegna. Vorrei se posso dire la mia. In Sardegna diciamo no a tutto: al metano. All’eolico. Al nucleare. All’arrivo degli investitori stranieri. Alle servitù militari, per le quali io sono peraltro a favore. Uno Stato ha bisogno di un Esercito. Efficiente ed addestrato. Le servitù portano soldi. Interessi. Abbiamo visto cosa è successo alla Maddalena, una volta che è stata chiusa la base militare statunitense. Nel frattempo in quest’isola moriamo di fame. Siamo arrivati ad essere la Regione più povera d’Italia. Grandi promesse nel corso delle passate campagne elettorali o delle passate visite di ministri e ministrini, presidenti e presi dentini: tutti a parlare dell’aumento dell’occupazione, della ripresa economica, del rilancio delle imprese. I fatti parlano da soli. Chiudono i grossi poli industriali sardi: da Ottanta a Portovesme. L’agricoltura è in ginocchio e non si capisce perché nessun politico affronti l’argomento, se non nel corso di sporadiche manifestazioni di campo, in favore dell’imprenditore agricolo al quale lo Stato ha messo all’asta le proprietà per via dei debiti non onorati verso Equitalia. La sanità è allo sfascio. L’istruzione e gli investimenti nella formazione pure: ma neanche di questo nessuno parla. D’altronde i vari governi ci hanno abituato che i primi tagli trasversali, vengono fatti in un’economia in crisi o addirittura in recessione come la nostra, proprio nei confronti di istruzione e sanità. Il sardo emigra in cerca di lavoro: un tempo in Italia, Germania, Francia. Oggi arriva persino in Australia, mentre al contempo apriamo le frontiere ad immigrati che snobbano le nostre strutture ricettive, mentre gli alluvionati di Olbia aspettano ancora di entrare nelle loro case perché lo Stato, la Regione o chi per loro, non ha provveduto a dare loro i fondi per l’emergenza nonostante sia trascorso quasi un anno. Mi domando se sia normale che in Sardegna si continui a parlare di servitù militari si o no, mentre c’è chi non riesce ad arrivare non a fine mese…ma neanche a metà mese. Purtroppo.. Rialzati Sardegna! 

6 risposte a “L’ISOLA IN AFFANNO: RIFLESSIONE SULLA CRISI E NON SULLE SERVITU’ MILITARI”

  1. Quoto il tuo pensiero e lo condivido…non credo che a Teulada o a Sant’Anna siano molto daccordo con la chiusura delle basi…e questi pseudo politici che pensano di ottenere consenso personale facendo dermagogia spicciola dovrebbero stare a Roma a fare il loro dovere o cercare di unirsi in qualche gruppo parlamentare perche,si sa , l’unione fa la forza, e smetterla di perdere tempo con battaglie inutili che non interessano che a quattro lecchini che hanno tempo da perdere………

  2. Lo sanno in tutto il mondo che l’ Isola è militarizzata da una vita e che l’ eolico in Sardegna ha preso il sopravvento ma a favore dell’ ENEL. Il metano dopo lunghi anni di promesse lo stiamo ancora aspettando. In Sardegna non si addestra il solo esercito italiano ma gli esercii di tutto il mondo. Ebbene siamo forse diventati la Regione o il Paese di Bengodi?

  3. il problema che abbiamo detto si a tutto(eolico-industria-nato ecc..ecc) rovinando in modo irreversibile il territorio senza ottenere nessun beneficio per il popolo sardo ma anzi morte e fame,Questa non è la sardegna che io voglio.sono marci da destra a sinistra è ora di smettarla di riflettere e agire.

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