IL MATTONE CRUDO “LADIRI”: DALLA POESIA DI SALVATORE QUASIMODO AL DOCUMENTARIO DEL REGISTA ANDREA MURA

al centro dell'immagine, Andrea Mura

di Cristoforo Puddu

Nei versi della lirica Sardegna di Salvatore Quasimodo – … nei nomi di memoria: Siliqua/ dai conci di terra cruda,/… – scritta  nell’isola negli anni in cui vi svolse l’attività di funzionario del Genio civile, tra il marzo del 1933 e la fine del 1934, si legge una “consacrazione” letteraria del làdiri sardo (mattone crudo: matone de terra crua impastada cun paza e intostadu a sole), conosciuto anche con le varianti linguistiche di làdaru, làdrini, làdriu, ladri. Il futuro Nobel in quei due anni di “esilio sardo”, conseguenti ad un allontanamento dalla penisola dopo aver intrapreso “una scandalosa liason amorosa” con la moglie di un noto direttore d’orchestra, coltiva la significativa “fraterna amicizia” con il poeta e giornalista di Sant’Antioco Giuseppe Susini e frequenta i letterati Montanaru (Antioco Casula), Salvatore Cambosu e Francesco Zedda. In seguito, a Milano, conoscerà anche Costantino Nivola, di cui fu testimone di nozze, e Aligi Sassu. Amicizie ed interesse per la Sardegna che perdurerà nel tempo, oltre le note poesie “Sardegna” e “Spiaggia a Sant’Antioco”.

Ora su làdiri, attraverso il documentario del regista sestese Andrea Mura, ha anche la legittimazione filmica con una intensa opera di 9’ che racconta la particolare e tradizionale tipologia abitativa delle case in terra cruda, diffuse e caratterizzanti diversi centri del sud della Sardegna. Ladiri di Andrea Mura – in concorso al Life After Oil (IX Sardinia Film Festival) di Martis, premio per film di tematica ambientale diretto da Massimiliano Mazzotta e presieduto da Stefania Divertito – ha conseguito il Premio Ammentos della Consulta giovanile di Martis, con la seguente motivazione: “Per l’argomento trattato, reale e concreto; per le immagini semplici, immediate e familiari e per la marcata ironia di alcune delle testimonianze degli intervistati, che sottolineano alcuni lati negativi della realtà che stiamo vivendo, ma che allo stesso tempo infondono anche una piccola speranza per il futuro.”

Del mattone di argilla cruda, ossia su làdiri – composto esclusivamente dal giusto dosaggio di argilla-paglia e risultati materiali fondamentali per realizzare un mattone consistente e resistente alle intemperie – si trovano importanti tracce lungo il Nilo, nell’area del bacino mediterraneo e nell’America centro-meridionale. Fonti storiche certe documentano l’utilizzazione del mattone crudo in strutture murarie, già nel 4000 a.C., da Egizi e Caldei. In terra sarda si ritiene importato dai Punici: tratti di muratura con làdiri sono ancora visibili nelle rovine dell’antica città di Nora. I mattoni impiegati nell’edificazione abitativa del sud della Sardegna, di varia pezzatura a seconda del “sestu” dello stampo della blocchiera artigianale in legno o ferro, venivano preparati principalmente nei mesi estivi per garantirne un essiccamento ottimale.

Secondo stime dell’ONU, che tiene sotto osservazione anche speculazione edilizia e cementificazione globale, la metà della popolazione mondiale abiterebbe ancora oggi in case di terra.

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