L’ASSESSORE CLAUDIA FIRINO A NEONELI ILLUSTRA LA LINEA DEL GOVERNATORE PIGLIARU: LINGUA SARDA, LA REGIONE SI MUOVE … MA PER STAR FERMA!

l’assessore Claudia Firino interviene a Neoneli. A seguire dalla sinistra Nicolò Migheli e Diego Corraine. Foto Lucida

di Vito Biolchini

E meno male che doveva essere solo un intervento di saluto! Sabato scorso a Neoneli, in occasione dell’incontro organizzato dal Csu (Coordinamento pro su Sardu Uftziale), l’assessore regionale alla Pubblica istruzione Claudia Firino, piacevolmente comparsa a sorpresa tra le dolci colline del Barigadu, ha rivelato finalmente la linea della giunta Pigliaru sulla lingua sarda! Primo: proroga di un anno del piano triennale appena scaduto. Secondo: nuova indagine sociolinguistica. Terzo: tentativo politico di far inserire la lingua sarda nel nuovo statuto. Vi sembra poco? Assolutamente no, ma la strategia complessiva mi pare chiara: la giunta prende tempo. Il che non è necessariamente negativo se sulla lingua sarda ci fosse comunque da parte di questo esecutivo e della maggioranza di centrosinistra e sovranista che lo sostiene un’idea di fondo chiara e condivisa. Che però non c’è. Quindi meglio prorogare il piano triennale appena scaduto e commissionare una nuova ricerca sociolinguistica (altri soldi alle università sarde…), in attesa della quale evidentemente sospendere ogni decisione cruciale. Infatti la domanda è sorta spontanea: ma lo standard che fine fa? Punto di forza di una linea di politica linguistica che ormai da lungo tempo la Regione sta portando avanti e che resiste al cambiamento delle giunte e delle maggioranze, verrà confermato e il suo uso rilanciato oppure no? Direttamente sollecitata su questo, l’assessore non ha preferito rispondere, rimandando il confronto a settembre, quando verrà verrà istituito un tavolo con tutti i soggetti in campo: “Nessuno sarà escluso”, ha detto la Firino. La risposta non è piaciuta al Csu che in un comunicato ha infatti dichiarato: “A pregonta particulare subra sa chistione LSC no at respostu pedende galu tempus. Su CSU giùigat positivas sas initziativas si non sunt ispiradas dae sa punna de balangiare tempus pro non fàghere nudda. CSU in fines giuigat insufitziente sa positzione de s’assessora in contu de limba standard”.

Ma nei suoi venti minuti di intervento l’assessore ha fatto capire anche altro. Primo: gli sportelli linguistici non saranno aboliti ma avranno nuove competenze, per diventare soprattutto i terminali territoriali della politica linguistica, in particolar modo nei rapporti con le scuole. Agli operatori degli sportelli verrà dedicato un incontro specifico a settembre. Secondo: c’è una sproporzione tra gli investimenti riguardanti la lingua sarda a favore del settore della comunicazione e a discapito della scuola. Terzo: detto questo, l’obiettivo è quello di creare due canali interamente in lingua sarda, uno televisivo e uno radiofonico. In linea di massima si tratta di idee interessanti, anche se non riesco a capire come possa coesistere la volontà di ridimensionare l’intervento nei media (nell’ultimo anno evidentemente sproporzionato per la decisione di Cappellacci di aiutare soprattutto Videolina) con l’idea di realizzare due canali tematici, i cui costi forse sfuggono ai nostri amministratori. Anche dal punto di vista politico, l’interessante (e sacrosanta) dichiarazione riguardante l’inserimento della tutela della lingua sarda nello statuto sembra però tesa a prendere tempo. La Regione ha già in mano tutti gli strumenti per definire e perseguire una propria politica linguistica e non si può certo aspettare il nuovo statuto (che non è certo il primo dei pensieri di questa giunta e della maggioranza che la sostiene, come ho più volte scritto recentemente) per fare ulteriori passi in avanti. Insomma, lo stallo politico è in atto e l’assessore Firino non ha certo tutte le responsabilità di questa situazione. Al di là delle parola di circostanza, il presidente Pigliaru non ha una particolare passione per il tema della lingua, anzi non lo ritiene strategico e soprattutto non crede che ci sia una correlazione tra l’alta dispersione scolastica che da lungo tempo caratterizza la nostra isola e il mancato insegnamento del sardo a scuola (tema caro a Roberto Bolognesi). Il Pd sulla lingua ha posizioni differenti ma non mi sembra che ci punti in maniera decisa; tra i sovranisti, se Irs e il Partito dei Sardi si limitano a dichiarazioni di principio (come la stragrande maggioranza delle sigle indipendentiste e sovraniste, peraltro), i Rossomori ritengono che la politica linguistica perseguita finora (soprattutto negli ultimi anni) sia stata non solo sbagliata ma addirittura inesistente. Davanti ad un quadro simile, come non capire il motivo per cui l’assessoreFirino provi a prendere tempo? Certo, poi c’è l’esasperata conflittualità che fa il gioco della cattiva politica. In cuor mio continuo a ritenere che, pur tra le legittime e sostanziali differenze, le posizioni di Giuseppe Corongiu, Diego Corraine, Roberto Bolognesi, Paolo Zedda, Amos Cardia, Alexandra Porcu, Alessandro Mongili, Oreste Pili e di tutti gli altri militanti della lingua, rientrino tutte in uno stesso identico schieramento che io vedo opposto a quello di chi, più o meno apertamente, non crede invece nella lingua sarda. È in un momento come questo, in cui l’amministrazione regionale cerca disperatamente di prendere tempo, che bisogna abbassare i toni trovare dei punti di sintesi che mettano la politica in un angolo. Se Pigliaru ha deciso di prendere tempo, il movimento linguistico deve utilizzare questo tempo per raggiungere il massimo della coesione possibile su pochi punti condivisi e qualificanti (magari da presentare già al tavolo con la Regione il mese prossimo), in maniera da impedire che le divisioni (che pure esistono) siano utilizzate strumentalmente. Altrimenti il rischio è che alla fine i successi raggiunti in questi anni saranno spazzati via. Sarebbe opportuno che il movimento linguistico facesse un salto di qualità, immaginando di porsi anche come soggetto politico in grado di dialogare con sigle e partiti che oggi sul tema della lingua non hanno da spendere nessuna elaborazione (se non in negativo). Ma per essere soggetto politico bisogno avere il coraggio di parlare con tutti e, se necessario, fare un passo indietro per farne fare tre in avanti a tutti gli altri. In una situazione come questa, in cui lo stallo evidente assume le forme di un apparente dinamismo, servono coraggio e fantasia. Diego Corraine nel suo intervento ha ipotizzato la nascita di un nuovo movimento politico trasversale capace di mettere al centro la lingua sarda. E’ una buona idea, anche se il lavoro da fare è tanto. Bisogna innanzitutto “ricucire il mondo” (per usare il titolo della mostra dedicata a Maria Lai), soprattutto all’interno del movimento linguistico. E se c’è da lavorare in questo senso, io ci sono.

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