IN SARDEGNA SI AMMALANO PIU’ DI 130 BAMBINI ALL’ANNO DI DIABETE: CONVEGNO A CAGLIARI CON ESPERTI INTERNAZIONALI


In Sardegna, negli ultimi cinque anni, 612 bambini si sono ammalati di diabete di tipo 1 nella fascia di età tra 0 e 14 anni. Un numero enorme, che fa impressione e rende bene l’idea delle dimensioni di una patologia la cui incidenza è in sensibile aumento in tutto il mondo. Per fare il punto sui dati più recenti e le scoperte della scienza, l’Associazione per la ricerca sul diabete Italia, Ardi Onlus e Diabete Zero Onlus hanno organizzato domenica a Cagliari un convegno che chiama a raccolta numerosi e autorevoli voci del mondo diabetologico italiano e internazionale. La domanda da cui parte l’incontro è “Possiamo sperare in un futuro senza diabete?”. La risposta negli interventi degli esperti che tutti i giorni fanno i conti con questa malattia e le sue molteplici conseguenze. Il diabete di tipo 1, anche detto diabete giovanile o insulino-dipendente, è una patologia cronica, legata all’incapacità del pancreas, per colpa di un processo autoimmune che si innesca su base genetica, di produrre correttamente l’insulina, l’ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue. La Sardegna, in Italia, è la regione più colpita dalla malattia, con circa 130 casi ogni anno nella fascia d’età compresa tra 0 e 14 anni: da qui la scelta di Cagliari come sede del convegno. “L’appuntamento – spiega Anna Paola Frongia, presidente regionale della Siedp (Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica) – vuole essere un’occasione di confronto e scambio tra i medici, i pazienti e le loro famiglie. Cercheremo di capire quali sono i progressi della ricerca scientifica ma approfondiremo anche le regole per consentire a chi è affetto dal diabete di condurre un’esistenza il più possibile serena. Non bisogna infatti dimenticare che il diabete, come tutte le malattie croniche, se non è seguito in modo corretto può portare a seri problemi. Noi vogliamo invece che, in attesa di buone notizie dalla scienza, i nostri pazienti abbiano la migliore qualità di vita compatibile con la loro patologia”.

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