“SU SANTUANNI” E LA BARCA DI SAN PIETRO: UN’ANTICA TRADIZIONE ISOLANA E IL RITO TRAGICO DEL 29 GIUGNO


di Emanuela Katia Pilloni

Un’antica tradizione isolana vuole che un San Pietro adirato per il protrarsi delle celebrazioni in onore di San Giovanni, mieta ogni anno almeno una vittima in occasione della sua festa: il 29 giugno. E un rapporto molto stretto ed enigmatico lega questi due pilastri della cristianità, a partire dalle date scelte per la loro ricorrenza: il 24 e il 29 giugno.

Santu Giuanni. Le porte solstiziali, luogo privilegiato di incontro fra il terreno e il soprannaturale, si aprivano solo due volte l’anno, quando il sole si fermava nella sua corsa e stazionava alto nel cielo per qualche secondo prima di riprendere il viaggio in senso opposto. Quel ponte astrale ed esoterico, che garantiva il perpetuarsi delle stagioni nel tempo, necessitava di una sorveglianza solenne e infallibile. Se per i romani era Giano, il dio bifronte dell’inizio e della fine, con l’avvento del Cristianesimo a vigilare – nel solstizio d’inverno e in quello d’estate – gli usci del tempo, erano Giovanni il Battista (24 giugno) e l’Evangelista (27 dicembre): nelle stesse date in cui i Collegia Fabrorum celebravano Giano. E il perché della scelta dei Giovanni sembra ricadere anche nella forte affinità fonetica fra Janus (Giano) e Joannes (Giovanni). Non solo, dunque, sincretismo religioso ma totale appropriazione di uno dei culti arcaici più diffusi e resistenti: il sole che trionfa e purifica, mediante il fuoco dei falò accesi nella notte del 24, diventa immagine della forza salvifica del battesimo incarnata da San Giovanni Battista.

Su Santuanni. Tutto ciò che nasce nella notte di San Giovanni è destinato all’eternità: i rapporti di amicizia suggellati dal salto dei falò a mau pigada, assumeranno il medesimo valore dei legami di sangue. La nuova parentela – su santuanni tra gomai e goppai de frorisi– varrà quanto e più d’un patto d’onore da mantenere tutta la vita e sciusciai su santuannigarantirà un anatema senza speranza di redenzione. Il rito del comparaggio dei fiori ci riporta, ancora una volta, al mito del giardino di Adone e alla preparazione del nenniri che veniva portato in processione nella chiesa di San Giovanni dai due giovani che volevano legarsi con su santuanni. Al termine della celebrazione religiosa seguiva la cena rituale sul prato con la consumazione delle uova – simbolo alchemico di rinascita – e la mescita del vino in una coppa comune, come nei simposi di Adone, fino ai balli intorno al grande falò,su fogadoi de Santu Giuanni. E qui si compiva l’iter iniziatico del salto del fuoco, arcaico rito di passaggio dalla fanciullezza all’età adulta: i futuri goppai e gommai facevano passare per tre volte sul fuoco un lungo bastone del quale impugnavano le estremità e, a sigillo della relazione così consacrata, appoggiavano per tre volte le mani sulle fiamme.

Santu Pedru. Una litania sanciva la nascita de su santuanni, come ci informa Tzia Tarasica Sanna, classe 1929, ricordando il suo defunto marito Gabriele Cannas goppai de frorisi di Maria Teresa Salis: «Gommai (o Goppai), Gommai. Gommai, Santu Ianni, Gommai Santu Petru, Gommai suesu». A garantire dunque l’avvenuto legame non bastava la legittimazione operata da San Giovanni, era necessaria anche la consacrazione di San Pietro, la cui celebrazione, non a caso, cade a pochi giorni di distanza, il 29 giugno. Il vincolo molto stretto fra i due martiri della cristianità è scandito da una serie di riti divinatori che i due santi sembrano spartirsi. Così se dalla navicula Petri – ottenuta con l’albume dell’uovo versato su una brocca di vetro trasparente, riempita a metà d’acqua ed esposta all’umidità della notte del 28 giugno – si traevano auspici per l’annata agraria (positivi se si formavano le vele della barca, negativi in caso contrario), la sera del 23 giugno con l’uovo di San Giovanni – che pure prevedeva lo stesso identico rituale – si traevano presagi per i futuri matrimoni. A San Sperate, nel rione di San Giovanni, tutti praticavano la divinazione con l’uovo ma solo la notte di Santu Petru, come ricorda Peppina Schirru, classe 1920: nelle altre notti il prodigio non si sarebbe compiuto e sarebbe stato molto pericoloso cercare forzatamente la riuscita del rito.

E in effetti, se l’immagine della barca e delle vele è facilmente associabile a Pietro, il pescatore, più complesso appare il legame con il Battista che, evidentemente non riguarderà tanto la forma dell’auspicio, quanto l’utilizzo dell’albume come principio divinatorio. L’uovo, infatti, è simbolo cristiano della Creazione ed è spesso associato alla Madonna che con i due Giovanni ebbe sempre un rapporto privilegiato: non è un caso che il 24 giugno cada a sei mesi esatti dal 25 dicembre, nascita del Cristo e a pochi giorni dal solstizio d’estate, notoriamente inizio di un nuovo ciclo vitale. Ma San Giovanni condivideva con Pietro un altro elemento essenziale, l’acqua: dal lago di Tiberiade al Giordano, entrambi traevano da essa nutrimento per lo spirito e il corpo. Come il sole e la luna al solstizio d’estate, essi venivano associati in un culto distinto ma continuo, in cui i riti si confondevano e si arricchivano a vicenda. Il pescatore di anime pur possedendo le chiavi del paradiso, doveva attendere l’arrivo del custode delle porte solstiziali per traghettare i cristiani a nuova vita.

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