SU SINDIGU PRO UNA DIE – SA VERA BALLENTIA, UN’IDENTITA’ FONDATA SUI VALORI: “I BARBARICIRIDICOLI” NEI CIRCOLI DEGLI EMIGRATI SARDI IL 6 GIUGNO A PARMA, IL 7 A PIACENZA


riferisce Bastianino Mossa

Con il contributo dell’Assessorato alla Cultura della Regione Sardegna e dei Circoli dei Sardi aderenti all’iniziativa, ovvero l’Associazione Grazia Deledda di Parma e il Gremio Efisio Tola di Piacenza, la Compagnia teatrale I Barbariciridicoli sbarca di nuovo nella penisola per proporre la celebrazione de “Sa die de sa Sardigna” attraverso un’interessante e articolata manifestazione culturale. Il progetto è incentrato sul tema dei valori etici legati all’identità, ovvero sul senso che può assumere il concetto di Ballentia, intesa nella sua accezione positiva e come aspetto fortemente caratterizzante la nostra identità. Intorno al tema della Ballentia verrà infatti organizzato un confronto  che coinvolgerà direttamente gli spettatori a partire dallo spettacolo teatrale Su sindigu pro una die, commedia originale bilingue (in sardo e in italiano) di produzione della Compagnia I Barbariciridicoli, e a proseguire con una conferenza-dibattito denominata Sa vera ballentia – Un’identità fondata sui valori, che sarà condotta e coordinata, subito dopo la rappresentazione, dallo storico Omar Onnis. La manifestazione sarà realizzata a Parma il 6 giugno, alle ore 21, presso il Theatro del vicolo, ed a Gariga di Podenzano (Piacenza), il 7 giugno, alle ore 19, presso la fascinosa struttura de La Faggiola. Scritto dalla commediografa Francesca Pinna e dal regista Tino Belloni, premiato alla XIII edizione del Premio letterario Antonio Gramsci, istituito dall’Associazione Casanatale Antonio Gramsci di Ales, Su sindigu pro una die è una commedia che, ridendo e scherzando secondo lo stile tipico del teatro comico dei Barbariciridicoli, affronta in modo impegnato lo spinoso tema della politica, interrogandosi sul valore della stessa in un’epoca in cui il senso più alto, quello etico, di tale nobile arte, sembra irrimediabilmente compromesso. Tale senso infatti, sia nell’agire quotidiano dei cittadini sia nell’amministrazione della cosa pubblica da parte della classe dirigente, pare fortemente smarrito in una società che ha perduto a tutti i livelli il senso della “cittadinanza” e il valore morale della “collettività”, interamente dissolti nella coltivazione di ristretti interessi individuali, di tipo personale e clientelare. La cancrena del degrado morale non esenta neanche la realtà di un piccolo e remoto villaggio della Sardegna, come l’immaginario Inuè, in cui è ambientata la commedia. La storia, in una concentrata unità di luogo, tempo e azione da precetto aristotelico, si svolge tutta in una giornata nella stanza del neo eletto sindaco della piccola cittadina, dove ha luogo una significativa carrellata di tipi di paese, alquanto buffi e strani, se non paradossali, che tengono alto il senso della commedia, fino al precipitare tragico del finale. Cesare Concone, il neosindaco, è un uomo semplice e pulito, che è stato candidato dai marpioni della politica e degli affari per poter continuare a coltivare, dietro la facciata della sua integrità morale, i loro loschi traffici e spregiudicati maneggi. Senonché in una autoesaltazione, anche grottesca, della sua funzione pubblica scaturita dalla sua trionfale elezione, il Concone si rivela tutt’altro che malleabile alla trasgressione dei semplici principi di eticità ed equità che stanno dietro alla sua chiara e pulita idea di amministrazione della cosa pubblica, sia pur da lui espressa in modo primitivo e finanche grossolano. Nella lotta titanica che Cesare, in modo sempre più cosciente, si trova intrepidamente ad affrontare contro i piccoli e i grandi congiurati della bottega del malaffare c’è però un boomerang che ha la forza dirompente di una decisiva sconfitta: sono gli stessi elettori che l’hanno votato, i cittadini, che gli chiedono di abdicare al suo ruolo alto di rappresentanza civica, avanzandogli esplicitamente il conto del proprio voto, ormai acriticamente e pacificamente inteso come pura operazione di scambio per il profitto personale. In questa situazione, solo contro tutti, a Cesare non resta che rassegnare, dopo un solo giorno, le proprie dimissioni, come ultimo atto di denuncia di una corruzione politica che è il frutto di una sempre più normalizzata degenerazione morale e che ha purtroppo il sapore del riso amaro… La commedia è giocata sulla contrapposizione conflittuale  tra una società corrotta in cui impera l’egoismo becero e il misero interesse personale, e un sindaco idealista (appoggiato unicamente da una più concreta segretaria) che tenta testardamente di testimoniare nel suo agire pubblico il senso fondamentale della vera Ballentia, fondata su valori positivi quale l’onestà, la lealtà, il rigore, il lavoro, il merito, la collettività, valori che tuttavia nella società che lo circonda non solo appaiono in disuso ma risultano addirittura anormali, anacronistici e retrogradi. Il duro scontro finale tra il sindaco Concone, che, in velluto e berritta, veste gli abiti umili ma caldi del vecchio pastore, e il mafioso assessore Mazzone (tirato a lucido e in giacca e cravatta) intende testimoniare e mettere l’accento sul valore della Ballentia, intesa positivamente quale portato etico e morale costitutivo del patrimonio identitario della Sardegna. Attualmente i termini balente e balentia sono spesso un disvalore della cultura Barbaricina, essendo connotati, specie presso le culture giovanili, da una accezione rovesciata in cui le azioni assumono il senso di bravate, il coraggio di sfida alle autorità, l’abilità e la forza di sopruso e violenza. Tuttavia il significato originario di Balentia  è ben altro, e riporta al senso del valore, del coraggio e dell’impegno sociale, di cui si fa portavoce il protagonista della commedia: lui, letteralmente Concone, rappresenta appunto un’incarnazione del Sardo Balente, pronto a scontrarsi con tutto e tutti pur di fare la cosa giusta.  Queste ed altre suggestioni saranno i temi di confronto e dibattito che seguiranno lo spettacolo con l’obiettivo di recuperare un significato condiviso di balente e di comunità. Nel progetto, oltre allo storico Omar Onnis, sono direttamente coinvolti gli attori Carlo Paletta, Rosa Virdis, Francesca Pinna, Giorgio Floris e Michael Lai, il direttore scenotecnico Demi Paletta e il regista Tino Belloni.

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