RACCONTIAMO FABIO ARU: LA SARDEGNA (E L’ITALIA SPORTIVA INTERA) E’ IMPAZZITA PER LUI, STRAORDINARIA RIVELAZIONE AL GIRO D’ITALIA DI CICLISMO

Fabio Aru, 3° classificato al Giro d'Italia 2014

di Massimiliano Perlato

Un sardo a braccia levate al cielo su un traguardo del Giro d’Italia, un fremito puro. La storia del ciclismo racconta che nessun nato in Sardegna era mai riuscito nell’impresa concretizzata da Fabio Aru, uno che dà l’impressione di farci fare l’abbonamento a questo tipo di suggestioni. Uno che ha un talento infinito e una risolutezza di granito. Nel giro di tre settimane è diventato lo sportivo più famoso della Sardegna. Ha fatto delirare l’isola, e non solo, semplicemente manovrando una bicicletta su e giù per l’Italia, con la sua semplicità e modestia. Ora, che il Giro si è concluso a Trieste con il suo terzo posto nella classifica generale, di roseo per Fabio Aru c’è il futuro. Non mancano le ambizioni e i progetti vincenti. Ma necessiterà fare i conti anche con la pressione mediatica che può essere schiacciante anche per un ragazzo di 24 anni, sorprendente rivelazione del ciclismo italiano. Nato a San Gavino Monreale  il 3 luglio 1990, Fabio è originario di Villacidro. Ha fatto il suo esordio nel professionismo con la maglia della Astana il 20 agosto 2012 nell’USA Pro Cycling Challenge acquisendo subito un secondo posto nella sesta tappa. Prima dell’exploit al Giro 2014 ha corso nei dilettanti a Palazzago mettendosi in luce con piazzamenti in gare europee. Nel 2011 i primi successi aggiudicandosi nell’arco della stagione sette corse, tra le quali la Bassano-Montegrappa, il Giro delle Valli Cuneesi e il Giro della Valle d’Aosta, evento del calendario europeo. Oltre ai successi, ha ottenuto piazzamenti al Girobio, in cui ha chiuso al quarto posto e ai campionati italiani, dove è giunto secondo nella gara in linea Under-23. A fine anno siglò un contratto con il team Astana, così da poter gareggiare da professionista a partire dal 1º agosto 2012. Nell’ultimo anno da dilettante, si è imposto nella Toscana-Terra di ciclismo, gara della Coppa delle Nazioni U23. Conclude inoltre al terzo posto la Piccola Sanremo e al quarto il Gran Premio Palio del Recioto. Partecipa quindi al Girobio e si classifica al secondo posto finale, con un distacco di 25 secondi dal vincitore. Si piazza al quinto posto nella prova in linea Under-23 del campionato italiano, bissando poi il successo al Giro della Valle d’Aosta (vince anche la terza tappa). Nel 2013 tra i “pro” conclude quarto al Giro del Trentino, e si aggiudica la classifica dei giovani. Nella stessa stagione partecipa per la prima volta al Giro d’Italia in qualità di gregario di Vincenzo Nibali. In quella gara, dopo aver inizialmente sofferto di gastroenterite, contribuisce al successo finale del suo capitano. Nella tappa, dura e selettiva, vinta proprio da Nibali in mezzo a una bufera di neve, riesce anche a centrare il quinto posto sul traguardo delle Tre Cime di Lavaredo,riprendendo e staccando nel finale atleti del calibro di Michele Scarponi e Cadel Evans. Nel Giro 2014, vince la sua prima corsa da professionista, la quindicesima tappa, staccando il gruppo dei migliori a 3 km dall’arrivo ed arrivando così da solo sul traguardo di Montecampione. Che splendore di vittoria. E che scenario. Non poteva immaginarne uno migliore il ragazzo di Villacidro per questa impresa storica: staccare tutti sulle montagne di Pantani, in una di quelle giornate in cui la gente si aspetta il numero e riempie i tornanti e alimenta il fascino di questo sport che nonostante gli anni tormentati dal doping continua ad affascinare i tifosi. Al termine della diciannovesima tappa, la cronoscalata del Monte Grappa, si classifica secondo a 17 secondi dalla maglia rosa, il suo coetaneo Nairo Quintana.

Fabio, come ti sei avvicinato al ciclismo? Ho fatto calcio e tennis fino ai 15 anni. Tra questi sport mi divertivo ad andare in bicicletta o con quella da passeggio o con la BMX. Mi è sempre piaciuto, ma non l’ho mai fatto come sport. Poi mi sono stancato sia del calcio che del tennis e ho iniziato ad andare in bici, salendo sulle colline vicino casa. Mi hanno proposto di fare la prima gara nel mio paese e ho iniziato. Sono otto anni che vado in bicicletta ormai, perchè ho iniziato tardi nel 2005. È stata una cosa nata quasi per caso perchè c’era un mio amico, che all’epoca era il più forte in Sardegna, che mi ha fatto entrare nella sua squadra e piano piano ho mosso i primi passi. Ho cominciato in Mountain Bike, dove sono stato riserva ai mondiali di Val di Sole, ho provato anche a fare Ciclocross e ho fatto i nazionali, i mondiali, gli europei da Juniores. Solo a 18 anni e mezzo ho iniziato ad andare su strada. Ho fatto il Lunigiana e qualche altra gara da juniores poi sono finito tra gli Under 23.

Per correre ti sei dovuto spostare, lasciare la Sardegna e andare a vivere nel “continente”. Come hai vissuto questa separazione? A dire la verità, è stata la cosa che ho sofferto di più. Andare fuori casa non sembra, ma non è facile, soprattutto se sei costretto. È bello per poco tempo, come una vacanza, ma poi è più difficile. Sto a casa 15-20 giorni all’anno. A Bergamo comunque ho il mio ambiente e i miei amici anche se la lontananza l’ho patita. Sino al secondo anno da Under 23 avevo pensato di smettere, ho avuto dei momenti un po’ difficili. Poi sono arrivati i risultati e crescendo sono riuscito a continuare.

Sei passato professionista con il titolo di futuro campione: hai sentito la pressione? Ti dico la verità, la pressione si sente, però non mi spaventa. Più che altro mi dà motivazione. Sicuramente ho lavorato al meglio per farmi trovare pronto. Le prime volte hai un po’ di paura perchè ti trovi davanti gente che prima vedevi in televisione. Però poi ti ci abitui e diventa più facile.

Come è stato l’impatto nel mondo dei grandi? L’impatto nei primi giorni si sente. Cambia molto il ritmo. E’ stata dura, però poi ti abitui al modo diverso di pedalare. ll ritmo cambia dappertutto, sia in salita che in discesa, che in pianura. Spingi dei rapporti diversi, cosa che prima neanche ti immaginavi.

La corsa dei tuoi sogni?  A me piacciono le gare a tappe. Ho un debole per il Tour de France. Da italiano ti direi il Giro, però il Tour è il Tour. In generale comunque tutte le gare a tappe, anche quelle piccole mi piacciono.

Scendendo di bicicletta come è Fabio Aru nella vita di tutti i giorni? Sicuramente mi piace stare con gli amici e la fidanzata. A Bergamo ho un gruppo di ragazzi che mi stanno sempre vicino, che mi accompagnano quando vado in aeroporto e mi aiutano, ad esempio quando faccio il dietro moto. Inoltre, mi piace stare molto al computer, ascoltare la musica. Diciamo un ragazzo normale, ma sempre nei limiti perchè facciamo una vita dove devi controllare l’alimentazione e anche le uscite: non è che faccio vita notturna. Durante la stagione cerco di controllarmi.

Che tipo di vita ti piace fare quando sei più libero? Mi piace molto viaggiare. Recentemente sono stato dieci giorni in Brasile e una settimana in Madagascar. Da buon sardo mi piace molto stare al mare. Nonostante viaggi tutto l’anno quando sto in vacanza mi piace sempre girare.

Quanto è difficile riuscire a gestire la vita da ciclista e quanto è importante la passione? La passione è quella cosa in più che ti fa fare i sacrifici. Se non avessi avuto passione non sarei qua dove sono. Crescendo tutti i sacrifici diventano più facili. Facciamo una vita nella quale dobbiamo privarci di qualcosa che però ti dà grandi soddisfazioni. Alla fine è il nostro lavoro, poi quando stacchi, ti svaghi. Sinceramente non mi pesa, anche perchè se ti pesa inizia a diventare un problema.

Qual è il sacrificio più grande? Il mangiare. Anche perchè non mangiamo per quello che consumiamo, ma sempre un po’ meno. Quando vai a dormire hai sempre quel leggero languorino. Inoltre, le cose proibite come il dolce o la pizza che non puoi mangiare spesso ti fanno venire sempre più la voglia di mangiarle.

Un tuo pregio e un difetto? Un difetto è che son sardo e quindi sono molto duro caratterialmente, testardo, anche se devo dire che sono migliorato negli ultimi tempi col fatto che stando fuori e sono entrato in contatto con altre persone e ho smussato un po’ il carattere. Un pregio… preferisco sempre che siano gli altri a giudicarmi comunque penso di essere una persona altruista con i compagni, gli amici e le persone che dimostrano di meritarsi qualcosa. Certe volte penso più agli altri che a me stesso, sia nel ciclismo che fuori.

Adesso la gente si aspetta molto da te? Ancora devo dimostrare tutto. Ho da imparare, ma la responsabilità mi fa piacere perchè vuol dire che la squadra crede in me.

Quindi vincere il Giro d’Italia sarà il tuo nuovo obiettivo? Vorrei uscire soddisfatto del lavoro che ho fatto. Non so neanche io fin dove posso arrivare . Vorrei crescere e tutto quello che raccolgo mi fa piacere. 

Sei un corridore da Grandi Giri. Per quanto riguarda le Classiche invece? Le classiche quest’anno non le ho fatte. Però mi attirano molto. Ci sono corridori, come Vincenzo Nibali, da Grandi Giri che hanno dimostrato di poter far bene anche lì. Ho la curiosità di vedere come sono. Spero il prossimo anno comunque di potervi partecipare. 

Ti seguiremo Fabio, passo dopo passo. Perché il ciclismo, sport popolare, ha davvero un fascino particolare. Ed è anche bello vedere tutte queste bandiere della Sardegna lungo le strade per incitare il suo campione. E lui, anche nel giorno del suo primo trionfo, in lacrime ha ringraziato tutti, ricordandosi anche della sua terra eccitata. A quel punto le bandiere con i 4 mori erano diventate un mare di felicità. Ed è l’immagine più bella che ricordiamo. Aspettando i prossimi successi di domani.

4 risposte a “RACCONTIAMO FABIO ARU: LA SARDEGNA (E L’ITALIA SPORTIVA INTERA) E’ IMPAZZITA PER LUI, STRAORDINARIA RIVELAZIONE AL GIRO D’ITALIA DI CICLISMO”

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