S’IMPINNU (IL VOTO) IL DOCUMENTARIO PRODOTTO DALL'I.S.R.E.: LA NOSTRA INTERVISTA AL REGISTA IGNAZIO FIGUS


di Bruno Culeddu

“S’Impinnu (Il voto)” di Ignazio Figus e Cosimo Zene è l’ultima uscita della produzione cinematografica in Sardegna. Il documentario,  prodotto dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico, il 16 maggio è stato presentato  in prima nazionale a Nule  con la corale partecipazione di tutto il paese che del documentario è protagonista assoluto con le sue radicate tradizioni. “S’Impinnu (Il Voto)” nasce da una solenne promessa contratta da Antonio Manca per  essere rientrato sano e salvo dalla Guerra di Crimea. Siamo nel  1856 circa.

Il solenne voto di Antonio Manca di distribuire ‘pane e formaggio’ ai bambini del paese si è mantenuto nel tempo con una corale partecipazione paesana rafforzata dalle due successive Guerre Mondiali. Malgrado altre tradizioni, riti  e forme di dono siano nel tempo scomparse,  questa forma di imbiatu ( per i non sardi: s’imbiatu – da imbiare, inviare ) si è mantenuta viva trasformandosi in festa di paese agendo da catalizzatore per mantenere vive le principali forme di imbiatu . Nel Giugno 2012 l’antropologo nulese Cosimo Zene ritorna al paese natio per realizzarne un film insieme al documentarista Ignazio Figus. L’opera racconta i preparativi e la celebrazione del giorno di festa ponendo al centro il ruolo di guida indiscussa svolto da Antonianzela, l’ultima discendente diretta di Antonio Manca.  La casa di Antonianzela diventa il set del film, luogo in cui i paesani portano in dono formaggio, pecore, cibo … e soldi, che in seguito vengono ridistribuiti all’intero paese.  Gli autori hanno scritto:  L’idea di “totalità “, derivata dalla definizione di Mauss del dono come “fatto sociale totale”, è alla base di un modello di “dono che tende alla perfezione” (ma pur sempre umano), così che il compimento del voto, attraverso s’imbiatu, vuole raggiungere “tutto il paese”(a tottu sa idda) e andare oltre. Ignazio Figus vive e lavora a Nuoro presso l’ISRE quale responsabile del settore Produzione Audiovisuale e Promozione,  cura cioè  l’attività audiovisiva istituzionale dell’Ente firmandone la fotografia e il montaggio. Nella veste di regista  ha firmato molti  i documentari tra i quali: Giorni di Lollove, Il Lino a Busachi Toccos e Repiccos – Campanari in Sardegna ,  Dogon in Barbagia,  Brokkarios – Una famiglia di vasai. Attualmente sta lavorando alla realizzazione di un progetto filmico sull’alimentazione sostenibile. Cosimo Zene, nativo di Nule risiede a Londra. ?  Capo del Dipartimento di Studio delle Religioni alla School of Oriental and African Studies (SOAS), Università di Londra. Di recente ha pubblicato vari articoli sul tema del dono in Sardegna e una monografia sulla ricerca condotta a Nule (SS) dall’antropologo danese Andreas F. W. Bentzon (Dialoghi Nulesi, ISRE 2009).   S’Impinnu (Il Voto) è il suo primo lavoro cinematografico.

 S’Impinnu (Il Voto) dopo la presentazione del 19 maggio a Cagliari potrà essere proiettato nei nostri circoli

 Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande al regista 

La prima domanda è quella di rito: chi è Ignazio Figus? Ignazio Figus vive e lavora a Nuoro. Formatosi nella produzione documentaristica presso l’Istituto Superiore Regionale Etnografico, dove lavora dal 1987 (attualmente è responsabile del Settore Produzione Audiovisuale e Promozione), ha curato l’attività audiovisiva istituzionale dell’Ente firmandone la fotografia e il montaggio. Il passaggio alla regia risale al 1996 con il documentario Giorni di Lollove, incentrato sulla descrizione di momenti festivi e di vita quotidiana della piccola frazione di Nuoro. A questo primo lavoro seguono, nel 1997 Il Lino a Busachi sulla produzione e lavorazione del lino nel piccolo centro del Barigadu, nel 2000 Toccos e Repiccos – Campanari in Sardegna che si propone di documentare quanto ancora resta in Sardegna del mondo dei campanari, nel 2004 Dogon in Barbagia, la singolare cronaca della permanenza di un gruppo di danzatori e musicisti Dogon a Mamoiada e nel 2008 Brokkarios – Una famiglia di vasai che descrive la vicenda umana e professionale di una famiglia di ceramisti che vive e opera a Siniscola, nella Sardegna Orientale. Alcune collaborazioni esterne all’ISRE hanno dato luogo a significative produzioni tra le quali si ricordano Il racconto dei nuraghi (Centro Studi Culture Mediterranee – 1997), Mario Delitala, l’armonia totale dell’arte (ISRE – Ilisso – 1999), Giuseppe, pastore di periferia (condiVisioni – 2004, Trittico Pastorale (condiVisioni – 2008) e Il Coraggio e la Poesia (Comune di Ittiri/Ass.ne Pro Loco di Ittiri – 2010). Attualmente sta lavorando alla realizzazione di un progetto filmico sull’alimentazione sostenibile.

Quali considerazioni lo hanno spinto a scegliere questa storia? Nel novembre del 2009, a margine della presentazione a Nule del suo “Dialoghi Nulesi”, discutemmo con Cosimo Zene sulla possibilità di realizzare al più presto (allora si parlò del 2010) un film documentario sul Pranzo di Sant’Antonio o, se si preferisce, sulla festa de su casu furriadu che si tiene ogni anno a Nule in onore del Santo di Padova.  L’”urgenza antropologica” di documentare l’evento  – derivante dal fatto che ci si trovava indubbiamente in un momento cruciale per la stessa sopravvivenza della festa: l’età avanzata e le condizioni di salute precarie di Antonianzela  (l’ultima discendente di Antonio Manca, colui che fece il voto originario, s’impinnu) – alcuni segnali di mutamento nelle dinamiche interne all’organizzazione nonché il fatto che si parlava di una festa legata al mondo del pastoralismo sardo (di cui mi sono occupato a più riprese nell’ambito della mia attività di documentarista), mi convinsero rapidamente della reale necessità di preservare cinematograficamente i momenti organizzativi della festa. Queste ragioni furono ritenute valide anche dai vertici dell’ISRE che decisero quindi di produrre il film. In realtà bisognerà attendere il 2012 per l’inizio delle riprese del documentario che sarà, appunto,  prodotto dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico.

La seconda domanda è riservata a “ S’Impinnu (Il voto)”. Ci vuole presentare il film? Il  film si concentra sulla lunga (13 giorni) e articolata preparazione della Festa durante la quale si succedono avvenimenti che spesso coinvolgono in maniera forte la sfera emotiva dei partecipanti. Per poter raccontare al meglio un evento così complesso si è scelto di utilizzare due camere che potessero, secondo la necessità, descrivere con la più ampia gamma di campi e inquadrature una singola scena o dar conto di azioni  che si  svolgevano  nello stesso lasso di tempo ma in punti differenti della casa. Questo mi ha consentito, in taluni casi, di montare alcune scene in modo alternato aggiungendo, a mio modo di vedere, dinamicità al racconto filmico. Una decisione che definirei cruciale è stata quella di inserire Cosimo Zene tra i suoi compaesani come un – per usare le parole di Salvatore Pinna (v. Cinemecum Il dono nel sangue) – “personaggio tra gli altri”, cioè evidenziare la sua appartenenza alla comunità attraverso una reale interazione con i nulesi. Avrei voluto questa interazione ancora più evidente ma, mi pare, la sua presenza, le sue parole e il confronto con i compaesani, talvolta molto schietto (le sue teorie sono qualche volta messe in discussione dal suo gruppo di amici, penso in particolare all’idea del dono come antidoto al conflitto), sono tali da sottolineare, credo efficacemente, l’essere nulese di Cosimo ( un nulese che ha anche molto a cuore la sorte del suo paese e che lavora affinché il mutamento in atto sia il meno traumatico possibile). Cosimo ha aderito immediatamente alla mia proposta e già dal secondo giorno di riprese si è ritrovato davanti alla macchina da presa, al pari dei suoi compaesani. Le telecamere si sono mosse all’interno della casa con assoluta libertà, in funzione degli avvenimenti che si svolgevano al suo interno. Ovviamente particolare attenzione è stata riservata a tutte le attività e riflessioni di Antonianzela. La fotografia rifugge un approccio estetizzante (pur in un quadro di correttezza formale) per privilegiare “l’esserci”, sempre e comunque (e questa è stata la mia indicazione fin dall’inizio).  Gli spazi angusti non sempre hanno facilitato questa missione. Per quanto attiene al montaggio, la scelta è stata quella di creare una struttura narrativa semplice, rispettosa della cronologia degli eventi, e di diluire in essa tutti i temi portanti di questa festa che abbiamo avuto il privilegio di raccontare dal suo interno: il mito fondativo, la straordinaria personalità di Antonianzela (che rappresenta l’elemento solido, portante, dell’intera vicenda) e il suo ruolo di guida indiscussa, gli aspetti relativi alla scansione stessa della festa, la religiosità popolare in tutte le sue declinazioni, i rapporti, a volte conflittuali, con il clero locale,  fino al futuro stesso della festa. Come già sottolineato, la centralità della narrazione è rappresentata, più che dalla festa in sé (intesa come giorno dei festeggiamenti), dalla lunga e faticosa preparazione e sugli avvenimenti (previsti e imprevisti) che si succedono in quegli intensi tredici giorni.  La chiusura è affidata alle parole di Antonianzela nelle quali si avverte un presagio di fine, di morte, sottolineate visivamente dalla sua uscita di campo dopo una lunga camminata, nel corso della quale la persona che la sostiene evoca la via crucis e la conclusione di un doloroso percorso, il tutto mitigato da una speranza di salvezza (“…ho visto la luce”).

Come si è svolto il lavoro con Cosimo Zene, antropologo alla prima esperienza cinematografica? Intanto posso senz’altro affermare di essere onorato di aver avuto il privilegio di lavorare con uno dei più acuti e originali pensatori contemporanei. Aggiungo che tutte le decisioni sono state condivise e non ricordo  un solo momento della lavorazione del film – dalle riprese all’edizione finale – che non sia stato discusso e concordato tra di noi. Dunque un’esperienza di collaborazione certamente positiva.

Dove potremo vedere il documentario e cosa dobbiamo fare per averlo nei Circoli? Come per tutte le produzioni dell’ISRE è necessario contattare l’Ente. I recapiti sono reperibili presso il sito www.isresardegna.it

Progetti e attività per il futuro? Attualmente sto lavorando (a breve inizierà il montaggio) ad un progetto relativo all’agricoltura biologica e, più in generale, a un sistema alimentare sostenibile. Tengo molto a questo progetto  (autoprodotto) perché credo che su questi temi cruciali si giochi la vera scommessa dell’umanità per un futuro accettabile,  cioè, intendo dire che solo con un grande sforzo di ragionevolezza l’uomo potrà nutrire qualche speranza di sopravvivenza.

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