SE NON CI SONO 50MILA EURO PER IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO, ALLORA L’ASSESSORATO ALLA CULTURA SI PUO’ ANCHE ABOLIRE

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di Vito Biolchini

È successo tutto in dieci giorni: tra l’8 e il 18 aprile. Dieci giorni che devono essere stati cruciali per il presidente Pigliaru e la sua giunta. Dieci giorni in cui l’esecutivo ha maturato convinzioni definitive sullo stato delle casse regionali o, in alternativa, sulle politiche per l’editoria. Perché in dieci giorni su questo tema la giunta Pigliaru ha compiuto una vera e propria inversione ad u. La notizia è che nella seduta di venerdì scorso, 18 aprile, la giunta Pigliaru ha rigettato la proposta di delibera avanzata dall’assessore alla Cultura Firino che, con uno stanziamento inferiore ai 50 mila euro, avrebbe consentito alle 51 case editrici riuniti nell’Aes (Associazione Editori Sardi) di essere presenti con un loro stand alla Salone del Libro di Torino, in programma dall’8 al 12 maggio prossimi. In via del tutto eccezionale, per consentire una partecipazione in extremis, la direzione del Salone aveva perfino tenuto uno stand libero per la Sardegna, da sempre presente alla manifestazione. L’appuntamento torinese ha dei costi molto alti, insostenibili per quasi tutte le realtà editoriali isolane, che infatti in questi anni si sono sempre presentate unite sotto la sigla dell’Aes. L’assessore Firino si era detta sicurissima di riuscire a far passare in giunta la delibera: è andata diversamente. Sull’importanza del Salone non vale neanche la pena soffermarsi, né sulla necessità per un settore in crisi come quello dell’editoria, di avere momento di confronto con altri operatori e con altri mercati. I motivi che hanno spinto il presidente Pigliaru e la giunta a non trovare meno di 50 mila euro per gli editori sardi sono al momento sconosciuti. Qualunque ipotesi però si voglia avanzare, questa va a cozzare con una decisione, presa l’8 aprile, con la quale Pigliaru e la sua giunta hanno stanziato 500 mila euro per i festival letterari. Mezzo milione l’8 aprile, zero euro dieci giorni dopo: perché? Qual è la ratio? In dieci giorni il presidente Pigliaru si è accorto che i soldi sono finiti e che la Regione non si può permettere neanche un modesto investimento come quello che avrebbe consentito all’Aes di essere presente a Torino? È così disastrata la situazione delle casse regionali? Allora lo si dica chiaramente. E si dichiari anche che i 500 mila euro ai festival letterari sono stati un’eccezione perché da questo momento in poi i soldi sono finiti. Per tutti. Certo, se la Sardegna non può permettersi di andare al Salone del Libro che ne sarà allora degli investimenti ben più corposi che la Regione dovrà fare in un settore che è stato sempre dichiarato “fondamentale” come quello della cultura? Come ci si comporterà davanti a cifre ben più impegnative se si è spaventata davanti a 50 mila euro? Comunque, se la situazione è questa, allora è bene dirsi chiaramente che l’assessorato regionale alla Cultura si può anche abolire. Se non ci sono risorse per fare investimenti minimi in settori strategici come quello dell’editoria, tanto vale risparmiare anche i soldi dati all’assessore, al suo staff, mettere tutto in mano ai funzionari e far decidere quel poco che c’è da decidere al presidente della Giunta e all’assessore al Bilancio. Ma se così non è, quella presa venerdì scorso dalla giunta Pigliaru è stata una decisione sbagliata totalmente insensata. Stanziare mezzo milione di euro per i festival letterari e dopo appena dieci giorni negare un decimo di quelle risorse per una partecipazione al Salone dl Libro di Torino non risponde al nessuna logica. Infine non si può non concordare con quanto detto da Michela Murgia: “Le parole dell’assessore Claudia Firino, che in buona fede aveva promesso agli operatori del settore che invece la Sardegna a Torino ci sarebbe stata, non hanno in realtà alcun valore in Giunta, perché le decisioni le prende qualcun altro”. E andata proprio così. Poi ognuno tragga le conseguenze che crede.

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