"070" FINALISTA AL FESTIVAL "VISIONI SARDE" DI BOLOGNA: INTERVISTA AL REGISTA UGO D'ERAMO

Ugo D'Eramo regista di 070 selezionato per VISIONI SARDE a Bologna

di Bruno Culeddu

Scorrendo i titoli delle opere selezionate per la finale di VISIONI SARDE ci si imbatte in un numero:  “070”. “070” è l’insegna di una pizzeria sita a Cagliari nella quale Karim e Souad, rispettivamente di origine tunisina e marocchina, danno lavoro a Federico: un ragazzo italiano. Una piccola realtà, una emblematica storia di integrazione e cooperazione che solitamente trova poco spazio nei nostri giornali e nella nostra televisione.

Il film di Ugo D’Eramo e Alessandro Stabilini, è incentrato sul tema della convivenza con lo straniero e  sul superamento di ogni pregiudizio. Gli immigrati sono  portatori di una cultura diversa che dovrà essere accolta  come arricchimento e non come barriera.  In questa intervista , rilasciata in esclusiva per Tottus in pari Ugo D’ Eramo si presenta e parla del suo film.

Prima domanda canonica: chi sono Ugo D’Eramo ed Alessandro Stabilini? Io sto per diplomarmi alla scuola di cinema di Milano, mentre Alessandro sta per laurearsi in scienze politiche. Abbiamo unito la mia passione per il cinema con la sua per il giornalismo ed è nato “070”.

Com’è stato lavorare insieme? Lavorare insieme è stato piacevole e costruttivo. Ci conosciamo da quando eravamo piccoli e questo ci aiuta ad esprimere con sincerità le nostre opinioni sulle idee dell’altro.
Può raccontarci la genesi del film? Perché la scelta di parlare del tema dell’immigrazione? “070” nasce da un concorso chiamato “25 volte al secondo” che si è svolto a Firenze lo scorso anno. Il tema del concorso era quello di raccontare una storia di cooperazione apparentemente utopica, che avesse però trovato riscontro nella realtà. Quando abbiamo conosciuto Karim, Souad e Federico (i protagonisti del documentario) abbiamo subito capito che quella era la storia giusta da raccontare, essendo anche incentrata su un tema attualissimo e che riguarda tutti quanti come quello dell’immigrazione.

Il film considera la  convivenza con gli stranieri, portatori di una diversa cultura, un arricchimento ed una crescita. Crede in un cinema che educhi? Penso che in generale il cinema documentario sia una forma di educazione, indipendentemente da quello che racconta. Nel momento in cui un prodotto cinematografico documenta e fa luce su una determinata realtà lascia allo spettatore una conoscenza aggiunta.
Quali sono i suoi registi preferiti? Qualcuno l’ha particolarmente influenzata nella sua formazione?
Per quanto riguarda il cinema documentario preferisco i documentari d’osservazione, ad esempio Wiseman. Un film italiano che in questo senso mi ha molto colpito è “Il castello” di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, un documentario sull’aeroporto di Malpensa.

Ha ringraziamenti da fare? Sicuramente Souad, Karim e Federico per l’interesse e la fiducia che hanno riposto in noi e in questo lavoro.

Quali sono i suoi progetti futuri? Un altro documentario, ci stiamo già muovendo in questo senso.
Grazie Ugo ed in bocca al lupo!

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