ANALISI "A FREDDO" DELLE ELEZIONI REGIONALI IN SARDEGNA: HA VINTO IL PARTITO DI COLORO CHE SONO "ANDATI AL MARE" (ANCHE SE SIAMO A FEBBRAIO)


di Sergio Portas

Il Movimento cinque stelle è il primo partito della Sardegna. Peccato che in questo frangente abbia mostrato quanto fragile sia, al suo interno, il meccanismo che lo regola e quanto illusorie siano le promesse di democrazia della rete. Ma resta il fatto che se uno straccio di bandiera pentastellata (i nomi in lista di perfetti sconosciuti) avesse potuto sventolare nelle schede elettorali isolane un bel numero di quelli che se ne sono “andati al mare” domenica si sarebbe precipitato a cerchiare il simbolo grillino. Che se la voglia del vaffa cresce nel paese ancora di più in Sardegna. La voglia di buttare a mare la Casta e tutti i suoi ammenicoli, di buttare via regole che mantengono a pochi, ma neanche tanto pochi, privilegi i più assurdi specie in “tempos de carestia”. Po tottus. La Casta si era intanto costruita una legge elettorale che neanche in Turchia, dove chi comanda ha il terrore che il  popolo curdo possa un giorno trovare la via di una sua rappresentanza parlamentare, e quindi sbarramento al 10%. Che l’abbia voluta Cappellacci e compagnia bella non stupisce, che l’abbiano costruita insieme i cosiddetti democratici del partito vincitore fa solo tristezza nel constatarlo. Certo la Corte Costituzionale, qualora ad essa si adisse, nel giro di otto anni ne farebbe strame, consoliamoci così. Cappellacci a Milano, in occasione della Bit, al Sardegna store, si è lasciato sfuggire che negli ultimi venti anni è tutta la classe dirigente ad aver fallito.  Benvenuto  anche lui nel movimento cinquestelle! Se Ugo e Beppe hanno ragione, e davvero qualcuno mi deve fare qualche nome all’interno e fuori le nostre istituzioni che si possa dire al di fuori di tanto sfascio, Chiesa compresa, Sindacato compreso, di Confindustria e sistema politico tutto non c’è che tacere per misericordia, perché si dovrebbe continuare a votare i partiti “storici”? I democratici vincitori hanno tranquillamente rimesso in lista, e sono stati eletti ancora, alcuni di quelli che la magistratura aveva segnalato avere comportamenti poco chiari con i soldi dei gruppi consigliari. Con i soldi di tutti i sardi quindi. Se questo non è stato il momento di almeno tentare un lavacro preventivo, nessun inquisito in lista, per tentare di dare alla collettività un qualche segnale di discontinuità per prassi scellerate, non ne verranno più. (la Barracciu ha pagato per tutti, in più è pure una femmina e in questo consiglio neoeletto le donne  noi sardi non le vogliamo). Per le prassi antidemocratiche che il partito di Berlusconi ha messo in atto negli ultimi venti anni andarsi a rivedere le prime pagine dei quotidiani nazionali. Ma il sistema di potere, quello che ha giornali e televisioni ( sempre meno chiese, da che papa Francesco ha messo la mordacchia ai prelati che si interessano di politica) quello che fa l’opinione pubblica certo resiste eccome. E se ora sono metà i sardi che non vanno a votare, resisterà anche se la percentuale continuerà a salire. Che il contraltare sarebbe farsi da parte.

Rinunciare a privilegi e potere. Gli eletti pentastellati dopo due mandati tornano a casa, a lavorare. Tornano a fare i cittadini. E si dimezzano lo stipendio. E pubblicano in rete bilanci e spese. Dite che Grillo perde consensi perché non si mischia con gli altri e non propone nulla? Staremo a vedere le prossime elezioni europee, dove ha un programma economico demenziale con uscite dall’euro e altre  amenità che portano avanti lepeniani francesi e padani nostrani. Io dico che i milioni di giovani che non trovano lavoro neanche prostituendosi, finiti persino i bei tempi del bunga bunga, di  queste lepidezze si fregheranno beatamente e continueranno a votare il movimento. E così i cassintegrati, gli esodati, i nuovi poveri che non ce la fanno più con le tasse e le bollette. In tanto sfasciume, unica consolazione davvero ( anche non vedere più Cappellacci a rappresentare la Sardegna non è male in verità) è il risultato di Michela Murgia e le liste che la proponevano. Dovrei dire anche di Mauro Pili ma, mi perdonerà, se lo metto insieme alla classe dirigente che ha sgovernato il paese e la Sardegna. E comunque se vuole attaccare i manifesti per gli indipendentisti, penso che nessuno gli rifiuterà questo incarico. Michela è stata grande, ha saputo veicolare un buon progetto nuovo con quattro soldi raccolti tra la gente comune. Ha saputo spiegare alla gente comune che detto progetto aveva gambe per camminare. Ha saputo dire della bellezza che conteneva, del sogno che poteva rappresentare. Ha attirato gente di valore nelle sue fila. Ha attirato l’attenzione della stampa nazionale e internazionale. Quando rivedrò il nome di un politico sardo sulle pagine del New York Times crederò di nuovo all’esistenza della Befana. Ha ottenuto un successo strepitoso, lasciatelo dire a me che con i Verdi di Milano si brindava a champagne quando arrivavamo a prendere il 4% in regione. Dopo anni di ecologismo militante. Michela ha fatto tutto in sette mesi. Con dietro le idee di un Progetto di repubblica di Sardegna che ha uno statuto questo sì democratico.

Che non svilisce il ruolo delle donne, anzi le candida alle più alte cariche. Fa della sardità un desiderio e una scelta anche per chi nell’isola non è nato. Insomma prefigura un divenire diverso dal presente. Dà una speranza per una vita politica svolta assieme alle comunità dei singoli paesi sardi, valorizzandone davvero lingua e tradizioni. Facendone forza per lavoro e rispetto del territorio.

Il 10% dei sardi che sono andati a votare le hanno dato credito. Dai sardi al di qua del mare un grazie grande quanto il nuraghe Losa. C’è del nuovo e del buono che sta maturando in Sardegna.

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