LA CURIOSITA' OLTRE LE IMMAGINI: SCOPRIAMO MASSIMO DEMELAS, CHE DELLA FOTOGRAFIA, NE HA FATTO UNA RAGIONE DI VITA

Massimo Demelas

di Massimiliano Perlato

“La vita è troppo sfaccettata per essere riassunta in poche parole. E ben vengano tutte queste sfumature che la costituiscono”. Sono parole di Massimo Demelas, quando dopo averlo incontrato e conosciuto, gli abbiamo chiesto di farci sapere qualcosa di più di lui, delle sue origine, della sua professione.

“Sono nato e cresciuto a Nuoro. Ho 26 anni e da circa 4 vivo a Milano. Il percorso che mi ha portato nel capoluogo lombardo credo sia comune a tanti giovani. Tanti, che si chiedono: cosa fare dopo il diploma?. Nel mio caso, il diploma è delineato dagli studi classici. Mi piace la storia, l’italiano e tutto quello che più essere definito “umanistico”.

Come hai completato il percorso di studi? “L’indirizzo umanistico è lo stesso che ho seguito negli studi successivi, frequentando il corso di laurea in Comunicazione Pubblicitaria presso l’Università di Urbino, facoltà di Sociologia. Un settore che mi ha sempre intrigato: comprendere i comportamenti della società, i suoi mutamenti, i trend, le mode, la storia di un popolo, il suo futuro”.

E poi, la laurea? “Nel 2009 mi sono laureato. Decido nuovamente di fare le valige per cercare di specializzarmi in grafica e comunicazione visiva presso la scuola Arte&Messaggio di Milano.  Qui conosco un nuovo mondo. Milano stessa per me rappresenta un universo particolare fatto di possibilità e conoscenze. Cerco di assorbire quante più mostre, manifestazioni ed eventi possibili. Quando nasci e cresci in una piccola realtà come quella di Nuoro, è naturale dare un peso diverso anche alla minima espressione artistica che mi gira intorno. Milano è la capitale d’Italia delle raffinatezze artistiche anche le più eccessive. Così Dopo Arte&Messaggio comincio a lavorare in diversi studi di comunicazione, tra cui anche l’area divulgazione del Comune di Milano”.

La scintilla per la fotografia quando è scoccata? “Poco a poco cresce in me la voglia di esprimere, non so bene cosa. Ma l’importante era riuscire a comunicare. Nel 2010 ho comprato una reflex.  Volevo imitare i grandi fotografi, quelli dei reportage di guerra, del sociale, della fotografia di strada. Un po’ per gioco. O forse, solo per gioco.  Volevo assimilare qualcosa di più. Sentivo la necessità di imparare sul campo e mettermi costantemente alla prova. E’ così che ho iniziato a muovermi. Sono partito col primo evento, il FuoriSalone, ossia tutti le iniziative collaterali al Salone del Mobile di Milano. Sono stato selezionato per raccontare, insieme ad altri reporter, questo importante appuntamento con il mondo del design. Con il pass appeso al collo e la macchina fotografica sempre in mano, ho cercato di lanciarmi. Si, forse il FuoriSalone può rappresentare in qualche modo il mio secondo battesimo. Mi sono divertito un sacco, e ho imparato come nella vita sia necessario fare: domandare, parlare, dire ‘ci sono’.”

E da lì è stato un crescendo d’impegni? “Successivamente sono arrivano altri eventi, da documentare e raccontare. Ci sono quelli organizzati da Meet the Media Guru, che ormai da anni sono un punto di riferimento per quanto riguarda il mondo della comunicazione: è grazie a loro se ho avuto modo di fotografare il sociologo Zygmunt Bauman, che pochi anni prima studiavo nei libri per gli esami. Oltre a lui, Kaiser Kuo, esperto di comunicazione e direttore della comunicazione internazionale del motore di ricerca cinese Baidu. Partono inoltre alcune collaborazioni con la società Exposynergy, nella quale sperimento oltre alla fotografia, l’attività di addetto stampa.  Poi la settimana della moda, a settembre. Non avevo mai assistito ad una sfilata di moda. Una giostra nella quale è straordinariamente bello rimanere sospesi e osservare tutti i preparativi, l’ansia, il generale nervosismo misto ad euforia che si scatena prima e dopo ogni sfilata. A furia di muovermi e stare in mezzo alla gente, sono arrivato all’evento di solidarietà “Nati Sardi”, organizzato negli spazi del Teatro dal Verme, grazie alla sensibilità di “Striscia la Notizia” e di tanti sardi o amici della Sardegna, che hanno voluto esprime la propria vicinanza alle popolazioni colpite dall’alluvione. Qui, ho realizzato un reportage e assaporato il dietro le quinte di un grande spettacolo.”

Hai altri modi per sviluppare la tua passione? ”Oltre a fotografare gli eventi, ho iniziato anche a postare sulla mia pagina facebook, e sul sito personale, alcune immagini. Nello specifico, quelle della sfilata delle maschere del Carnevale della Sardegna, andata in scena nell’agosto del 2013 a Nuoro. Sono piaciute. E ho così deciso di dare un nome a queste figurazioni: ‘Strong. La forza delle maschere sarde’. Strong è diventata mostra ed è rimasta  esposta durante la Settimana della Comunicazione, negli spazi di Arte&Messaggio. Poi è stata la volta dell’evento ‘Un altro mondo è possibile’ nell’auditorium di Vimodrone. Successivamente c’è stata la possibilità di esporre per tre settimane al Cinema Anteo di Milano. Una fotografia di ‘Strong’ dal titolo ‘La parola non detta’  è stata selezionata per la collettiva artistica del centro Tian Qi.”

Quale futuro Massimo per la tua attività? “Sinceramente, non so come andrà a finire il racconto della vita. Cerco di costruire mattone per mattone il mio stile e il mio quotidiano. Per adesso, va  bene così. D’altronde, la curiosità è il motore del mondo. E finchè  c’è curiosità, si può andare avanti.”

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