IL LUNGO VIAGGIO DI ERCOLE CONTU NEL PASSATO DEI SARDI: I 90 ANNI DEL DECANO DEGLI ARCHEOLOGI DELLA SARDEGNA. HA SCOPERTO L'ALTARE DI MONTE D'ACCODDI

Presso il Menhir di Monte d'Accoddi, Ercole Contu è il primo a destra (foto 1942)

di Alberto Moravetti *

Ercole Contu, professore emerito di Antichità sarde nell’Università di Sassari, compie 90 anni, dopo una lunga carriera ricca di scoperte. Autore di studi fondamentali per la conoscenza del passato remoto della nostra isola, Ercole Contu è nato il 18 gennaio del 1924 a Villanovatulo nel Sarcidano: il suo destino è quindi segnato, e comincia giovanissimo a compiere le prime esplorazioni sugli altipiani tra Orroli ed Esterzili. Sono sue scoperte, infatti, il poderoso nuraghe Arrubiu (il “gigante rosso”) e lo straordinario tempio nuragico di Domu de Orgìa.

Studia Lettere classiche all’Università di Cagliari, dove si laurea nel giugno 1948 con Giovanni Lilliu con una tesi su un’area archeologica di 200 chilometri quadrati attorno a Villanovatulo, che egli percorre in lungo e in largo schedando e rilevando i tanti monumenti archeologici individuati. Le sue prime pubblicazioni, sulla rivista “Studi Sardi”, riguardarono proprio le sue scoperte del tempietto di Esterzili (1948) e del nuraghe di Orroli (1951). Intanto, già dal 1948, Ranuccio Bianchi Bandinelli lo volle con se come assistente incaricato di Archeologia e storia dell’arte classica presso l’Università di Cagliari.

Passato a Bologna, il 1952 è un anno cruciale non solo nella vita di Ercole Contu, ma più in generale per l’archeologia sarda: dietro interessamento dell’allora ministro Antonio Segni è richiamato in Sardegna, presso la Soprintendenza Archeologica di Cagliari retta da Gennaro Pesce, per indagare una strana collina artificiale con filari di pietre affioranti, situata in un terreno di proprietà della famiglia Segni nei dintorni di Sassari. Dopo le iniziali perplessità Ercole Contu si dedica allo scavo con passione ed impegno, portando alla luce, fra il 1952 e il 1958, quello che può considerarsi uno dei monumenti preistorici più significativi del Mediterraneo: l’altare a terrazza di Monte d’Accoddi. Sarà anche grazie a questa straordinaria scoperta che nel 1958 verrà istituita la Soprintendenza Archeologica per le province di Sassari e Nuoro, retta a Guglielmo Maetzke e di cui Contu, unico ispettore archeologo, sarà il vero motore. Nel 1958 frequenta la prestigiosa Scuola Archeologica Italiana di Atene, diretta da Doro Levi, e partecipa agli scavi del palazzo minoico di Festòs nell’isola di Creta.

Tornato a Sassari, Ercole Contu imprime un forte impulso all’attività di ricerca archeologica nell’area centro-settentrionale dell’isola: oltre agli innumerevoli interventi di scavo dettati soprattutto dall’urgenza di porre rimedio a danneggiamenti o scavi clandestini, si portano avanti le ricerche sistematiche in vari siti già noti – Nuraghe di Santu Antine a Torralba, villaggio di Palmavera e Necropoli di Anghelu Ruju ad Alghero – ed in altri inediti, la cui scoperta si deve proprio ad Ercole Contu (le tombe ipogeiche di Enas de Cannuja a Bessude, Brodu di Oniferi e Moseddu di Cheremule, il nuraghe La Prisciona di Arzachena, i nuraghi Aleri e Nastasi a Tertenia, la necropoli ipogeica di Filigosa e la tomba di giganti di Tamuli a Macomer, per citarne solo alcuni). Fra gli scavi di questi anni, merita in particolare menzione quello condotto nella “Tomba dei vasi tetrapodi”, una domus de janas scoperta casualmente in località Santu Pedru (Alghero).

Fra il 1966 ed il 1975 è Soprintendente reggente per le province di Sassari e Nuoro, con periodi di reggenza anche nella Soprintendenza di Cagliari e di Oristano. Dal 1966 al 1973 si dedica con impegno e passione all’allestimento del Museo nazionale “Sanna” di Sassari: un museo per tutti come recitava il titolo del primo Quaderno della collana della Soprintendenza archeologica.

Nel 1962 consegue la libera docenza in Paletnologia e, a partire dall’anno 1970 inizia i corsi di Antichità sarde nella neonata Facoltà di Magistero, di cui egli fu uno dei fondatori. Nel 1975, con la nomina a professore ordinario di Antichità sarde, Contu lascia la Soprintendenza archeologica e si dedica definitivamente all’insegnamento, dapprima nella Facoltà di Magistero dove fu Preside ed in seguito in quella di Lettere e Filosofia dove ha fortemente incrementato il settore archeologico creando una scuola nella quale molti si riconoscono. Nell’ambito dell’attività scientifica svolta all’interno dell’Università, Contu ha potuto intensificare i propri studi di carattere generale: notevoli, fra gli altri, un suo saggio sull’età nuragica (1974), un lavoro sul significato della “stele” delle tombe di giganti (1978), uno studio fondamentale sull’architettura nuragica pubblicato nel 1981, e numerosi altri lavori su particolari aspetti della preistoria e protostoria della Sardegna: l’inizio dell’Età Nuragica, l’Età del Rame, l’Antica Età del Bronzo, l’ossidiana, i bronzetti nuragici, fino ad recente articolo sulla genetica dei sardi di età preistorica (2009). La sintesi della sua ricerca scientifica è condensata nei due volumi su “La Sardegna preistorica e nuragica”, pubblicati dall’Editore Chiarella nel 1997-98 e recentemente riediti dalla Delfino.

A Contu la città di Sassari deve un Museo archeologico che al tempo della sua inaugurazione, nel 1973, era all’avanguardia per i moderni criteri didattici e per le innovative soluzioni espositive; museo ancora valido, dopo tanti anni, anche se andrà rinnovato soprattutto per quanto riguarda l’immissione dei materiali venuti alla luce in questi ultimi quarant’anni. Studiosi, allievi e quanti amano l’archeologia devono gratitudine ad Ercole Contu per le sue ricerche che hanno fortemente contribuito alla conoscenza delle più antiche vicende della Sardegna.

* Nuova Sardegna

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