POMERIGGIO A TUTTO FOLKLORE A CESANO BOSCONE (MI): LA SOLIDARIETA' ALLA SARDEGNA NELLA GIORNATA ISTITUITA DAL CIRCOLO "DOMO NOSTRA"


di Sergio Portas

Come entri al teatro di via Turati, in Cesano Boscone domenica pomeriggio, ti accoglie un suono di launeddas che traccia sentieri di magia: è Matteo Contu che prova un “ no poto reposare”. E chi può riposare in santa pace dopo quello che deve scontare la Sardegna del dopo alluvione? Metti pure che  il fango sia stato grattato via dalle pareti delle case, quel  livello d’acqua mortifera  non si potrà mai cancellare  pur ridipingendo a quattro strati con calce viva. E’ di Gesico e sta frequentando un corso di perfezionamento dello strumento a Biella, mi dice Roberto Carrus, quello del gruppo Naramì che riesce a ballare il ballo sardo col bicchiere pieno di vernaccia sulla testa, lui oristanese doc,  strappando applausi dal pubblico e consenso tra le ballerine del gruppo da cui giammai riceve un rifiuto. Troppo bravo. Troppo bravi tutti, faranno dopo sei balli e un canto. Noi de “Sa oghe de su coro” cantiamo per primi, finalmente diretti da Pino (Martini Obinu) a ritmi meno improvvisati e anarchici che tendiamo ad assumere quando lui è assente, oggi poi deve fare bella figura che c’è in sala anche la sua Vera, in braccio a mamma Elena, solo un anno di vita e già sgambetta al ritmo de “su ballu torrau”. Vediamo di finire con un “Trallallera”, giusto per tirare su il morale del pubblico, ma è impresa titanica, il lutto è lungi dall’essere elaborato in toto. E poi ci sono due volontari della protezione civile ARCUS (Ass. region. Cani utilità Sardegna), con uno dei loro cani dal fiuto salva-vita, che ci riportano alla realtà del dramma che hanno vissuto quasi in diretta. Raccontando dell’onda fangosa che tutto travolge, in una terra che nei millenni della sua storia aveva eretto nuraghi possenti a salvare la gente da tali bibliche calamità.  Allora le mandava il dio in collera col suo popolo che scordava i sacrifici pattuiti. Ora che ogni dio è morto con Nietzsche, le responsabilità dello sfacelo, dei morti affogati negli scantinati a cui era stata data l’agibilità, va ricercata più prosaicamente nelle regole infrante dalle persone e dalle autorità che si danno. Quelle che controllare dovrebbero. Il lutto sardo ha colpito in continente, Simone Zamboni che da due anni fa il tautatore  a Borghetto Lodigiano e da sempre disegna per passione, tra un tatuaggio e l’altro  ha rimaneggiato la bandiera dei quattro mori: due dei quali si aggrappano alla rossa croce di San Giorgio, che spunta dall’acqua simile a coffa di galeone naufragante, e tendono la mano agli altri due che rischiano di affogare. Il “logo” buttato su internet ha fatto boom! Ripreso e rimandato per le strade dell’etere oggi viene venduto all’asta partendo da mille euro ( una signora sarda di Siena). Simone è qui con la sua ragazza che firma delle copie a stampa per la più modica cifra di venti euro l’una. Mai stato in Sardegna, ma non potrà esimersi dal visitarla oramai, si dice assolutamente stupito dal successo della sua idea, che gli si è palesata naturalmente man mano la drammaticità degli avvenimenti si andava delineando. Ora questo “logo” lo vogliono tutti, stampato sulle magliette, riprodotto in ogni articolo che tratti della catastrofe, a tutti Simone lo “vende” per beneficenza. A lui basta che stampigliato in basso sia il “Zambo Tattoo” della sua bottega artigiana. Davide Posadinu, di Nulvi, fa cantare una canzone ai genitori dei compagni di classe di suo figlio, la quinta B, che per questo natale destina ogni raccolta di fondi  “a quelli di Sardegna”. Lui poi, assieme alla chitarra di Angelo Bianchini , anima musicale del gruppo Naramì, altro esempio di “continentale che volle farsi sardo”, si esibisce in una ninna nanna di Anton’Istene: sul palco in braccio a donne in costumi sardi di madonne non riesce comunque a far addormentare Sofia che pure ha sei mesi di vita e, sontuosamente vestita con cuffietta rossa e gonna d’oro, spalanca gli occhioni a cercare mamma Cristina che è di Ballao, dove ambisce a tornarsene al più presto. Che se anche in continente c’è il lavoro in Sardegna è la vita. Quella vita che senti soffiare nel canto dei “Tenore Làcanas”, i quattro ragazzi di Nuoro che, anche loro, vanno portando solidarietà ovunque si tenga vivo il ricordo della calamità che ha colpito l’isola. Egualmente fa Cassiano Abis col ritmo delle sue poesie, in cui le parole dolenti non bastano a dire tutto il dolore. Nel mezzo dello spettacolo si svolge un’asta di fotografie, sono 12 stampe su tela 50x70cm dei fotografi Alessandro Spiga, Marco Colombo, Carlo Soro e Alex Mustard, i primi due sono presenti qui e ci raccontano retroscena gustosi dei loro scatti, per riprendere la regata dei velieri alla Maddalena, Alessandro si è lasciato letteralmente depositare  da un gommone in mutande su di uno scoglio e, al suo rientro in porto, ha visto che la sua immagine in deshabillè era già in internet, che tutti gli altri fotografi lo avevano immortalato. Marco ama fotografare volpi e raganelle. Se buttate i loro nomi su “Google” venite sommersi da immagini le più magnifiche e sontuose. Roberto Carrus si porta via, a rilancio, una veduta di Porto Flavia a Masua, che era il paese di babbo suo, e come lo dice nessuno osae rilanciare sul prezzo. E Massimo Demelas firma e vende le sue di foto, bianco e nero di lutto per il giovane fotografo di Nuoro residente a Milano, maschere tragiche del carnevale di Ottana, di Orani di Orotelli, che questo non è tempo di ridere ma di piangere.

7 risposte a “POMERIGGIO A TUTTO FOLKLORE A CESANO BOSCONE (MI): LA SOLIDARIETA' ALLA SARDEGNA NELLA GIORNATA ISTITUITA DAL CIRCOLO "DOMO NOSTRA"”

  1. Mamma mia che bell’articolo….. a Sergio Portas non e’ sfuggito quasi nulla…. della serata ricca e intensa che ha visto tanti artisti sardi emigrati prodigarsi nelle loro performance in modo eccellente. Serata riuscitissima… e non finisce qui….
    Grazie anche per questa condivisione Massimiliano ….. (instancabile)

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