NATALE A FIRENZE: TRA SOLIDARIETA' E FESTA, CON I SARDI DELL'A.C.S.I.T.


di Eleonora Diana

Quando a 19 anni ti si pone la scelta: andare all’università in Sardegna o partire per “il continente”, si opta subito per la seconda; la voglia di scappare, a quell’età, si sa, è tanta e non si bada a ciò che si lascia, a ciò verso cui si va incontro: devi partire, cambiare, i nostri paesini d’improvviso sembrano troppo piccoli, monotoni, soffocanti …. E poi in testa risuonano sempre le frasi “qui non c’è lavoro”, “vai lì, avrai più opportunità” e tu cogli subito la palla al balzo! Fino a quel momento non hai mai capito cosa significavano le frasi dei tuoi nonni “non scordarti mai delle tue radici”, “questa è la tua casa”; hai sete di conoscenza, di novità, in quel momento hai solo voglia di andar via…

Poi, d’improvviso, ti ritrovi catapultato in un ambiente completamente nuovo, in cui devi farti le ossa da solo, la famiglia è lontana, puoi contare solo su te stesso e all’inizio farti accettare e conoscere davvero agli altri non è per niente facile…Viaggi, viaggi tanto e scopri che il mondo è ricco di tante cose meravigliose, di tante novità…ma la casa, la famiglia e la tua terra iniziano a mancarti…Quando chiedevo il significato della frase “non dimenticare le tue radici” una persona mi disse che più avrei viaggiato, più avrei conosciuto altre persone, altri mondi e più avrei sentito dentro me l’attaccamento alla mia terra e che sarebbe stato proprio in quel momento che avrei capito davvero per la prima volta di essere sarda. Era una sensazione strana e nuova dentro me, è un filo invisibile che ci lega alla nostra Isola, come se prendessimo da lei, pur lontani, sempre nuova linfa vitale. Come disse uno scrittore britannico, David Herbert Lawrence “Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo…La Sardegna è un’altra cosa: più ampia, molto più consueta, nient’affatto irregolare, ma che svanisce in lontananza. Creste di colline come brughiera, irrilevanti, che si vanno perdendo, forse, verso un gruppetto di cime… Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa.”

Sono passati 8 anni da quando una ragazzina vogliosa di conoscere il mondo ha lasciato la sua Isola e più ho conosciuto persone e culture nuove in questi anni, più ho sentito l’attaccamento alla mia cultura, alle mie tradizioni, tutte quelle cose a cui non dai importanza quando ci sei in mezzo. Capisci quali sono gli atteggiamenti e i modi di fare che ci contraddistinguono come sardi, inizi a capire come è vista la Sardegna con gli occhi di un non sardo, hai voglia di far conoscere tutto della tua terra a chi pensa che la Sardegna sia solo Costa Smeralda. Inizi a riconoscere il tuo “essere sarda” fatto di tanti piccoli gesti, di voglia di ospitare, di far festa ogni volta che si invita qualcuno per una semplice cena, di ricordi di ricette mai provate, ma viste e riviste fare dai nonni e dalle mamme e in cui ti cimenti per la prima volta per far conoscere agli altri tutto ciò che fa parte di te.

Ora, come accade per tanti sardi emigrati la mia famiglia è per metà sarda e per metà toscana, ma il bisogno di condividere con le persone che provengono dalla tua stessa isola è tanta, soprattutto quando ci sono degli avvenimenti che ti coinvolgono da vicino. E’ davvero brutto sentirsi impotenti davanti a situazioni simili; quest’estate mi sono trovata in mezzo ad un incendio devastante che ha colpito la zona di Ghilarza e Paulilatino, abbiamo pianto una vittima del fuoco e per giorni pregavamo arrivasse l’acqua a portare via la distruzione e ora l’acqua ci ha tolto la vita a sua volta. Non voglio star qui a discutere su ciò che doveva esser fatto, sulla prevenzione e sui piani di emergenza, se n’è parlato tanto, si è già detto tutto quel che si poteva dire… Vorrei solo parlare di quanto, anche in situazioni spiacevoli, ci possano essere degli straordinari incontri.

Mai, come dopo gli ultimi spiacevoli accadimenti in Sardegna riguardo l’alluvione, ho sentito il bisogno di avere un contatto con la mia gente, di poter essere utile alla mia terra pur da lontano e così ho conosciuto l’ACSIT, a Firenze. Trovare un gruppo di sardi qui nella stessa città dove vivo è stato un tuffo a casa, anche se non conoscevo nessuno mi sono sentita subito in famiglia, fra amici. Purtroppo è stata una tragedia quella che ci ha uniti, ed è stato commovente vedere la forza e la solidarietà tra i sardi e verso i sardi da parte di tutti.

Grazie proprio all’impegno dell’ACSIT qui a Firenze si è potuto dar vita a svariati eventi di solidarietà verso le popolazioni colpite dall’alluvione, come la Cena di Natale organizzata al Centro Villa Bracci lo scorso sabato 14 dicembre. Una cena dai sapori dell’Isola, accompagnata dalla musica degli Ammentos, e in cui Sardegna e Toscana si sono unite ancora una volta.

E’ stata una serata unica, una serata di malinconia, tristezza, gioia, voglia di cantare, ballare, una serata piena di commozione. I profumi che hanno accompagnato la serata erano sardi: culurgiones, pecorino, salsiccia, malloreddos, cannonau, mirto, dolci…il tutto accompagnato dalle nostre canzoni popolari, dalla gioia di stare insieme e condividere tutto, anche il dolore e la voglia di rialzarci ancora una volta, orgogliosi come sempre e più forti di prima.

Alla serata erano presenti tanti sardi emigrati insieme a parenti ed amici toscani, era presente il Vicesindaco di Firenze nonchè Assessore al Welfare, Cooperazione internazionale, Sport e Casa, Stefania Saccardi e il Presidente di Villa Bracci Franco Baglioni. Mi hanno colpito le parole del Presidente del Centro, ha affermato che solo dalla vera conoscenza reciproca può nascere il rispetto e la solidarietà anziché il conflitto, la violenza e il pregiudizio e quella appena trascorsa è stata una vera serata di solidarietà: portavamo nel cuore la nostra Isola e credo nessuno in quelle ore abbia scordato le vittime della recente alluvione; ma c’era anche la voglia di divertirsi, stare insieme, far conoscere agli altri le nostre tradizioni, la nostra forza, la nostra voglia di reagire e credo proprio la serata sia stata un grande successo per questo motivo. Vedere insieme diverse generazioni di sardi e di toscani unirsi, stare insieme e condividere credo sia stato il motivo più grande di riuscita di questo evento.

Si dice che i sardi siano enigmatici e che la loro anima si rispecchi negli occhi, orgogliosi, all’inizio un po’ chiusi ma quando si aprono all’altro non tradiscono e non voltano le spalle, hanno dentro la malinconia, i colori del mare, delle colline, del cisto e delle pietre, del sole e del maestrale… Mi tornano in mente le parole della grande Grazia Deledda “Siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi. Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese. Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto. Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare. Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. Noi siamo sardi.”

Si, negli occhi abbiamo tutto questo, ma l’altra sera durante quella cena di solidarietà c’era solo tanta commozione, tanta gioia, tanta voglia di vita e di stare insieme.

Vorrei lasciarvi ora con due frasi tradotte e tratte da due brani sardi, uno dei Tazenda e Francesco Renga e uno per onorare uno dei più grandi artisti che la Sardegna abbia mai avuto, Andrea Parodi, e gli Ammentos che ci hanno accompagnati durante questa bellissima serata. Una frase è una richiesta di perdono verso la Nostra Terra che martoriamo ogni giorno da secoli e la seconda è un augurio che per il nostro popolo possa nascere presto il sole e che dopo la tempesta potremmo guardare insieme l’arcobaleno.

“Da questa notte Madre Terra Sognerò solo pace, alba e sole Anima mundi Segno di Dio Madre Terra pura stella Inonda oblio per ogni vita Bella Madre addolorata Rispondi al grido della follia E perdonaci Tutti gli errori E perdonaci Madre Terra ora brilla Alza il tuo grido, la tua preghiera Bella Madre addolorata Madre infinita Buongiorno a te Madre Terra.”

“Danza nel vento di tramontana Danza insieme a me Danza nel mare dell’avventura Danza in questo giorno… Vola nel vento dell’ingiustizia Vola insieme a me Vola nel mare dell’indifferenza Vola in questo giorno… Noi, i ricordi Noi, le cadute Noi, come cinghiali dispersi Nel fango, Noi Tu ed io sotto una ferula Dove nasce l’arcobaleno.”

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