L'ISOLA CHE C'E' 2013 – SARDEGNA INCONTRA ROMA: "LEGGERE PER SCRIVERE" DI PERGENTINA PEDACCINI FLORIS

Antonio Maria Masia con Pergentina Pedaccini Floris

di Antonio Maria Masia

La manifestazione dell’”Isola che c’è 2013 Sardegna incontra Roma”, a cura del Gremio e della Gia,  è stata chiusa domenica 6 ottobre  con la presentazione del libro “Leggere per scrivere”, di Pergentina Pedaccini Floris,  vedova  di Bachisio Floris, il Presidente dei probiviri deceduto a novembre del 2012. Il Presidente del Gremio Antonio  Maria Masìa, dopo un breve toccante ricordo rivolto appunto all’amico e collaboratore scomparso, ha intervistato la professoressa, autrice del manuale di scrittura creativa.

La prima domanda pone un problema fondamentale: si può insegnare a scrivere?

Sì, risponde  l’autrice., non si può insegnare a diventare grandi poeti o scrittori, ma si può insegnare a scrivere.

Il poeta ha un quid che lo differenzia dallo scrittore normale: sa vedere le cose in modo diverso dagli altri, e le sa scrivere in modo diverso dagli altri.  Nella concezione moderna dell’arte non è il soggetto , il contenuto del testo a darne il valore artistico, ma  l’unicità del punto di vista e quella della forma. Tutti sono capaci di dire che vicino a Recanati c’è un colle , in cima al quale una siepe impedisce di vedere il panorama, ma solo Leopardi ha deciso di salire in cima a quel colle proprio perché quella siepe impedisce di vedere e gli può permettere di immaginare, di “fingere “ l’infinito. Assolutamente personale, inoltre, è la scelta dei vocaboli “ermo” “interminati” “sovrumani”, vocaboli vaghi, indeterminati, dal suono  pieno di echi imprecisi e lontani.

E’ però ormai superata la convinzione che si scriva sotto l’impulso di un’ispirazione improvvisa, quasi di un dèmone interno; chi scrive, diceva Calvino, deve rispettare due tempi: quello di Vulcano, che lavora sotto terra, nella sua fucina, pazientemente e a lungo, e quello di Mercurio, che vola veloce a portare agli uomini la parola degli dei; il lavoro dell’uno è necessaria preparazione a quello dell’altro.   Così l’Infinito, che sembra scritto di getto, ha una gestazione durata anni, durante i quali il poeta correggeva, rielaborava, riscriveva. I Promessi sposi sono stati scritti in un arco di circa venti anni, e Manzoni modificava più volte il titolo, la lunghezza degli episodi, i nomi e le vicende dei personaggi.

Si può imparare a fare questo lavoro di preparazione e  organizzazione del testo, e, in una certa misura, anche di scelta del linguaggio e  rifiuto dei punti di vista più banali, e arrivare a costruire un testo dignitoso, scritto bene, chissà, a volte anche artisticamente valido.

Il manuale presentato è dedicato proprio a  questo tipo di  studio; quanto più si è consapevoli delle tecniche di scrittura, e si conoscono le regole per scrivere un racconto, per costruirlo nelle sue parti, tanto più  sembrerà spontaneo e autentico il risultato. Le stesse regole valgono anche per il “testo” cinematografico. L’analisi del testo letterario è, infatti, continuamente affiancata da quella dei film più conosciuti e più facilmente reperibili in DVD , o in televisione. In questo caso la “lettura” è intesa in senso metaforico, come visione consapevole del film.

Ma per  raggiungere questa consapevolezza, è necessario prima di tutto imparare a  leggere  in modo diverso, passando da una lettura passiva ad una lettura attiva. Per questo motivo, tutti gli argomenti affrontati vengono sostenuti con esempi presi da autori adatti a fungere da “modelli” per il  tipo di testo  di volta in volta preso in esame. Si ottiene così  il duplice  risultato di constatare sul modello proposto la validità della regola, spingendo il lettore ad “entrare” nei meccanismi interni di una narrazione, e condurlo, infine, a divenire consapevole dei motivi per cui quel testo  riesce a coinvolgerlo ad un livello così profondo.

  Allo stesso tempo, per l’abbondanza di autori citati e di brani antologici forniti, il manuale si propone come un continuo suggerimento di letture a chi, anche se non spinto dal desiderio di scrivere, voglia semplicemente ampliare il suo panorama letterario.

Proprio questa è la spiegazione che l’autrice dà ad Antonio Masia che le chiede il perché del  doppio titolo del manuale: “Leggere per scrivere”.

 Dunque, non si può insegnare a scrivere se prima non si insegna a leggere. Lo scrivere non è mai slegato dalla lettura. Si può leggere senza avere l’ambizione di scrivere, ma si può far capire a tutti che se vogliono scrivere  troveranno nel modello offerto dai vari autori gli esempi per  tentare.  Certo con diversi livelli di risultati, ma ci  si può provare.

Anche per chi ha già spiccate capacità di scrivere, è sempre  necessario avere un metodo, perché è dietro l’angolo il pericolo di essere troppo prolissi, di  non rispettare le proporzioni fra le varie parti di una storia, o di non dedicare sufficiente cura al linguaggio utilizzato, usando frasi fatte o prive di forza evocativa.

Questo metodo è adatto, dunque, sia  a chi  voglia avvicinarsi in modo più consapevole al mondo  della scrittura narrativa,  sia a chi voglia scrivere per  comunicare con gli altri,   o anche solo per liberare il proprio animo da  qualcosa che sentiamo di dover manifestare. Ma è poi necessario a chi voglia accostarsi alla scrittura per motivi professionali (per riviste, cinema, televisione) migliorando l’efficacia dei propri testi . Alcuni capitoli del manuale sono espressamente  dedicati all’intervista, alla sceneggiatura, all’articolo di giornale ecc., alla recensione, al romanzo, alla fiaba. 

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