I VIAGGI? L'ANTIDOTO ALLA VOLGARITA' E ALLA STAGNAZIONE DI IDEE. PIERLUIGI PIU, ARCHITETTO CAGLIARITANO GIRAMONDO

Pierluigi Piu

di Giovanni Runchina *

Pacatamente attivo. Pierluigi Piu va di fretta, anche se non lo dà a vedere: passo e parole posati, cervello in continua attività, è un ossimoro che cammina. Cinquantanove anni, cagliaritano, architetto con studio in città, si divide quasi equamente tra la Sardegna e l’Europa. Piedi nell’Isola e idee sparse un po’ ovunque, racconta la sua vita di “sardo nel mondo” da una prospettiva inedita, quella del professionista sempre sul punto di emigrare ma che, alla fine, resta.

«Ci ho pensato molte volte, senza però mai attuare veramente questo proposito – spiega – forse perché, avendo ripetutamente soggiornato all’estero per lunghi periodi con la possibilità di rientrare in Italia in qualunque momento, non ho mai sentito l’esigenza di un trasferimento definitivo. Tuttavia ogni tanto si riaffaccia la tentazione di andare altrove, in un posto dove la mia professione abbia maggior prestigio».

Perché, chiarisce: «La Sardegna non è un posto per architetti e le opportunità scarseggiano, soprattutto per chi, come me, non ha mai cercato d’avere addentellati con la politica. Cercare occasioni altrove è sempre stato consigliabile e lo è tuttora».

Una vita, quella del professionista cagliaritano, costantemente oltre il mare; studi in architettura a Firenze «città meraviglio a e ideale per chi voglia intraprendere il percorso che ho scelto, non sarò mai abbastanza grato alla mia famiglia per avermi offerto quest’opportunità coi suoi sacrifici», Pierluigi Piu ha familiarizzato sin da giovane con l’estero: «Il primo contatto risale al periodo dell’università, quando risposi per caso all’annuncio su una importante rivista di settore, Domos, pubblicato da un’azienda francese che cercava giovani creativi. Con mia grande sorpresa fui contattato per progettare a Parigi un particolare tipo d’occhiale per un’azienda leader nel settore. Il rapporto prosegue tuttora anche se in maniera occasionale»

In mezzo, una serie corposa di lavori in Sardegna ma, soprattutto, in mezza Europa: Belgio e Inghilterra in modo particolare. Tra quelli che cita più volentieri, la ricostruzione – tra il 1996 e il 1998 – con altri colleghi stranieri di Palazzo Berlaymont a Bruxelles, sede storica del Consiglio dei Ministri dell’allora Comunità Europea, su incarico dell’architetto Steven Beckers. Il più recente, e ugualmente ricco di soddisfazioni, nel 2012 a Londra dove Pierluigi Piu ha curato l’allestimento interno dell’Olivocarne Restaurant, ristorante del cagliaritano Mauro Sanna che nella metropoli inglese è diventato una star.

Sempre per il marchio Olivo ha diretto i lavori di rifacimento degli interni di Olivomare, Olivino (2007) , Oliveto (1996) e Olivo (1991). Sfide che gli sono valse numerosi riconoscimenti internazionali: nel 2007 riceve a Mosca il Russian International Architectural Award, l’anno successivo a Los Angeles l’International Design Award e nel 2009 l’Archi-Bau Design Award. Due anni dopo, 2011, è a Roma per ritirare il premio Compasso d’Oro. Ma è stato anche profeta in patria col premio conferitogli a Cagliari dall’Istituto Europeo di Design nel 2012.

Del nostro Paese, da architetto, dà un giudizio lapidario: «L’Italia ha la reputazione di patria del bello e dei maestri d’architettura ma, da troppo tempo, vive di una fama che non corrisponde alla realtà. La cura e la valorizzazione del paesaggio sono precipitate agli ultimi posti della lista d’interessi della politica che pur si nasconde dietro la facciata di Commissioni ad hoc, puntualmente rivelatesi inadeguate e inefficienti».

Due i tasti dolenti: la mancanza di cultura e di sensibilità da parte della committenza e la scarsa considerazione del ruolo dell’architetto. «La generalizzata caduta di valori – dice il professionista cagliaritano – si riverbera in tutti gli aspetti della vita sociale e anche nell’architettura. Per questo motivo il nostro sarà un lascito di volgarità e ordinarietà cui sarà possibile rimediare solo in tempi lunghi, di generazioni. Per quanto riguarda il ruolo dell’architetto, all’estero, gode di un prestigio sicuramente maggiore dato che, in moltissimi Paesi, è l’unica figura abilitata a sovrintendere ai processi edificatori e la sua firma è indispensabile per la realizzazione di quasi tutti i progetti. L’Italia, invece, è ancora vittima dell’irrisolto antagonismo fra architetti, ingegneri, geometri e finanche periti agrari e edili. Una confusione che ha creato e che continua a creare danni alla nazione».

Dal suo personale angolo visuale, tuttavia, consiglia ai colleghi più giovani a mettersi in gioco e a cercare esperienze sempre nuove: «Li esorto a impadronirsi delle lingue e ad andare a vedere di persona come si lavora in altri Paesi. Chi poi vorrà tornare a casa potrà portare con sé il bagaglio acquisito per combattere la disperante stagnazione d’idee che affligge la nostra isola».

* Sardinia Post

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