ANTIOCO, IL SANTO VENUTO DAL MARE: LA GRANDE PASSIONE DI ROBERTO LAI PER IL PATRONO DELLA SARDEGNA ED IL COSTANTE IMPEGNO PER LA DIVULGAZIONE DELLA SUA STORIA

Roberto Lai presenta il fumetto dedicato ai bambini con la storia di Antioco

di Elisa Sodde

ROBERTO, con tanta emozione, voglio ringraziarti per avermi concesso quest’intervista che – devo dire – mi onora e mi inorgoglisce perché tua concittadina e, soprattutto, per l’occasione di imparare tanto da una persona preparata ed appassionata come te. Premesso che della tua importantissima attività investigativa parleremo più diffusamente in un’altra occasione (quando verrai a Noale –VE– per un incontro con l’associazione culturale “Un ponte fra Sardegna e Veneto”), passo subito a chiederti: quando ha avuto inizio la tua grande passione, i tuoi studi e le tue tante ricerche sul nostro Santo Patrono? Ho già avuto modo di raccontare questo episodio nella prefazione della Relazione sulla Inventio dell’illustre Martire e Apostolo della Sardegna, San Antioco nella propria chiesa di Sulci. Ripercorro volentieri questo racconto che in qualche modo ha segnato questa mia passione per Antioco, il Santo venuto dal mare. Ricordo che agli inizi degli anni Settanta, con la presunzione di aver rinvenuto un reperto antico, mi recai nel Santuario di Sant’Antioco per mostrarlo a Don Salvatore Armeni, cultore locale del passato. Era la prima volta che entravo in quella chiesa: mi sentivo impotente ed affascinato, avvertivo l’odore e il sapore dell’antico, non vedevo l’ora di mostrare il reperto a Don Armeni, sperando che come premio mi facesse visitare le catacombe. Arrivò il momento fatidico, con garbo e altrettanta pazienza Don Armeni mi ospitò nella sua dimora, gli mostrai timidamente il reperto, e il prelato non perse tempo, esaminandolo ed emettendo subito il responso: «Tutte le pietre sono antiche, ma non tutte sono lavorate dall’uomo. Questa l’ha lavorata la natura; è molto bella, ma non ha nessun valore». Accettai sommessamente la perizia, ma, mentre ascoltavo sbirciavo intorno: non avevo mai visto tante antichità, e pur non capendone l’importanza, rimasi folgorato da tanta bellezza. Chiesi timidamente la possibilità di vistare le catacombe; Don Armeni non esitò, mi affidò alla guida di un ragazzo che raccontava la storia del Santo di colore con sorprendente proprietà di linguaggio, ripetendo a memoria, con l’enfasi di un piccolo archeologo, il testo dell’epigrafe detta Aula Micat. Quel racconto mi affascinò. Quella guida che raccontava con tanta passione la storia del martire sulcitano era l’attuale Sindaco del Comune di Sant’Antioco, Mario Corongiu, che oggi, con identica convinzione, sostiene la riscoperta storica del culto del nostro Patrono.

Vuoi raccontarci dunque, in base alle tue ricerche, chi era realmente Sant’Antioco e quale importanza ha rivestito e tutt’ora riveste per la Sardegna? Cercherò di esser sintetico per questioni di spazio … il resto, in modo dettagliato, lo si potrà leggere ed approfondire sugli Annali di storia e archeologia sulcitana ed in tutte le altre pubblicazioni dedicate al Santo prima indicate, in particolare nel testo curato insieme al ricercatore e amico Marco Massa, S. Antioco da primo evangelizzatore della Sardegna a Glorioso Protomartire – Patrono della Sardegna.

S. Antioco è stato il primo evangelizzatore di Sulci, padre della prima chiesa Cristina della Sardegna. Secondo l’agiografia visse in Mauritania e morì nell’isola di Sulci durante il regno dell’imperatore Adriano (117-138): in ordine di tempo, sarebbe, quindi, il primo martire della Sardegna, uno straniero, un emigrato di colore giunto nelle nostre terre. Dopo il ritrovamento delle reliquie, avvenuto il 18 marzo 1615, questo suo status di Protomartyr Apostolicus svolse un ruolo decisivo nell’assegnazione, da parte della Sacra Rota, del Primato Metropolitano nell’isola. La diffusione di questo culto è documentata, in modo capillare, nell’intero territorio sardo ed anche in Corsica. Il Santo Patrono era salutato nei vari idiomi usati dai dominatori e dai locali: dal latino (Patronus totius Regni Sardinae) al castigliano (Patron de la Isla de Sardegna), dal sardo logudorese (Patronu de sa Isola de Sardigna) all’italiano (Protettore insigne della Chiesa sarda), a dimostrazione della continuità cronologica e territoriale del suo culto. Nel 1124 il giudice di Cagliari, Mariano Torchitorio, decretò di offrirgli in donazione l’intera isola sulcitana, pro remissione dei propri peccati e di quelli di tutti i suoi familiari. In seguito a ciò, dunque, l’isola di Sulci assunse il nome dello stesso Martire, Isola di Sant’Antioco.

A fine agosto hai tenuto a Sant’Antioco una conferenza dal titolo “Il culto di Nostra Signora di Bonaria tra la Sardegna e la Terra di Papa Francesco”. In quell’occasione hai anche sottolineato che esiste un collegamento fra il nostro Santo e la Madonna di Bonaria: puoi spiegarci quali legami esistono fra i due compatroni della Sardegna? Durante i miei studi e ricerche su S. Antioco, a Cagliari, presso il Museo intitolato a Giuseppe Gasperini De Orange, ho individuato un’opera molto particolare, un antico quadro che presenta una rarissima iconografia di S. Antioco con Nostra Signora di Bonaria, in un accostamento tra i due compatroni ante litteram. Si tratta di una tela dipinta ad olio del XV secolo, che rappresenta (questa è l’esatta dicitura) la Viergen Santissima de Caller de Bonaire en el coto de la Mercede y el Santo Antioco sulcitano patron de la Serdegne *

Questo binomio non dovrebbe in realtà meravigliare, poiché, nel Santuario di Bonaria nell’antichità si svolgeva una grandiosa festa in onore di S. Antioco. Nella Basilica erano, infatti, presenti due simulacri e due cappelle intitolate al nostro Santo Sulcitano: la prima, collocata nell’arco d’ingresso della Basilica – come risulta da un breve di Innocenzo X del 1650 – portò il titolo di Sant’Antioco,  dal 1708 al 1781 (73 anni); la seconda, oggi dedicata a S. Raimondo Nonnato, cardinale mercenario, era intitolata a Sant’Antioco tra il 1781 ed il 1933 (ben altri 152 anni!). L’apertura praticata nel 1933 occupava l’area di una cappella che, come tutte le altre, lungo il corso dei secoli ha cambiato più volte titolo.

Curiosa anche la testimonianza del Lippi (E. Lippi, Storia del Santuario di Nostra Signora di Bonaria, Cagliari, 1870) che nella seconda metà dell’800 scrive che le statue dedicate a Sant’Antioco sul colle di Bonaria erano due, di cui la prima ospitata nella nicchia della cappella dove i Santo Sulcitano era rappresentato secondo i canoni (all’africana); l’altra molto più bella, la quale veniva esposta in occasione della Festa. La prima è stata anche descritta dal Canonico Spanu  nel 1861: vestita dal solito suo carattere africano, e per niente bella.

La devozione a S. Antioco sul colle di Bonaria si evince anche da un passo tratto dall’opuscolo di Tommaso Napoli, (Vita, Invenzione e miracoli del Glorioso Martire Sant’Antioco; Cagliari Reale Stamperia MDCCIXXXIV): Tanta è la divozione di questi popoli verso il glorioso martire Sant’Antioco, che non vi è città, né villaggio in questo regno, in cui non vi sia o chiesa, o altare, o statua, o immagine innalzata a onor di questo Santo, o a lui consacrata, facendosi nella Sardegna varie feste, ed in vari giorni, e tempi a suo onore, particolarmente nella città di Cagliari, ed Iglesias, nelle quali la divozion verso Sant’Antioco è più universale, e fervente. È vero che si è scemato il concorso alla festa del Santo nella sua isola, non contandosi ora ordinariamente più di sei, o ottomila persone, ma non si è scemata perciò la divozione, dovendosi ciò attribuire alla celebrazioni di tante feste del medesimo Santo, che da poco tempo sono state introdotte in varii luoghi, come abbian detto, particolarmente a quella che si fa in Cagliari, nella chiesa dei PP. della Mercede, detta di Bonaria, a quella che si fa nel villaggio di Pirri, mezza lega distante da Cagliari.

Prima di analizzare l’opera per capire in qualche modo l’accostamento tra La Vergine Nostra Signora di Bonaria e Sant’Antioco riporto il seguente stralcio tratto da Libro Notizie della Sardegna di Josph Fuos: … da tutte le regioni si affluisce a tali pompose feste, e qui noi abbiamo particolarmente due feste all’anno, che si distinguono dalle altre. Una è la festa di Sant’Antiogo, la quale si celebra in primavera in Buenos Ayres ovvero a Buonaria. In quest’ultima ricorrenza, uno dei festeggiamenti più importanti, per partecipazione e fede, era proprio quello celebrato a Cagliari, la cui processione si snodava attorno alla chiesa di Bonaria e al quale accorreva, a piedi o con i carri (le cosiddette trakkas), una moltitudine di fedeli da tutto il Campidano.

Significativa altresì la descrizione offerta dal Lippi nel 1870: Quasi improvvisamente e come per incanto, Bonaria non pare più una collina cagliaritana, sì un vero villaggio, oppure un ridotto di popoli diversi per lingua, vesti e costumi: è la religione che li ha uniti per venerare un sardo eroe.

Ritornando all’antico quadro che rappresenta la Santissima Vergine della Basilica di Bonaria con Sant’Antioco Sulcitano Patrono della Sardegna … L’opera pittorica già citata e recante la dicitura La Viergen Santissima de Caller de Bonaire en el coto de la Mercede y el Santo Antioco sulcitano patron de la Serdegne, è rivolta probabilmente a una committenza ispanica, presumibilmente religiosa e presente nello stesso territorio sardo. D’altronde, nel Seicento la presenza dei religiosi spagnoli era molto diffusa in tutto il Regno, non ci meravigli dunque la scritta in lingua ispanica. In ugual misura si potrebbe trattare di una committenza spagnola non presente nel territorio: la specificazione, nell’iscrizione in calce, della provenienza cagliaritana della Madonna di Bonaria de Caller, così come quella di Santo Antioco patron de la Serdegne, potrebbe essere rivolta a non sardi. L’iscrizione di cui sopra informa che il dipinto riproduce un simulacro scultoreo della Madonna di Bonaria così come detenuta en la Real Co(mpania) de la Merced, ossia presso la Reale Compagnia della Mercede: ce n’erano varie, in Spagna e in America Latina, una anche a Roma, importantissima, in derivazione dell’Ordine dei Mercedari, fondato nel 1218 da San Pietro Nolasco, barcellonese, depositario, a Cagliari, del culto della Madonna di Bonaria.

L’iconografia della Madonna di Bonaria, molto vicina a quella della statua tardo-quattrocentesca, catalana, che a Cagliari è diventata la sua immagine per eccellenza, è contaminata da qualche elemento (il velo, la corona regale, che il Vaticano ha riconosciuto alla Vergine di Bonaria solo nel 1870) che deriva, probabilmente, dall’iconografia della Vergine della Mercede, al cui culto i Mercedari di Pedro Nolasco sono dediti fin dalla loro fondazione. La stessa statua, arrivata a Cagliari nel 1370 in una cassa di legno che galleggiava in mare e subito identificata nella Madonna di Buen Ayre, protettrice dei marinai (la città argentina deve il suo nome proprio al culto nato a Cagliari), doveva riferirsi alla Vergine della Mercede, protettrice di Barcellona.

Il rapporto iconografico fra la Madonna di Bonaria e S. Antioco è quello ben noto dell’intercessione: il santo che intercede presso la Madonna a nome dei fedeli che rappresenta e che lo considerano come loro patrono, affinché Ella venga loro incontro. La posizione del santo, inginocchiato e orante alla destra di Maria, riflette in maniera ordinaria l’evoluzione dell’iconografia dell’intercessione, trovando possibili relazioni con la ben nota rappresentazione di Guido Reni con San Filippo Neri che venera la Madonna di Vallicella (1615).

Da notare lo “sbiancamento” del volto di Antioco, rivelatore delle tensioni del mondo cristiano rispetto alla perdurante minaccia turca, e l’annullamento dell’abbigliamento “dotto”, da medico, con il tipico copricapo, spesso associato nell’iconografia occidentale all’abbigliamento degli islamici colti (Avicenna, Averroé, ecc.).

Un’altra curiosità la rinveniamo nella ristampa di un’operetta intitolata Vida De Sant Anthiogo metge Y martir (composta in Sardegna nel sec. xv e assai diffusa nel secolo seguente, mediante la stampa in tutta la Sardegna: il Cav Edoardo Toda nel 1890 curò una ristampa di sole 50 copie a Barcellona, servendosi allo scopo dell’unico esemplare stampato esistente allora nell’archivio della curia arcivescovile di Cagliari, ma ora introvabile) in cui ritorna il riferimento al santo come compatrono. In una stampa precedente dello stesso testo appare uno splendido frontespizio con un’incisione raffigurante S.Antioco a cavallo, mentre il riferimento alla condivisione del ruolo di patrono appare nella ristampa curata dal Cav. Edoardo Toda, quindi diversi anni prima dell’ufficiale elezione della Madonna di Bonaria come massima patrona della Sardegna (avvenuta nel 1907 ad opera di Papa Pio X).

Come ultima domanda, mi permetto di lanciarti una provocazione: in questi  ultimi cinque anni in cui a Sant’Antioco (paese) c’è stata la tua discesa in campo in prima linea in ambito culturale – con tutte le tue pubblicazioni, dagli Annali ai testi specifici dedicati al nostro Santo Patrono – a fianco dell’amministrazione comunale, in paese qualcuno ha vociferato che il Comune spendesse parte dei «soldi delle tasse dei cittadini per regalare libri». Sinceramente, posso dire che questa tua domanda mi fa, invece, molto piacere perché mi da modo di tornare brevemente su questo fatto spiegando meglio il mio pensiero ed anche il mio modo di essere e di agire.

Sono fermamente convinto che la cultura non debba avere prezzo. Pertanto, ritengo che se un Ente (nel caso specifico, il Comune di Sant’Antioco) investe in cultura ed io mi adopero per divulgarla – sottolineando che lo faccio assolutamente senza scopi di lucro – il cittadino che riceve una pubblicazione, in realtà, non sta ricevendo un dono dal suo Comune, bensì, a mio modo di vedere, è l’amministrazione che gli sta restituendo, sotto forma di libro, parte delle tasse pagate. Non mi piace sentir dire che il Comune di Sant’Antioco regali i libri, perché per me non è assolutamente così. Il Comune, in realtà, non sta facendo altro che restituire ai suoi cittadini parte della propria identità, delle proprie radici, della propria storia e, si, delle tasse versate. Questa è stata la condizione che l’Amministrazione Comunale di Sant’Antioco ha sposato; questa è la condizione che mi appaga degli sforzi fatti nello specifico settore.

Abbiamo pubblicato migliaia di pagine, cinque volumi degli Annali, tre libri dedicati al Santo Patrono e in ultimo il Fumetto dedicato ai bambini, Antioco il Santo venuto dal mare. Anche quest’ultimo lavoro mi ha dato grande soddisfazione: oltre ad esser stato molto apprezzato dai giovanissimi, infatti, è stato degno di nota anche al Festival Internazionale del Fumetto diretto da Bepi Vigna; addirittura, i dirigenti del fumetto tunisino in questo momento stanno traducendo l’opera in lingua in araba. Ciò significa che Antioco riesce ancora ad unire popoli così lontani e diversi per usi, costumi e tradizioni, e questo è davvero straordinario. Insomma, credo che il cammino intrapreso sia fondato su sane e solide basi. Ora speriamo nella costruzione di un solido edificio che unisca il popolo sardo sotto l’egida del nostro Santo protettore, Antioco il Santo venuto dal mare.

(*) L’opera si trova a Cagliari presso il museo intitolato a Giuseppe Gasperini (pubblicato a cura di Roberto Lai in Annali di Storia e Archeologia Sulcitana 2009, per gentile concessione dell’Editore Ettore Gasperini)

11 risposte a “ANTIOCO, IL SANTO VENUTO DAL MARE: LA GRANDE PASSIONE DI ROBERTO LAI PER IL PATRONO DELLA SARDEGNA ED IL COSTANTE IMPEGNO PER LA DIVULGAZIONE DELLA SUA STORIA”

  1. Grazie a te direttore di TottusinPari … Tutti insieme -tutti quelli che contribuiscono a TIP- siamo una bella squadra … tante belle persone ricche di amore e passione per la loro Terra.

  2. complimenti a Tottus in pari, per aver trattato un’argomento caro agli antiochensi e sardi tutti che riconosco l’operato di Roberto Lai unico, passionale e incondizionato. Complimenti a Elisa Sodde per l’ottima intervista.

  3. Interessante questo studio su s. Antioco.
    Domanda : ma allora il patrono della Sardegna non e’ sant’efisio?

  4. Ne ho anche scritto, Lai ha portato fuor dell’isola nel continente la figura di questo Santo personaggio, ma non soltanto nell’iconografia immaginaria e popolare e il culto propri della terra in cui ha origine, ma lo ha storicizzato e reso “vero”con ricerche e studi degni di un “ricercatore” professionista. Antonello Ferrero -Roma

  5. S.Efisio, con tutto il rispetto e’ Patrono della fiera campionaria e’ Patrono di una Lobby che riceve succulenti finanziamenti. S. Efisio non è neanche Patrono di Cagliari. Povero San Saturnino gli hanno tolto anche questo primato.La Patrono della Sardegna e ‘ N.S. Di Bonaria il compatrono storico e’ il Glorioso Sant Antioco. Leggete la storia e tutto sarà più chiaro. Sant Antiogu gloriosu e miracolosu siasta su nostru intercessori e de sa Sardigna tutta nostu Protettori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *