IDEE DI LIBERTA': MICHELE SCHIRRU E COSTANTINO NIVOLA, EMIGRATI NEGLI STATI UNITI

Michele Schirru

di Angelino Mereu

Nel 1931 Michele Schirru, anarchico sardo originario di Padria (SS), residente negli USA, partì dall’America per l’Italia con la precisa intenzione di assassinare Mussolini. Per una serie di vicende Schirru fu scoperto e arrestato dalla polizia fascista prima che potesse attuare il suo proposito. Dopo un processo farsa che trascurò i più elementari diritti legali (durante la cattura, tra l’altro, Schirru fu gravemente ferito), l’anarchico fu condannato a morte per fucilazione. L’esecuzione della sentenza avvenne ad opera di un plotone di esecuzione composto esclusivamente da militari sardi che, così, salvarono “l’onore” della Sardegna, offesa dal tentativo di Schirru. La vicenda di Schirru lasciò un segno profondo nell’artista Costantino Nivola che in un certo qual modo si identificava con l’anarchico: entrambi sardi, entrambi vicini alle idee libertarie e antifascisti convinti, entrambi emigrati negli Stati Uniti. Non è un caso, quindi, se negli anni ’70, quando l’artista decide di onorare la memoria di Schirru, nei numerosi schizzi e disegni che realizza, la figura dell’anarchico sia spesso rappresentata proprio da un autoritratto di Nivola. L’idea di Nivola era di realizzare una sorta di quadro storico che recuperasse dall’oblio la figura dell’anarchico, sconosciuta ai più e che rischiava di essere dimenticata. Nivola esegue numerosi disegni e schizzi preparatori, col pensiero rivolto a un’opera monumentale che ricordasse degnamente Schirru e che imprimesse nella memoria l’orrore del plotone di militari sardi, accorsi in massa, per eseguire la fucilazione del conterraneo “traditore”. I disegni di Nivola, nel 1977, vennero esposti alla galleria Il Segno di Roma, ma rimasero allo stato embrionale rispetto al progetto destinato a esaltare la figura di Schirru. L’unica cosa definita e giunta a compimento di quel ciclo di disegni è una litografia (sempre del 1977) che raffigura la scena del processo a Schirru, ambientato nel foro romano dominato da rovine classiche e da una lapide che riprende un brano del discorso che Cicerone, nel 54 a.C., pronunciò contro i sardi e in difesa di Scauro. È la stessa ambientazione che compare in numerosi disegni e schizzi, con l’imputato in piedi, al centro della scena, i giurati pronti a condannarlo e i sardi, chiamati per la fucilazione che, in attesa della sentenza farsa, organizzano una sorta di fiera paesana, con tanto di maiali e agnelli squartati approntati per il banchetto. Durante le ricerche per il mio libro “Il Nivola ritrovato” (Nardini Ed., 2012), ho avuto modo di visionare e descrivere uno dei disegni realizzati da Nivola per ricordare Schirru. Il disegno, come riportato nella dedica autografa di Nivola, era definito come un “mancato tentativo di esprimere l’epica storia di un sardo”. Una dedica amara che, ancora una volta, sottolineava la scarsa attenzione che un progetto di Nivola aveva incontrato tra le istituzioni e che si andava ad aggiungere alle delusioni che, proprio in quegli anni, erano giunte dalla bocciatura dei progetti per i monumenti a Gramsci e alla Brigata Sassari, rifiutati dai comuni di Ales e di Sassari.

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