SCONFIGGERE LA BLUE TONGUE: A RISCHIO LA PIU' GRANDE INDUSTRIA, QUELLA OVINA, DELLA SARDEGNA


di Mauro Pili

La più grande industria della Sardegna, quella ovina, è a rischio. In questi ultimi giorni e settimane il fenomeno della cosiddetta Lingua Blu (blue tongue) ha raggiunto drammaticamente tutte le province dell’isola e sono ormai tantissime le aziende che rilevano un escalation del contagio senza precedenti. Si tratta di una situazione che sta divenendo ora dopo ora sempre più grave con punte del 100% delle aziende di singoli territori contaminate dal letale virus che non lascia scampo alle greggi. Dal sassarese al medio Campidano si vive in uno stato di preoccupazione elevatissimo proprio perché si rischia di perdere l’intero patrimonio zootecnico sardo. Serve un intervento immediato, non solo diretto ad arginare questo virus nelle aree colpite, ma occorre un vero e proprio piano Marshall, in grado di incidere direttamente sul vettore di questa gravissima malattia che colpisce gli ovini. A rischio è il più grande patrimonio zootecnico dell’area mediterranea, quello più rilevante del nostro Paese, con oltre 3 milioni e mezzo di ovini. Serve un’azione urgente e senza ulteriori ritardi. I mesi di settembre e novembre posso essere decisivi per un’ulteriore moltiplicazione delle larve e dei vettori della malattia. Occorre intervenire sia sul bestiame, sia sulle aree a rischio riproduzione del vettore. Esistono prodotti selettivi che consentono di abbattere sul nascere le larve e lo stesso insetto vettore (culicoide). Deve essere attivata una campagna urgente, considerato che sino ad oggi risulta essere stata inefficace e comunque limitata. E’ indispensabile l’immediata predisposizione di un piano d’azione al quale deve partecipare a pieno titolo la protezione civile nazionale che, a prescindere dalle competenze, ha in capo strutture in grado di sostenere una campagna così rilevante come quella necessaria in poco tempo. Questa escalation, senza timori di allarmismi, rischia di essere una vera propria calamità senza precedenti per la nostra Regione e deve essere messo in campo ogni sforzo per salvaguardare un’industria con decine di migliaia di operatori che rischiano di finire sul lastrico e per i quali servono immediati interventi di risarcimento. Occorre attivare un tavolo tecnico scientifico esteso anche alle organizzazioni degli allevatori che consenta di valutare urgentemente alcune questioni imprescindibili come il ricorso alla vaccinazione contro la febbre catarrale degli ovini, intervento di fatto obbligatorio considerato che vengono escluse da qualsiasi ristoro di danni le aziende che non vaccinano. Questo ovviamente non consente di valutare caso per caso l’esigenza o meno della vaccinazione posto che si tratta in molti casi di un intervento ad elevato rischio sia per la produzione del latte che per la stessa filiazione. Per questo motivo sarebbe indispensabile un piano di monitoraggio sulle aziende teso ad intervenire in modo puntuale e non generico per l’eliminazione dei capi colpiti e di quelli a rischio. Resta da affrontare in modo autorevole e senza condizionamenti l’efficacia e l’innocuità dei vaccini attualmente utilizzati contro il virus della febbre catarrale degli ovini (lingua blu), posto che non esistono certezze sull’efficacia proprio perchè il vaccino utilizzato copre solo una marginale casistica del virus della lingua blu che si manifesta attraverso 24 sierotipi diversi e ricombinanti. Un elemento questo che costituisce un limite se viene affrontato solo per due fattispecie di sierotipo. La campagna vaccinale per essere efficace deve essere tempestiva, con particolare riferimento allo stato di salute degli animali da trattare e al ciclo vitale dell’insetto vettore (culicoide) e questo ad oggi non risulta essere stato fatto con la necessaria tempestività. Occorre un intervento radicale. La sola azione tesa a contrastare gli effetti del virus è risultata dispendiosa e sostanzialmente inefficace. Dagli anni 2000 ad oggi la malattia non ha mai cessato la propria presenza negli allevamenti dell’isola provocando danni e costi per centinaia di milioni di euro (costo dei vaccini – somministrazione – danni diretti della malattia e danni conseguenti agli effetti collaterali del vaccino). E’ indispensabile per questo motivo mettere in campo un’ efficace e tempestiva lotta all’ insetto vettore, condizione essenziale per cercare di fermare il diffondersi della malattia. La vaccinazione, per definizione, è una profilassi (profilassi vaccinale) e che pertanto dovrebbe essere eseguita anticipatamente al manifestarsi della malattia ed è in molti casi controindicata durante il decorso della malattia stessa. Per questo motivo il virus va combattuto alla fonte e non sull’effetto.

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Un commento

  1. Concordo con Mauro Pili. I vaccini non sono la panacea a tutti i mali. Per diverse ragioni, alcune delle quali già efficacemente esposte nell’articolo. Mi chiedo se siano state sondate altre strade, altre ipotesi … a volte la soluzione è più a portata di mano o più vicina rispetto alla direzione lontana in cui si sta guardando da tempo. Porto un esempio personale per esprimente meglio quanto appena detto. Io, negli ultimi 8 anni, ho accusato diversi problemi alle vie respiratorie (da semplici faringiti, tracheiti, bronchiti, otiti, fino ricoveri ospedalieri per problemi più seri ai polmoni), il tutto sempre "curato" con antinfiammatori, antimicotici, antibiotici -mi hanno detto che me li hanno fatti provare tutti, uno dopo l’altro e di ciò si è ben accorto il mio sistema immunitario che stava andando in tilt (grazie!)- oltre che poi, naturalmente, consigliarmi tutti i vaccini del caso, ogni anno che non sono serviti a nulla. Beh, volete sapere una cosa … la soluzione a questi malanni era molto più semplice, meno costosa e meno dannosa per il mio corpo: ho scoperto da sola (leggendo e studiando sull’argomento studi indipendenti) che il tutto derivava da una grave carenza di vitamina D3 (colecalciferolo). Ovvero, nessuno dei tanti medici che mi ha visitato, in Veneto e in Sardegna, ha mai avuto un’idea così banale ma allo stesso tempo brillante, se vogliamo. Quella di farmi fare questa semplice analisi del sangue per valutare il livello di questa vitamina, che poi, in realtà è un ormone che ha diverse implicazioni nel buon funzionamento del nostro corpo e le sue carenze implicano seri rischi, anche per quanto riguarda l’insorgenza di diverse patologie neoplastiche. Ma dato che la vitamina D3 è a buon mercato, non rappresenta un business come i vaccini ed altro … Perché non prendere in considerazione il fatto che anche gli ovini e tutti gli altri animali di cui ci nutriamo passano ormai molto del loro tempo rinchiusi in stalle o, peggio, le cc.dd. "batterie" -come avviene per noi che passiamo troppo tempo, rispetto al passato, chiusi fra quattro mura, in casa, ufficio, palestre, ecc- per cui, anche loro potrebbero avere problemi derivanti da un’insufficiente esposizione alla luce solare, all’aria pulita e così via. Qualcuno ci ha pensato prima di proporre la sola vaccinazione a tappeto di tutti i capi presenti sull’Isola? Dove sono i saggi contadini di una volta?

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