A FIESOLE, LA BARBAGIA DELLE SCULTURE DI ARMANDO CHERI: UNA MOSTRA DAL 1° AGOSTO AL 1° SETTEMBRE ORGANIZZATA DAL CIRCOLO "GRAZIA DELEDDA" DI PARMA

Armando Cheri

di Antonio Pirisi

Circa 40 lavori tra bronzi, legni e marmi appartenenti alla stagione più creativa dello sculture Armando Cheri saranno esposti a Fiesole in occasione della mostra “La forma avvertita”. L’esposizione,curata da Giovanni Faccenda, è ospitata nella Sala Costantini del Museo Archeologico dall’1 agosto all’1 settembre 2013. Amando Cheri, con le sue opere racconta la sua terra, la Barbagia: la grandezza della natura e la sua storia, con la maestria delle sue mani riporta indietro nel tempo fino alle soglie dell’antica civiltà nuragica. Prendendo “per mano” lo spettatore e in compagnia delle sue opere lo trascina in un volo che nelle vie del cielo conduce al Tempio del Bimbo Alato. Sculture, che si presentano con forme dinamiche, sottili e leggere, e rispecchiano le solide radici, perché è proprio dalla natura che prendono spunto.  “L’intero percorso plastico di Cheri è scandito da una rilevante abilità manuale – spiega Faccenda -che incontra la sua massima esaltazione ogniqualvolta l’artista si trovi al cospetto di una forma da rivelare. Che egli intuisca come un veggente quanto racchiuso in un blocco di marmo, nella materia grezza da modellare, oppure in certe sinuose forme di tronchi e radici tipici della sua Barbagia, è fatto, certo, singolare”.

ARMANDO CHERI Nasce il 2 maggio1962 aSarule, piccolo paese nel cuore della Sardegna in cui trascorre la sua giovinezza. Lascia Sarule all’età di 18 anni ma, quando può, ritorna nella sua Barbagia. Inizialmente lontano dal confronto con il pubblico, un po’ per il carattere schivo e riservato tipico della gente di Barbagia, un po’ per scelta personale, decide di misurarsi con il mondo artistico solo dopo aver raggiunto consapevolezza della propria maturità stilistica e spirituale. Appare in diverse mostre personali e collettive meritando premi e riconoscimenti. Tra gli artisti con i quali ha esposto nelle varie mostre collettive ama ricordare, in particolare, Arnaldo Pomodoro, Luciano Minguzzi, Floriano Bodini, Pietro Consagra. Nel 2006, su commissione della Municipalità di Venezia, realizza il Monumento alla Pace, collocato nell’area verde di fronte a Piazzale Zendrini. Denso il valore simbolico: una luna crescente e una luna calante rimandano alle maree che regolano la città lagunare, una sfera sorretta da mani di bronzo e una colomba della pace ricordano la solidarietà tra i popoli mentre i sei buchi nella mezza luna indicano, appunto, i sestieri veneziani. Della sua produzione artistica si sono occupati scrittori, giornalisti, critici. Alcune delle sue opere fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche e private.    

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *