PUBBLICATI DAL CIRCOLO “LOGUDORO” DI PAVIA GLI ATTI DEL CONVEGNO SULLA CONCEZIONE DI AUTONOMIA E FEDERALISMO IN GIOVANNI BATTISTA TUVERI E GIORGIO ASPRONI

il tavolo dei relatori al convegno presso l'Università di Pavia

di Cristoforo Puddu

Il Circolo culturale sardo “Logudoro” ha pubblicato a tempo di record gli atti del Convegno “Anche la rivolta popolare del 28 aprile 1794 alla base della concezione di Autonomia e Federalismo dei teorici e politici sardi Giovanni Battista Tuveri e Giorgio Asproni”, tenuto a Pavia, presso la storica Aula Foscoliana dell’Università,  il 4 maggio 2013.

Il volume, a cura di Gesuino Piga e Paolo Pulina (presidente e vicepresidente vicario  del “Logudoro”), 96 pagine, stampato presso la Nuova Tipografia Popolare di Pavia, risulta essere il diciassettesimo libro pubblicato dal  “Logudoro” dal 1986 ad oggi.

Il progetto commemorativo a Pavia de “Sa Die de sa Sardigna” 2013 era stato presentato dal “Logudoro” all’ Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna ed era  stato selezionato per il finanziamento  sulla base degli esiti di un bando di concorso: i materiali di pubblicizzazione dell’iniziativa, oltre che in italiano, sono stati redatti anche in sardo proprio in linea con gli intendimenti della Regione.

Il libro si apre con la riproduzione dell’ampio messaggio ai convegnisti inviato dall’Assessore del Lavoro, Formazione professionale, Cooperazione e Sicurezza sociale della Regione Autonoma della Sardegna, Mariano Ignazio Contu.

Sono pubblicati quindi gli interventi introduttivi in sardo cagliaritano (Piga) e in sardo logudorese (Pulina) tesi a dare una sintetica rievocazione  storica degli avvenimenti del triennio rivoluzionario sardo (1793-1796) e, in particolare,   delle cause della rivolta del 28 aprile 1794 (giorno in cui avvenne la temporanea cacciata dei Piemontesi dalla Sardegna).

Segue la corposa relazione  (50 pagine: al convegno ne era stata letta ovviamente  una sintesi) dal titolo  “Alcune riflessioni sull’idea di Autonomia in Giorgio Asproni e in  Giovanni  Battista Tuveri: la continuità con il triennio rivoluzionario sardo 1793-1796” a firma delle dottoressa  Francesca Pau dell’Università “La Sapienza” – Roma, del cui curriculum  è giusto dare gli elementi essenziali.

Francesca Pau è laureata in  Scienze politiche (indirizzo storico-politico), ha conseguito nel marzo 2010 il titolo di Dottoressa di ricerca in Storia delle Dottrine politiche e Filosofia della politica all’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi intitolata “Sardegna e Unità politica dell’Italia: Giorgio Asproni e Giovanni Battista Tuveri (1848-76)”.  Cultrice della materia nella stessa Università, è borsista di ricerca, consigliere del direttivo dell’Istituto del Risorgimento-Comitato di Cagliari e membro del Comitato scientifico della Fondazione Asproni.  Alla fine del 2011 ha pubblicato il volume di oltre 400 pagine  “Un oppositore democratico negli anni della Destra storica. Giorgio Asproni parlamentare: 1848-76” con la Carocci editore. Ha curato gli  atti del Convegno internazionale Giorgio Asproni. Una vita per democrazia” con il compianto Professor Tito Orrù  e sta per pubblicare la sua tesi di dottorato. 
Secondo Francesca Pau, “Giovanni Battista Tuveri (Forru, oggi Collinas, 1815- 1887), l’uomo del Pensiero, e Giorgio Asproni (Bitti, Nuoro, 1808-Roma 1876), l’uomo dell’Azione, pur con temperamenti e percorsi di vita differenti, furono  concordi nel ritenere la soluzione federalista il rimedio da opporre alla disfunzione del sistema unitario centralistico. Tuveri e Asproni fondano la loro concezione  su  una valutazione antropologica sociale: l’uomo viene concepito come “persona”, detentore di diritti naturali costitutivi della sua realtà ontologica, anteriori alla formazione di ogni società politica, e rappresenta un valore per se stesso. Il federalismo e l’autonomia appaiono nel pensiero di Tuveri e Asproni  non solo una questione d’istituzioni democratiche, che coinvolgono immediatamente la natura dello Stato, ma precipuamente una questione di classe dirigente, la possibilità che esse riescano ad avvicinarsi alla concretezza storica e sociale delle diverse situazioni che caratterizzano il Paese.  Entrambi gli studiosi vedono nell’istruzione politica avente spessore educativo lo strumento per indirizzare l’individuo verso la libertà”.

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