L'EMIGRAZIONE E' STORIA: ROBERTA MURRONI, CUORE A META' TRA IL SULCIS E BUENOS AIRES

Roberta Murroni

di Valentina Usala

Trent’anni, scrive, canta. È socievole, sincera. È buddista. Ha insegnato inglese, ha lavorato da H&M, è stata segretaria e traduttrice all’università Milano Bicocca e a Cagliari e ha lavorato in uno studio odontoiatrico del capoluogo sardo. Infine, è stata assistente di direzione in un’azienda cosmetica di Milano. Tutto ciò per mentre conseguiva la laurea in Lingue e letterature straniere alla Statale di Milano e in Lingue e culture per la comunicazione e cooperazione internazionale, sempre nella stessa sede universitaria, con tesi una tesi sulla Emigrazione Italoargentina. “È nata per ragioni personali, ma l’egocentrismo non mi avrebbe portata da nessuna parte. Mi interessano le storie, i piccoli nomi, non i grandi. Sono i piccoli a fare la storia”.  Anche lei l’ha conosciuta, l’emigrazione. Le chiedo tre aggettivi per definire  l’emigrazione. Mi risponde: “Tre aggettivi è riduttivo!  L’emigrazione è per me la mia storia: mio padre è sardo-emiliano-francese e mia madre pugliese. Ed io mi sento sarda e pugliese, anche se per forza di cose parlo meglio il salentino che il sardo! Tre aggettivi per descrivere l’emigrazione sarda nel mondo, beh: prepotente, affascinante, nostalgica.” Prosegue. “Ho iniziato con la mia storia personale: quando la mia connessione internet viaggiava lentissima: ho ritrovato via web i Murroni americani, discendenti di uno zio di mio nonno, partito da Portoscuso ormai quasi cento anni fa. Ha vissuto sia a NY che in Florida, dove ad oggi risiede Ennio, che ho anche avuto la gioia di conoscere.  C’è stato come uno scatto interiore, s’è mosso qualcosa e quando all’università, ho iniziato a studiare la storia dell’Argentina, ho pensato, vuoi vedere che c’è qualche sulcitano? Mi ha aiutato molto,  dal punto di vista mentale, la mia relatrice,  la prof.ssa Emilia Perassi, prof ordinario di Letterature Ispanoamericane  presso la statale di Milano. Poi l’incontro con Martino Contu del Centro Studi Sea.  Ho iniziato scrivendo una recensione sul primo libro del CS sea e poi,  una volta partita in Argentina  (senza alcuna borsa di studio, anzi, qualche sindaco del Sulcis mi ha pure denigrata), ho ritrovato moltissimi sulcitani. Per questi incontri devo ringraziare Martino Contu, il circolo Sardos Unidos,  Marga Tavera,la mia amica fidata Teresa Fantasia,  sarda di Pattada e giornalista,  Gian Pietro Borghero , emigrato di Carloforte, e poi tutti i miei emigrati.”

Ha vissuto a Milano e Buenos Aires, ma le radici sono a Carbonia. Ha un bisogno costante di stare in acqua, essendo nata nella terra del mare e del vento, in cui spera di tornare a vivere definitivamente. Ha svolto uno stage al Cemla – Centro de Estudios Migratorios Latinoamericano, lavorando sulle liste degli sbarchi degli emigrati e ad un progetto sulle donne boliviane emigrate a Buenos Aires. Continua il lavoro di ricerca storica e sociologica, collaborando con il Centro studi Sea di Villacidro (e col giornale online dello stesso, “Ammentu”), con RIMe  la rivista  del CNR, e con “Altre Modernità” della Statale di Milano. Le pongo ancora una domanda: In quale misura,  occasione cambieranno mai le sorti dei sardi? Se sì quando sarà possibile secondo te? “Mi fa male dirlo, ma sono sulcitana e qui nel Sulcis  non c’è una forte unione.  Per esempio, chi apre una nuova attività non viene elogiato, ma è vittima di invidie. Una cosa che ovviamente si cerca di cambiare, ma a volte sembra così radicata…  Ecco io credo che le sorti dei sardi cambieranno quando saremo davvero tutti uniti. E per sardi non intendo solo il popolino, ma anche i politici.  Dovremmo fare un fronte comune!  Elettori e politici e invece no. Sarà possibile, un giorno.  Ogni volta che un sardo emigra  si dice che si farà valere all’estero. Beh, non sempre è così; certo, tutti i sardi  che ho incontrato hanno fatto una vita dignitosa,  sono stati grandi lavoratori,  ma quasi nessuno di loro è diventato ‘famoso.  Però le loro sono piccole storie, fondamentali. Ricorderò sempre una frase del mio amico José Carluccio, originario di Calasetta che ci ha lasciato pochi giorni fa, e che ricordo con immenso affetto: ” Nosotros no nacemos aqui porque quisimos, nosotros nacemos aqui porque nuestros padres se vieron obligados a irse de Italia, porque habia mucha hambre”.

Questa è Roberta Murroni. Sic et simpliter.

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