IL CASO QUIRRA: LE VERITA' ACCERTATE, I PROBLEMI E LE PROSPETTIVE. CONFRONTO FRA CITTADINI DI VILLAPUTZU ED EMIGRATI SARDI DEL CIRCOLO "LA QUERCIA" DI VIMODRONE

 

un momento del convegno al circolo "La Quercia" di Vimodrone alle porte di Milano

reportage a cura di Gianni Demartis

Innovazione e tecnologia hanno permesso, per la prima volta nella storia dei Circoli Sardi, che i residenti e gli emigrati potessero confrontarsi in tempo reale, su uno dei più importanti problemi che stanno caratterizzando la storia della Sardegna. Collegati via Web, i cittadini di Villaputzu e gli emigrati presenti presso la sede del Circolo “La Quercia” di Vimodrone e coordinati dalla Giornalista di Sardegna 1 Carmina Conte, il Presidente del Circolo Carlo Casula, il Sindaco di Villaputzu Dott. Ing. Fernando Codonesu e il Presidente onorario della FASI, Tonino Mulas, hanno affrontato e discusso con professionalità, competenza e passione, sul tema: IL CASO QUIRRA” VERITA’ ACCERTATE, PROBLEMI E PROSPETTIVE. Presente in sala il Sindaco di Vimodrone Antonio Brescianini e il Vicesindaco Ivana Broi, che non hanno voluto mancare a questo appuntamento promosso dal Circolo e non solo per cortesia, ma perché ritengono l’argomento di notevole importanza, come hanno avuto modo di dire durante il dibattito, e che la difesa del territorio è un problema che non investe solo la Sardegna, ma anche il resto dell’Italia, anche se per diversa natura e cause.

Del caso Quirra si è iniziato a parlare solo negli ultimi tempi, quando il fatto è diventato esplosivo per via di un’indagine della magistratura condotta per analizzare fino in fondo sul piano scientifico e per capire cosa stava succedendo, e dopo che gli abitanti del territorio, le associazioni, i cittadini, denunciano da anni uno stato di cose drammatiche. Con questa introduzione di Carmina Conte, si apre lo “spinoso” dibattito. Già nel 2001, continua Carmina, feci la prima inchiesta televisiva su quello che stava accadendo nei poligoni militari di tutta la Sardegna. Da Teulada, a Quirra, a Perdasdefogu, alla Maddalena, ed è per questo che mi sento motivata a raccontare quello che ho visto con i miei occhi. Dodici anni fa ho visto una bambina di nove anni, che non aveva nulla di umano, che era esattamente come quell’agnello che vediamo fotografato su internet, una creatura, umana poiché tale, che non aveva occhi e al centro della testa aveva un ammasso cespuglioso. Aveva una bocca, un naso appena accennato e si muoveva se toccata. Una creatura che non ha mai parlato, non sappiamo se ha mai sentito, ma che la madre e i familiari hanno assistito fino a che ha avuto vita. Sempre i quegli anni, fine ottanta inizio novanta, si sono avute nascite di bambini deformi, nati sia con gravi, meno gravi o lievi malformazioni in alcune aree nel comprensorio del poligono interforze di Perdasdefogu, non dappertutto. Queste cose Furono denunciate. Nel salto di Quirra e nel comune di Villaputzu c’è stato un Sindaco, (prima di Codonesu) Dott. Antonio Pili, primario di pneumologia all’ospedale Binaghi di Cagliari, specializzato nelle malattie polmonari, che disse denunciando con forza: Io non voglio accusare nessuno, né militari, né altri, ma voglio soltanto sapere cosa sta accadendo alla mia gente, perché sulla popolazione di poche migliaia di abitanti, in particolare nella popolazione del salto di Quirra, 150 abitanti, c’è stato un aumento smisurato e ingiustificabile di malattie tumorali di vario genere e leucemie. Personalemte prosegue Carmina, ebbi l’occasione di intervistare tre malatti gravi, pastori ora deceduti, che affermavano che non erano in grado di sapere cosa stesse loro succedendo. Ci sono voluti anni di denunce per mettere in relazione le malattie con il territorio in cui hanno lavorato.  Il caso è esploso dopo decenni di silenzio anche da parte di chi, pur contraendo la malattia, ha anteposto il silenzio alla paura di perdere il posto di lavoro che avevano ottenuto nelle aree interessate. Per farla in breve, le indagini cui ha partecipato l’esperto Dott. Ingegner Fernando Codonesu assieme alle ASL interessate nel comitato tecnico preposto, dopo la riesumazione di una ventina di cadaveri di persone decedute negli ultimi venti anni a seguito di patologie gravi, è stato riscontrato sucessivamente in ben dodici persone, un’altissima percentuale di torio radioattivo e altri metalli pesanti. Tutta gente che faceva lavori in campagna. Le indagini, prosegue Carmina, hanno dimostrato che in quella zona sono stati fatti in cinquant’anni, gli esperimenti più strani da parte delle forze militari, degli eserciti e non solo quelli Italiani. In questo poligono interforze nato nel 1956, sono state fatte esplodere in tutti questi decenni, munizioni di vario genere, e sono stati trovati sotto terra carri armati, missili, munizione di ogni tipo, inquinando di conseguenza il terreno, l’acqua e l’aria che, complice il vento, allargavano l’area inquinata in un più vasto raggio del territorio. Ricordiamoci che la Sardegna è schiava non solo dalle servitù militari, ma sul territorio Sardo grava l’ottanta per cento delle servitù militari italiane. Noi siamo stati la grande pattumiera sperimentale di questo nostro paese ma non solo, tutte le armi che erano smaltite, erano smaltite nel nostro territorio, e per questo abbiamo diritto a un grosso risarcimento che non sia all’insegna dell’assistenzialismo, ma per dare gli strumenti a questo territorio per iniziare un nuovo sviluppo. Credo che dobbiamo impegnarci tutti insieme, e che questa strana e meravigliosa alleanza tra Sardegna e Lombardia, possa mettere insieme le idee per raggiungere dei significativi risultati nel prossimo futuro. Fernando Codonesu che non’è un cittadino o amministratore qualunque, termina Carmina, è un Signore che è stato eletto dai cittadini di Villaputzu, perché ha alle spalle anni di lavoro su queste tematiche, e perché il suo attegiamento è stato quello di scoprire la verità, individuarne le responsabilità, ma soprattutto di trovare la via d’uscita.

E’ la volta del Sindaco di Villaputzu Dott. Ing. Fernando Codonesu che, ringraziando Carmina Conte per come ha saputo descrivere la realtà e la verità su questo delicato argomento, porta avanti il dibattito, prendendo spunto dalle parole del Sindaco di Vimodrone dette durante la presentazione e i saluti iniziali. Vimodrone, esordisce Codonesu, ha una superficie di 4,8 Km², ebbene, Villaputzu dà al poligono interforze del salto di Quirra, 75 Km² del proprio territorio, così abbiamo un’idea più chiara dell’area di cui stiamo parlando. Superfici che furono scelte in un periodo storico che sicuramente giustificava queste scelte per certi aspetti, ma per altri hanno determinato un’assimmetria terrificante perché l’80% delle servitù militari poi sono finite in Sardegna. È la Sardegna che ospita TRE grandissimi poligoni, dei quali il salto di Quirra è il più grande d’Europa, che con gli altri due formano una superficie pari a 350 Km². Oggi noi parliamo di Quirra, incominciamo a parlare di Quirra, però, noi ci dobbiamo mettere il problema più generale delle servitù militari, e poiché ci stanno ascoltando i cittadini di Villaputzu, che saluto e ho l’onore di guidare in questa fase politica, noi siamo coscenti del fatto che Villaputzu è di per se non solo un caso Regionale ma Nazionale. Le servitù militari della Sardegna devono riguardare l’intera Italia per un semplice motivo: noi diciamo che non è più tollerabile per la Sardegna, avere un peso di questo genere. Già negli anni Ottanta si è cercato di ridefinire e di riequilibrare questa operazione, ma non ci si è riusciti.  Noi crediamo che dalle stesse cose che abbiamo cercato di fare sul caso Quirra, siano mature le condizioni perchè la Sardegna possa non pietire nei confronti dello Stato, ma pretendere con forza che il reiquilibrio ci sia, e faremo il possibile perché nel rispetto dello statuto e delle stesse norme costituzionali questo avvenga e sicuramente, non ci tireremo indietro di fronte a nessuno. Detto questo, il titolo di questo incontro Verità accertate, problemi e prospettive, si diceva già nella introduzione e quindi alcune cose non le riprendo se non per certificare dati alla mano, per evitare di leggervi tutta la documentazione che è stata anche riprodotta nel sito istituzionale del comune di Villaputzu, è certificato che l’inquinamento c’è in tutte le aree e che l’inquinamento è ormai riconosciuto, e questo è importante, dallo stesso Ministero della Difesa con l’indagine ambientale partita nel 2008. E’ stato certificato che l’area sicuramente presenta inquinamento di tipo chimico, radioattivo, e metalli pesanti.  Poi c’è stato sicuramente nel corso degli anni, un inquinamento elettromagnetico con una precisazione però, che l’inquinamento elettromagnetico non lascia tracce, e noi oggi non possiamo verificare l’inquinamento elettromagnetico di anni fa, purtroppo è così, però potrebbe lasciare traccia nei soggetti che sono sati esposti a lungo. Riassumendo in breve, esiste un inquinamento di natura diretta ovvero, direttamente ascrivibile alle esercitazioni e sperimentazioni militari. Esiste, e probabilmente è ancora più grave, un inquinamento di natura indiretta, perché tutta l’area del poligono interforze del salto di Quirra, è un’area caratterizzata da almeno 39 litologie diverse.  Già nel passato, inividuato e descritto dall’indagine svolta dall’università di Siena, si metteva in risalto il fatto che quello fosse un territorio fragile, perché è un territorio che di per se è pieno di sostanze metalliche, giacché si tratta di un’area ricca di miniere e di attività minerarie. Ciò che il Sindaco di Villaputzu espone è, a dir poco, agghiacciante. Negli anni 50, continua Codonesu, si pensava addiritura di poter sfruttare l’uranio inattivo. In un territorio un po’ particolare, dove sarebbe stato opportuno non fare sperimentazioni militari, si è ugualmente fatto. Cos’è che ha comportato questo? Siccome il terreno è già ricco di metalli pesanti, nel momento in cui si fanno grandi esplosioni di munizioni, succede un fenomeno fisico che si chiama RISSOSPENSIONE. Esplosioni, utilizzo di proiettili, spari e quant’altro, provocano altissime temperature che rimescolano le cose al punto che, si generano talmente tante nanoparticelle, che anche indirettamente sono sparse su superfici molto più ampie. Per questo motivo, l’effetto dell’inquinamento indiretto può essere stato ancora più grave. L’inquinamento di natura radioattiva è certificato, ed è scritto anche nella nostra relazione. Anche qui ci sono tante leggende metropolitane che vanno demolite definitivamente, come per esempio, quando si dice che non c’è traccia di uranio impoverito.  Bisogna smetterla parlando a vanvera di una cosa che non c’è perché crea solo ed esclusivamente danno e, quindi, niente uranio impoverito, perché si è ritrovato nel suolo, non si è trovato nella riesumazione dei cadaveri, non si è trovato neanche in quelle carcasse di carri armati utilizzati come bersagli. Menomale che nessuno di noi è andato a inseguire l’uranio impoverito. Mi è capitato di parlare di questo anche con associazioni di cui personalmente sono grato del fato che hanno veramente svolto una grande opera di denuncia di quello che stava succedendo. Però, c’è sempre un elemento di errore quando s’insiste su un killer che era più facile denunciare. Il problema che io avevo posto, era questo: ma se questo qui non si trovasse, guardate che tutto il castello accusatorio crolla. Però e anche vero che, come si spiegano quei morti? Perché noi i morti li abbiamo avuti, i morti a Quirra ci sono stati. Come detto nell’introduzione da Carmina Conte, la denuncia che aveva già fatto il sindaco di allora prof. Pili, era una denuncia abbastanza circostanziata, perché, se è vero che la frazione di Quirra negli anni sessanta aveva circa 430 abitanti, già negli anni 2000 si era ridotta ad appena 180. Nel momento in cui aveva rilevato la presenza di 13 casi, percentuale che su 180 ha una certa rilevanza, diventato in seguito di 23 persone. Nel frattempo la popolazione a Quirra è scesa a oggi a non più di 50 persone. Questo chiaramente non è causa esclusivamente alla presenza del poligono militare, e va detto per evitare di dire sciochezze da bar. Ricordiamoci che stiamo parlando di un periodo storico che va dagli anni 60 a oggi, e quindi il grande fenomeno dell’emigrazione di massa.  Una cosa però è anche vera, che da un lato c’è una certificazione di un inquinamento riconosciuto anche dal Ministero della Difesa, e mi preme dire che nel mio stesso paese a Villaputzu, ci sono tanti che ancora negano questo fatto perché, il problema della presenza del poligono, quando si affronta esclusivamente dal punto di vista ideologico, è sempre estramamente controverso. Invece niente di meglio che affrontarlo da un punto di vista laico, oggettivo, cioè misurando le cose perché, se si conoscono, si possono affronatre, e individuare una strada e un percorso risolutivo.

Di problemi aperti, è sempre Codonesu che parla, ne esistono almeno di 2 categorie: Quello della SANITA’, e quello delle BONIFICHE. Problemi dei quali si tende a individuare la soluzione, e non mi riferisco solamente al poligono delle forze del salto di Quirra, ma è esteso a tutte le problematiche delle servitù militari compresi anche gli altri 2 poligoni. Sul fronte del problema sanitario si è fatto poco o quasi nulla, e in certi casi, il poco che si è fatto tendeva molto di più a minimizzare che non trovare delle soluzioni. Perché si è fatto poco? Perché si è affrontata la questione essenzialmente cercando di proporre un indagine epidemiologica cui si è arrivato solo ed esclusivamente il 15 dicembre 2011. Un pò tardi rispetto alla prima denuncia del 2001. Un’indagine epidemiologica che noi come esperti, non essendo medici (io sono laureato in fisica e ingegneria) chiedevamo che fosse un’indagine del tipo caso controllo. Cito due indagini di questo genere fatte esattamente e guidate dal Dott. Andrea Micheli, Consulente scientifico S.C. Studi Descrittivi e Programmazione Sanitaria e Direzione Scientifica dell’istituto nazionale dei tumori di Milano. Una riguarda l’inquinamento elettromagnetico della radio vaticana e di tutti gli apparati della marina, e una nell’area d’inquinamento di Falconara Marittima. L’indagine del tipo caso controllo consente comunque di ritrovare possibili cause di una malformazione, soprattutto di una morte e concause sull’insorgenza di tumori. L’indagine epidemiologica tradizionale che si sta facendo ora, di cui aspettiamo al varco la conclusione, (perché già si parla di flop annunciato), è un’indagine esclusivamente del tipo descrittivo, ovvero: si prendono le schede di dimissione ospedaliera, si prendono i certificati di  morte, e poi si cerca di incrociare con i dati anagrafici delle persone. Risultato? Pensare che questo possa dire qualcosa sul fato che la presenza di torio nelle ossa dei cadaveri possa aver causato un tumore, a me sembra che non dica nulla, al massimo può essere esclusivamente un rapporto di tipo statistico, ovvero, dire che sulla base di una certa popolazione, si riscontarno più o meno, un certo numero di casi, con un ulteriore allarme. Il fatto che non si faccia il rapporto reale con la popolazione che esiste in quell’aria, bensì con la popolazione magari di tutta villaputzu, ma non solo, ma anche con la popolazione di tutti i paesi limitrofi, operazione che è già stata fatta per esempio nel 2006 e che non serve assolutamente a ricercare la verità, ma solo ad agitare le coscenze. Da un punto di vista scientifico della possibile spiegazione dell’insorgenza di questi tumori, l’unica cosa sarebbe stata e sarebbe tuttora, quella di procedere a un’indagine sufficientemente lunga nel tempo, basata sulle reazioni e all’esposizione prolungata di diversi agenti. Parliamo di un aspetto estremamente complicato, perché quando si parla di tumori, è difficile individuare le cause, e qui stiamo parlando di tumori che hanno un’origine multifattoriale, e mi rendo benissimo conto del fatto che è un “terreno minato”.  Uno sforzo un tantino più serio ci doveva essere, e qui, chi è mancato, è soprattutto la sanità. Io spero che, magari dal prossimo quadro Regionale, ci sia un’inversione di tendenza al riguardo, anche se dubito molto di queste cose.  Confido anche sul fatto che ci sia l’attenzione da parte della popolazione, essendo forse l’unico strumento che ci può consentire di fare un passo avanti.

Per quanto riguarda le bonifiche, accertato la presenza d’inquinamento di tutto quanto il poligono del salto di Quirra, peraltro inquinamento che riguarda aree circoscritte e perimetrate, noi partiremo dall’esigere dallo Stato, e su questo ci sono già impegni precisi, chè le bonifiche siano attuate presto e bene.  Da questo punto di vista sono sati stanziati dei fondi, si parla di 75 milioni di euro nell’arco di tre anni, fondi che noi riteniamo insufficienti e che a livello parlamentare vedremo naturalmente di aumentare considerevolmente. Noi ci muoviamo all’interno di un percorso che è stato stabilito dalla recente chiusura dei lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. Nella precedente legislatura, anche per opera del Senatore Gianpiero Scanu, si è riuscito ad approvare un documento all’unaniminità, è questo mi permetto di dire che è un caso storico, perché da quando cè la Repubblica Italiana, non era mai avvenuto. Nel 2012 è stato approvato questo documento, che dice sostanzialmente questo: Si presenta uno scenario diverso per la Sardegna, si devono chiudere due poligoni, esattamente il poligono di Capo Frasca e il poligono di Teulada, e si deve invece riqualificare il poligono interforze del salto di Quirra. Riqualificare, e grazie anche all’amministrazione di Villaputzu, si è aggiunto RIDIMENSIONARE E RIPERIMETRARE, e il che non è poco. E’ un fatto storico perché è stato approvato direttamente da un organo del Parlamento, mai successo prima. Bisogna essere seri su queste cose, perché non è più il momomento degli slogan, è il momento delle proposte, ma soprattutto il momento delle prospettive reali.  Quando si dice che si devono chiudere, e perché si è riconosciuto l’inquinamento. Oggi cosa succede: partiamo con le bonifiche perché se il territorio è inquinato, si deve bonificare. Dalla fine del 2011, quando c’è stato il provvedimento di dissequestro del poligono militare da parte della procura di Lanusei, sono state fatte nove conferenze di servizi, cosi chiamate in base alla normativa, che regge tutte quante le procedure da attivare per la cosidetta caratterizzazione dei terreni e tutta l’attività di bonifica. Sulle bonifiche, con l’incarico di esperti, abbiamo indicato una certa necessità dal punto di vista dei finanziamenti, per sempio a livello di commissone parlamentare d’inchiesta, si era parlato della necessità di 300 milioni di euro. In base ai calcoli che ho fatto io, (e sempre Codonesu che parla) basandoci semplicemente su quello che insegna l’ingegneria industriale e l’ingegneria ambientale su casi paragonabili, quindi senza prendere in considerazione l’iquinamento a mare, perché nessuna attività di bonifica in tal senso è stata fatta, senza prendere in considerazione l’inquinamento radioattivo, perché anche qui non è stato mai fatto niente del genere soprattutto a livello Europeo, ma tenendo presente quello che è stato fatto nel poligono di Quirra, che è il primo caso di un’indagine approfondita fatta in Europa, è un risultato molto positivo. Bene, i calcoli che abbiamo fatto noi in parte parlano della necessità di UN MILIARDO DI EURO. Ne sono stati stanziati 75 milioni, pari a 25 milioni l’anno. Da parte nostra comunque abbiamo valutato come positivo anche questo stanziamento, seppure piccolo, ma il problema è comunque di evitare che lo scippino, ipotesi molto realistica. Oggi è necessario avere stanziamenti molto più sostanziosi. Il problema è come fare le bonifiche e chi le deve fare. Se le bonifiche vanno in mano agli stessi inquinatori, ovviamente non ci stiamo. Anche lì quindi, si tratterà di avere un ruolo molto preciso per fare sì che i soldi siano utilizzati nel migliore dei modi. Poi c’è tutta la problematica del dopo. Se due poligoni devono essere gradualmente dismessi e l’altro ridimensionato e riqualificato, come fare? Noi abbiamo detto: per quanto riguarda la riqualificazione del poligono interforze di Quirra, è necessario mettere in piedi un progetto di distretto tecnologico e aerospaziale proprio, a partire dalla zona di capo San Lorenzo, che è quello più vicina alla spiaggia di murtas, perché li esistono già delle aziende molto avanzate. Quando parliamo di progetto di rilancio del territorio, noi non dobbiamo assolutamente dimenticarci di quelle che sono le produzioni nostre identitarie. E qui faccio se volete un successivo approfondimento anche di natura numerica, se vogliamo. Nell’ambito delle analisi che ho approfondito, è dimostrato che tutti i comuni, nessuno escluso, compreso Decimomannu  dove esistono delle servitù militari, hanno un differenziale di reddito medio procapite rispetto al reddito procapite della provincia di appartenenza, inferiore del 30-35%. Questo particolare è verificato a Villaputzu dal 1965 e questo smentisce del tutto le ipotesi fantasiose che qualcuno cerca di propinare dicendo che è stato portato benessere: “SONO BALLE!”.  Una domanda che suona retorica: ma veramente si pensa che non avere avuto a disposizione il 41% del territorio per quasi 60 anni non possa avere avuto una ripercussione negativa sulle possibilità di sviluppo? Parliamo di Teulada: aveva 6100 abitanti, oggi ne ha 3500, si è letteralmente dimezzata, e Teulada è un altro poligono da 7000 ettari, tutti nel territorio di Teulada, non solo,  ma Teulada ha un triste primato. C’è una penisola di 400 ettari che è stata ritenuta imbonificabile, un’affermazione di questo genere grida solamente vendetta,  e tutti dovrebbero insorgere perché questo vuol dire non poterci neanche più andare a nessun livello. Daltronde è un luogo dove si è continuato a bombare da terra e da mare, e tutti l’hanno utilizzato, e se proprio si deve parlare di uranio impoverito, è molto più facile trovare qualcosa lì piuttosto che altrove. E’ dificcilissimo quantificare la necessità di finanziamentei per la bonifica di quella penisola, perché se si definisce già così, è chiaro che gli strumenti normali che abbiamo noi che si rifanno all’inquinamento di natura industriale, per stabilire quanto poter dire, probabilmente non bastano più. Secondo Codonesu è assolutamente opportuno che si vada verso una quantificazione esatta anche del livello d’inquinamento che è presente li, e questo vuol dire che prima di chiudere quei 2 poligoni, devono essere indagati, ma con un idagine molto seria, per stabilirne esattamente cosa farne dopo. Noi vogliamo che i terreni, tutti, siano bonificati e ripristinati, e a quel punto vogliamo che ci sia il finanziamento di un grande rilancio del territorio. Il rilancio stesso avviene se questo è legato molto di più alle risorse locali, alle produzioni identitarie, all’agro alimentare, coniugato con il turismo, perchè altrimenti si rischia di sbagliare. Si rischia di sbagliare perché in Sardegna esistono altri problemi che sono tutti strettamente collegati, per esempio, abbiamo un’industria pesante che oramai è in coma profondo, e che spero non si risollevi più, perché è un’altra fonte gravissima di disoccupazione, desolazione, inquinamento e malattie di ogni genere. Le aree di cui parlo sono aree note a tutti, da Ottana, a Porto Vesme, a Porto Torres e via di seguito. Un modello industriale sbagliato, che prevede produzioni industriali aliene importate li. Ma cosa ci vuole, non bisogna essere degli archimede per comprendere che alla fine lì cè il disastro, non si può pensare di introdurre, com’è successo, una petrolchimica che nulla aveva a che fare con la Sardegna. Queste cose le stiamo pagando adesso, e rischiamo in più di pagarle ancora per i prossimi 30 anni. Vedete, continua Codonesu, anche qui non è solamente un problema di servitù militari, ma di altro genere, è il problema che la servitù, noi c’è l’abbiamo nella testa e, per dirla in Sardo, Bisonzada de lo accabare de essere teracos (Bisogna smetterla di essere servi). Riallaciandomi al discorso del sindaco di Vimodrone, noi e non solo noi, abbiamo l’esigenza di riafferm
are la nostra sovranità. Lo dico non solo da Sardo, ma anche da Italiano, perché conoscendo la costituzione, mi viene da dire: ma noi viviamo in un paese, dove il popolo è sovrano? Quando noi non riusciamo neanche a scegliere i nostri rapresentanti in Parlamento, siamo sicuri che stiamo esercitando la nostra sovranità? Tornando al problema delle autonomie, l’articolo quinto della costituzione, stabilisce che lo Stato deve uniformare le proprie articolazioni e le erogazioni di servizi, consentendo di sviluppare le autonomie locali, al contrario di quello che realmente sta avenendo. Negli ultimi 15 anni c’è un riaccentramento delle funzioni a livello centrale e di nuovo con imput esclusivamente Romano. Altro elemento che riguarda noi Sardi è l’articolo 117 della costituzione che stabilisce che fra le materie concorrenti tra Stato e Regione c’è il Governo del territorio. Se la costituzione dice che questa materia è concorrente, vuol dire che Regione e Stato devono, al 50%, mettersi attorno a un tavolo è stabilire chi fà, cosa fà e come fare. Per tornare a Quirra, noi non diciamo che quel poligono va chiuso, e non l’abbiamo mai detto. Abbiamo detto che va riqualificato come ho accennato prima, e ci tengo a precisare, che c’è un intero paese che vive nel poligono, Perdasdefogu, e nessuno di noi si sogna di andare contro una popolazione. Sarebbe un guaio, ma non solo, preciso anche un altro elemento, e badate che comunque sia, intorno ai militari in Sardegna ci sono 150 milioni di euro che tutti gli anni sono spesi, e chi parla di cancellazione non sa quello che dice. Bisogna individuare un percosso di dismissione graduale, ma contemporaneamente devono nascere altre opportunità. Noi non possiamo permetterci di perdere neanche un posto di lavoro, anzi, dobbiamo costruire una prospettiva dove i posti di lavoro li devono fare aumentare. Qui è molto delicata la questione del politico o della politica. Sicuramente non abbiamo più bisogno di politici incompetenti ma politici che sappiano rappresentare realmente le istanze del popolo, e che siano all’altezza della normativa che informa sia la Sardegna, ovvero lo Statuto Regionale, e sia naturalmente, quello che è permesso dalla Costituzione. Se il Governo del terrirorrio si deve fare assieme, benissimo, termina Codonesu, la Sardegna deve dire in un rapporto paritario allo Stato centrale, cosa si deve fare di quel territorio, e che questa sia la volta buona. Intervenendo in videoconferenza dal Comune di Villaputzu, dove era presente una cinquantina di cittadini, il Vicesindaco Valeria Utzeri e il consigliere comunale Christian Locci, ribadiscono quanto detto dal loro Sindaco, appoggiando in pieno le iniziative che si stanno portando avanti e con la convinzione che si possa arrivare a una soluzione in cui siano salvaguardati gli interessi economici dei cittadini di tutti i territori interessati, come devono essere salvaguardati anche e soprattutto dal punto di vista sanitario. Ribonificare il territorio usufruendo dei giusti risarcimenti che devono essere riconosciuti non solo dallo Stato Italiano, ma anche dalla comunità Europea, si può e si deve credere nel progetto di un nuovo rilancio dell’economia locale e dello sviluppo turistico, senza rifare gli errori (e gli orrori n.d.r.) del passato.

Non meno importante è l’intervento del Presidente onorario della FASI, Tonino Mulas. Per esprimere le proprie opinioni, prende  spunto dalle considerazioni di Fernando Codonesu quando afferma: Credo che i sardi emigrati possano fare molto, perché dal punto di vista del movimento di opinione, che vuol dire dell’influenza politica, perché di questo si tratta, è proprio importante avere non solo un contatto, ma un rapporto fecondo e costante sulle cose, perché cosi, ci occupiamo della Sardegna, cosi ci occupiamo di noi e cosi ci occupiamo dell’intero paese.  Mi fa piacere, esordisce Tonino Mulas, essere presente a questa manifestazione organizzata dal Circolo Sardo di Vimodrone, sperimentale sotto l’aspetto tecnologico e molto affascinante, in cui ci scambiamo in diretta le opinioni. E’ una cosa che dobbiamo imparare a fare più spesso anche per le altre iniziative che faremo negli altri Circoli. Noi abbiamo fatto qualcosa, non molto per la verità, ma qualche dibattito anche in passato, su queste questioni è stato fatto. Siamo d’accordo sulle soluzioni e sui progetti che devono riportare in Sardegna, lo sviluppo economico che gli compete, e che tutti assieme, residenti ed emigrati, possiamo portare avanti le iniziative per raggiungere i traguardi prefissati. Noi come emigrati, abbiamo sempre avuto a cuore le sorti della nostra terra, e ci siamo sempre battutti e continuiamo a farlo sistematicamente ogni qualvolta ce ne sia la necessità. Vedasi ad esempio la questione dei trasporti. Quasi 20 anni fa abbiamo fatto un convegno a Brescia sull’ambiante per la salvagurdia delle coste contro la cementificazione che creava un certo degrado, che è continuato anche dopo, e c’era una battutta che diceva: menomale che ci sono le servitù militari che almeno un bel pezzo di territorio è stato salvaguardato dalla cementificazione. Sicuramente dal punto di vista del cemento questo è avvenuto, ma quando si dicevano queste cose, non si sapeva esattamente che cosa c’era sotto. Ci si poteva anche cadere in quel tranello, eppure oggi possiamo dire, che nonostante tutto quello che è successo partiamo dal dato positivo, che una parte di questo territorio non è cementificata e possiamo recuperarlo. Non possiamo però dimenticarte quello che cè sotto, quindi dietro quell’apparente salvagurdia di un pezzo di paesaggio, c’erano dei disastri dal punto di vista ambientale, e della sanità, che sono veramente tremendi. Io qui vedo che cè stata una quiescenza, una complicità culturale, un’incapacità di reagire anche da parte di tutto il popolo Sardo, perché è quasi naturale. C’è una frase che penso che sia vera, poiché non ho motivo di dubittare in quel libro che dice di una giustificazione della CIA NEGLI ANNI 60: “L’ITALIA E’ UNA MEGA PORTAEREI CHE SI AFFACCIA SUL MEDITTERANEO, SI SPORGE A EST, SBIRCIA SULL’ORIENTE. ALL’INTERNO DI QUESTA MEGA PORTAEREI C’E’ LA SARDEGNA CHE FA PARTE DELLA PORTAEREI, MA NON HA IL FASTIDIOSO PROBLEMA DELLA GENTE E DELLE CITTA’. UNA SORTA DI PONTE LIBERO. ETTARI ED ETTARI NON CARI, QUASI SPOPOLATI, ABITATI DA GENTE, I SARDI, TENACI E CORIACI MA, COME RISAPUTO, INCAPACI DI COSTITUIRE MOVIMENTI COLLETIVI O INIZIATIVE COMUNI.  L’ISOLA E’ POVERA E PER QUESTO FACILMENTE COMPRABILE CON POCHE CENTINAIA DI POSTI DI LAVORO NELLE BASI MILITARI, DA OFFRIRE COME MANGIME A QUALCHE COMFACENTE POLITICO NAZIONALE E REGIONALE”. Questa è un’analisi agghiacciante. Dal punto di vista obiettivo non c’era altro posto in Italia come la Sardegna, senza grandi città, e con pochi abitanti, e con tanta miseria. E’ un’analisi scientifica che ha individuato nel nostro territorio, tutti i requisiti per insediare le basi militari. Nel salto di Quirra, per poche migliaia di euro, qualsiasi nazione Europea e non solo, poteva rilasciare tonnellate di bombe e devastare il territorio. Dei danni causati da questi avvenimenti, la parte sanitaria è quella che è stata tenuta più nascosta. Ci sono state indagini in cui erano coinvolti i capi della sanità della Sardegna, dei principali ospedali di Cagliari, in cui non sono venute fuori, ma sono state nascoste, o sono state fatte analisi solo di tipo statistico, che provava che c’era qualche tumore in più, riguardo al numero degli abitanti, ma non la causa militare specifica da cui derivavano, bombardamenti, esperimenti ecc. In alcuni casi sono venute fuori cose scandalose del tipo che dimostrano, quanto siamo straccioni. Mentre tutti gli altri da vent’anni sono attrezzati per fare bonifiche, i nostri andavano a raccogliere i pezzi di metallo a mani nude….  Detto questo, prosegue Mulas, il problema è la prospettiva, cosa è accaduto, cosa vogliamo denunciare e cosa vogliamo e possiamo fare, altrimenti saremo sempre i Sardi che si lamentano e basta. La questione del risarcimento legata a una prospettiva di sviluppo, è una cosa giustissima, e non solo accentrata a villaputzu, ma bensi a tutta la Sardegna, e che ha come interlocutore,  non solo lo stato Italiano, ma anche l’Europa, perché le bombe c’è le hanno scaricate da tutta l’Europa. Siamo in crisi e non ci sono soldi? E’ disperante l’occupazione in Sardegna? Bene! Questo è uno dei casi in cui bisogna dire, oltre al patto di stabilità, facciamo dei progetti che siano di sviluppo, partendo dal fatto che c’è un’Europa che ha delle responsabilità e che si deve assumere anche un onere, sia di carattere morale innanzitutto, politico e finanziario. Che cosa possiamo fare da questo punto di vista e cosa possiamo fare anche noi? L’anno venturo ci sono le elezioni. La Sardegna è stata sempre penalizzata dal punto di vista politico. Abbiamo un parlamentare e un’altro è stato eletto dopo che si è dimesso un parlamentare Siciliano, ma che non è stato però eletto in priama battuta, e adesso, in questi pochi mesi, vediamo cosa possiamo fare, perché possono essere utili e importanti. Dobbiamo continuare a rivendicare dal punto di vista istituzionale, una legge che ci separi, perché non si possono mettere 5.000.000 di abitanti insieme a 1.500.000, perché è chiaro che il voto di 5 milioni inciderà maggiormente sulle scelte. Non è questione di bontà, non esiste un’organizzazione politica di un tempo quando gli si diceva: tu devi eleggere anche un Sardo. La Regione Sardegna deve farsi valere unitariamente perché ci sono questioni che vanno di là da maggioranze e opposizioni che possono fare cambiare le cose. Ci sono questioni di fondo che devono essere di tutta la Sardegna, di tutti i Sindaci del comprensorio, di tutta la Sardegna intesa come istituzione, e di tutto il popolo Sardo compresi gli emigrati. Gli emigrati cosa possono fare? Tonino Mulas, lanciando una piccola “provocazione”, dice: Bisognerebbe costringere, ma con biglietto di ritorno, tutti i Sardi residenti a emigrare per almeno dieci anni, fare un’esperienza da emigrati e confrontarsi con gli altri. Questo servirebbe a vedere le cose sotto un altro punto di vista. Non’è possibile, e parlo per esperienza di 20 anni di lotte sui trasporti, che alcune cose non si facciamo unitariamente e non ci siano momenti di mobilitazione, e che la Sardegna sia ancora “Pocos locos y mal unidos”. Questa è la cosa principale che dobbiamo superare insieme. Cosa possiamo fare secondo la prospettiva che ha dato il Sindaco Codonesu? Possiamo fare una cosa semplice, dandoci prima di tutto un compito importante e cioè, che questa campagna di sensibilizazione, partendo qui dal Circolo dei Sardi di Vimodrone, estenderla e farla propia in tutti i Circoli Sardi d’Italia. Secondo, far pesare quello che noi abbiamo di valore aggiunto, e cioè come abbiamo dimostrato in alcune battaglie, come il famoso appello sulla continuità territoriale, primo firmatario Francesco Cossiga, e raccogliendo su quell’appello migliaia di firme di amministratori locali, tipo il sindaco di Vimodrone, Vicesindaci, Consieglieri Regionali, Assessori ecc.

Bisognerebbe che inventiamo un contenitore, un qualcosa che abbia i piedi fortemente in Sardegna. Non possiamo noi essere velleitari quando diciamo che in Sardegna non sanno fare le cose, perché possono e sanno fare quanto noi e anche meglio dal punto di vista anche politico. Bisogna quindi, avere i piedi in Sardegna e le braccia e le gambe per camminare anche in Continente.  Gambe che possono essere anche dei Circoli dei Sardi. Possiamo fare un appello o intrapendere altre iniziative, che possano dare visibilità a questo caso, portando un elemento di forza e di pressione. L’appello e le proposte fatte da Tonino Mulas, sono ascoltate e accolte dai cittadini di Villaputzu, tanto che Christian Locci, rispondendo anche a una domanda specifica di Carmina Conte è cioè: la proposta fatta da Mulas, di rilanciare questa iniziativa dal Circolo dei Sardi con la comunità di Villaputzu e non solo, ma anche gli altri comuni interessati, per riportare questo dibattito in tuti i Circoli dei Sardi non solo quelli in Italia, ma anche quelli in Europa, perché la questione di Villaputzu è una questione dei Sardi in Europa e rigurda l’Europa, perché le armi e le sperimentazioni in quel territorio vostro, li hanno buttati tutti gli stati Europei che facevano parte dela Nato: cosa pensate di questa proposta?

La proposta è accolta positivamente, e dico che questo strumento di Skipe, ci condentirebbe di fare dei lavori con tutti i Circoli dei Sardi collegandoli contemporaneamente, è senz’altro un’importante e buona idea. Importante è anche il riferimento all’Europa, in quanto, questo della Sardegna non’è solo un problema di Villaputzu, non’è solo nostro, ma è Europeo, perché sono intervenuti eserciti di mezzo mondo. Poi Christian parla anche di un altro problema che è quello del patto di stabilità, che ha vincolato anche gli indennizi. Questo è un paradosso che oltretutto in Sardegna, sono corrisposti degli indennizi che sono bassissimi, ai nostri paesi per le servitù militari, e oltretutto, però sono vincolati dal patto di stabilità. La risposta è affidata a Codonesu, che prima di rispondere riprende la proposta fatta da Mulas, ritenendola interessante. Recentemente ho avuto una discussione con un’esponente che stimo molto dell’imdipendentismo Sardo, Bustiano Cumpostu, che mi diceva: Tu hai la testa a Roma ma dovresti avere i piedi a Nuraghe rosa. Io ho risposto a Bustianu, e di conseguenza a Tonino Mulas, proprio con le osservazioni che condivido totalmente. Io ho la testa in Sardegna e i piedi in Europa. Consiglio anch’io ai giovani di fare 10 anni fuori per acquisire esperienza, conoscenza e confrontarsi con altre raltà, e tornare in Sardegna orgogliosi delle esperienze che si sono fatte. Per poi intervenire con molta più determinazione e capacità per cambiare le cose, perché noi abbiamo bisogno di sentirci molto più uniti, abbiamo bisogno di guardare lontano al di la del nostro naso. Dobbiamo avere una prospettiva Europea, e quindi ben venga la proposta di Tonino in merito anche al rafforzamento di questa richiesta che va pretesa della circoscrizionee Europea Sarda. Non possiamo assolutamente accettare che ci sia questa coopresenza di due Regioni cosi diverse tra Sardegna e Sicilia, per rapporti numerici, che impediscono un’elezione diretta da parte nostra. Per quanto riguarda il patto di stabilità, abbiamo lavorato anche con l’amminitrazione di Villaputzu, per una risoluzone che è stata presentata in commissione difesa per il momento, ma soprattutto, stiamo lavorando per una risoluzione che sarà presentata in commissione bilancio, per fare in modo che gli indennizzi delle servitu militare, peraltro bassi e da ridefinire e contrattati, vadano pagati anno per anno e non ogni cinque o sei anni, e siano svincolati dal patto di stabilità. Se i soldi in questo momento di crisi non si trovano in Italia, devono essere cercati in Europa. Sempre in base allo statuto Regione Sardegna, noi chiediamo che all’articolo 12, che parla della possibile realizzazione dei punti franchi, oltre a tutto quello che c’è scritto nella costituzione, chiediamo con forza, che per un tempo equivalente a quello delle servitù, per almeno 60 anni, tutti i Paesi che hanno subito espropri di terreno da destinare poi ai poligoni militari, debbano essere direttamente dichiarati zona franca urbana, rendendo possibile il rilancio economico dei territori. Avere una zona franca urbana vuol ire una fiscalità di vantaggio ed è l’unico motivo che puo permettere a un territorio come Villaputzu, per esempio, di ospittare il famoso distretto tecnologico spaziale. Noi oggi abbiamo bisogno di intraprendere quelle azioni che sono all’interno di questa soluzione, e soluzioni di bonifiche oggi, vogliono dire avere non i 2000 o 3000 posti lavoro ma bensi creare migliaia di nuovi posti di lavoro. Non creare solamente posti di lavoro di basso rilievo, ma creare livelli anche di competenza sotto il profilo d’ingegneria ambienatle, molto più elevati di quelli che ci sono adesso. C’è quindi l’oppurtunità di sostituire pienamente l’occupazione attuale a partire con nuove professionalità di natura alta, e che potranno essere utilizzate sia in Sardegna sia fuori dalla nostra isola, perché quando ragioniamo in termini d’inquinamento a livello Nazionele e Internazionele, c’è solo da lavorare per decenni e decenni. La riqualificazione può nascere anche da lì e noi siamo pronti a collaborare con ogni tipo d’iniziativa che la FASI vorrà intraprendere a livello Nazionale e Internazionale, e poiché mi stanno ascoltando i mie concittadini, dico che anche noi a Villaputzu abbiamo tutto quello che serve per fare “in contemporanea” …… Bravi Ragazzi.

Carmina Conte, alla fine di questo dibattito, ha posto alcune domande al Presidente del Circolo, Carlo Casula, chiedendo il perché di questa iniziativa e quali sono i rapporti con l’amministarzione locale di Vimodrone, rilevando anche il fatto che il circolo, la Quercia, non’è nuovo a questo genere d’iniziativa, come ad esempio, quella straordinaria organizzata l’anno scorso per la liberazione di Rossella Urru. Noi come Circolo, dice Casula, abbiamo pensato di fare un’opera di sensibilizazione nei confronti dei nostri concittadini che si trovano in Sardegna. In collaborazione con la FASI abbiamo cercato di portare avanti questa manifestazione per dare anche un imput ai nostri corregionali, e per dare visibilità anche al di fuori della Sardegna, essendo questo, uno di problemi principali della nostra terra. Con il Sindaco Fernado Codonesu, abbiamo scelto un titolo abbastanza espressivo che ci facesse addentrare nel discorso, cercando di capire più a fondo le problematiche rispetto a quanto apprendiamo dai giornali e dalla televisione, e quali sono le prospettive e le iniziative che intendono portare avanti.  In questo modo cerchiamo di dare anche il nostro contributo, giacché siamo anche noi Sardi. Con tutta l’amministarzione di Vimodrone, dal Sindaco Antonio Brescianini, al ViceSindaco Ivana Broi (Sarda Doc), agli Assesori e i Conseglieri Comunali abbiamo un ottimo rapporto.  Ogni qualvolta li invitiamo a partecipare alle nostre manifestazioni, accettano volentieri, e quando gli impegni lo permettono, partecipano non sotto forma di cortesia, ma perché ritengono di fondamentale importanza gli argomenti che trattiamo, come hanno fatto oggi che, seppur impegnati altrove, hanno voluto essere presenti comunque a questo dibattito, anche se sono dovuto andare via prima della fine. Questo rapporto che abbiamo instaurato, non solo con l’amministarzione Comunale, ma soprattutto con i cittadini di Vimodrone, ci da la possibilità di essere parte attiva, partecipando alla vita sociale del paese, che riconoscono la serietà e l’impegno che mostriamo ogni volta che c’è chiesto di collaborare anche con le altre associazioni. Il dibattito termina con alcuni interventi da parte dei presenti in sala, che chiedono chiarimenti su alcuni aspetti tecnici al Sindaco Fernando Codonesu. Atteggiamenti di grande soddisfazione e anche di emozione, si sono avuti nel momento in cui i cittadini di Villaputzu e gli emigrati si sono salutati.  Sarà stato forse l’importanza dell’argomento trattato, per le idee e i progetti che si vogliono portare avanti tutti insieme per ridare vita e dignità alla Sardegna, sta di fatto che, giunto il momento dei saluti, ne è scaturito un abbraccio forte e sincero, non solo virtuale, tra i cittadini residenti a Villaputzu e gli emigrati. Abbraccio per certi versi anche carico di emozioni, che a qualcuno ha ricordato il momento in cui, tanti anni fa lasciando la Sardegna per cercare un posto di lavoro in “Continente”, salutando i parenti e gli amici più cari  prometteva che sarebbe ritornato, in modo particolare alla propria Madre, ma soprattutto dal profondo del cuore alla “MADRE TERRA”. Dopo tanti anni forse questo è il momento giusto per rientrare e unirsi in un’unica voce per riportare la Sardegna al ruolo che più gli compete…

4 risposte a “IL CASO QUIRRA: LE VERITA' ACCERTATE, I PROBLEMI E LE PROSPETTIVE. CONFRONTO FRA CITTADINI DI VILLAPUTZU ED EMIGRATI SARDI DEL CIRCOLO "LA QUERCIA" DI VIMODRONE”

  1. Grazie Massimiliano per aver riportato nella tua bella rivista Tottus in pari, dedicata alle iniziative dei sardi in Italia, l’interessante ed emozionante dibattito sul caso Quirra, organizzato da Carlo Casula, presidente del Circolo La Quercia di Vimodrone: un’esperienza intensa e straordinaria, durante il quale i sardi di Vimodrone, e gli ospiti presenti, si sono abbracciati virtualmente con i sardi di Villaputzu, via web. In quella occasione è stata lanciata da Tonino Mulas, presidente onorario della FASI, una importante iniziativa di mobilitazione dei circoli FASI a sostegno delle rivendicazioni delle popolazioni diel territorio di Villaputzu e del Poligono di Perdasdefogu, che rivendicano l’attuazione dei programmi di disinquinamento dai veleni di 50 anni di sperimentazioni militari, che hanno causato danni gravissimi alla salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente!

  2. Un bell’ articolo che ho letto con piacere e che mi ha fatto capire meglio i problemi causati dall’attività delle basi militari in Sardegna. Molto interessanti e "saggie" le proposte del Sindaco di Villaputzu, per salvaguardare la salute innanzi tutto, i posti di lavoro e il territorio. Spero che altre iniziative del genere vengano attuate non solo dai Circoli Sardi, ma anche da altre associazioni presenti sul territorio Sardo. Parlare di questo argomento non’è cosa semplice, ma se affrontato con serietà, onestà e competenza, può contribuire a migliorare il futuro non solo del territorio interessato dalle basi militari, ma dell’intera Sardegna. Complimenti al Circolo di Vimodrone per la bella iniziativa, a Tottus in Pari per la pubblicazione e la bella e originale copertina che ha creato per questo evento, e naturalmente anche all’ autore dell’ articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *