LEGAMI TRA PIEMONTE E SARDEGNA NELLA FESTA ORGANIZZATA A BIELLA DAL CIRCOLO "SU NURAGHE"

il gruppo folk "Amedeo Nazzari"

di Salvatorica Oppes

Il Chiostro di San Sebastiano di Biella è stato animato da “Balli, suoni di Sardegna e canti alpini” ad opera del Gruppo Folk “Amedeo Nazzari” di Bareggio Cornaredo, accompagnati nelle figurazioni coreutiche da launeddas, solittu e sonette dei “Bagamundus” di Tore Agus, Matteo Muscas e Nicola Diana. Una colonna sonora arricchita dalle esecuzioni del Coro “100% misto Made in Biella” e dalle melodie di Massimo Zaccheddu.

La serata, inaugurata dal sindaco di Biella, Dino Gentile e dal presidente di Su Nuraghe, Battista Saiu, è stata una concatenazione di canti e melodie tra “fili sardi di memoria e intrecci alpini”, a significare il legame profondo che unisce le genti di Sardegna che vivono ai piedi delle Alpi e il Piemonte.

Basti pensare come san Sebastiano, tempio civico della Città di Biella, conservi oltre 500 anni di storia locale, con significative connessioni con la storia isolana, primariamente la figura di Alberto Ferrero della Marmora, senatore del Regno di Sardegna le cui spoglie mortali sono custodite nella cripta della basilica, unitamente a quelle dei tre generali che fecero l’Italia.

Il monumento funebre, riadornato a festa con fiori freschi e le insegne dei Quattro Mori, Quintino Sella volle che fossero decorato da tre lastre di melafiro a significare gli studi scientifici che il Lamaromra compì nel Biellese, prima del suo forzato trasferimento nella grande Isola. Isola che La Marmora amò, al pari delle genti che l’abitavano, componendo su di essa e per loro oltre cinquanta lavori scientifici, iniziati nel 1819 con lo studio della fauna sarda, seguita dalla pubblicazione del Voyage en Sardaigne (1826), fino ad arrivare all’Itinéraire de l’île de Sardaigne (1860).

Dopo circa due secoli, i Sardi di Biella hanno voluto ricambiarlo di identico amore realizzando “Nuraghe Chervu”, un monumento a forma di nuraghe che utilizza pietre delle cave di Lozzolo, provenienti da quello stesso filone di roccia effusiva vulcanica che da Graglia fino in Valsesia si estente per 23 km, studiato dal geologo biellese, grande amico di Sardegna.

Da sempre, la festa sarda in san Sebastiano, condivide con i Biellesi anche questi significati

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