I CINQUANT’ANNI D’ARTE DI ANTONIO MARCHI, ARTISTA ECLETTICO E VOLITIVO, CERAMISTA, PITTORE, COMMEDIOGRAFO, BURATTINAIO

l'oristanese Antonio Marchi

di Gian Piero Pinna

Antonio Marchi, nasce ad Oristano il 10 aprile 1945, dopo un percorso di studi travagliato, nel 1964 si diploma Maestro d’arte e ceramista all’Istituto d’Arte di Oristano e comincia la sua carriera di docente nello stesso istituto, dove resta sino al 1986, quindi, comincia a peregrinare nelle scuole medie inferiori e superiori dell’Isola.

Nel 1976 si avvicina al Teatro Sardo e diventa collaboratore di Antonio Garau, con cui cura gli allestimenti scenografici, per passare poi alla regia. L’incontro con i Burattinai Ferrari di Parma, gli fa nascere la passione per il Teatro dei Burattini e dopo una mostra di pittura del 1978, dedicata esclusivamente ai burattini, inizia a realizzarli proponendo Pibiri Sardu, primo spettacolo con burattini che parlano in sardo. Con la moglie Maria Teresa, costituisce la Compagnia Baracca e Burattini, mettendo in scena, Cappuccetto Rosso, Pinocchio, La Bella Addormentata, Albarosa, I tre Porcellini a Belvì,  Gli Spaventapasseri, Ziu Bakis, i Fenici e i Romani, di alcune scrive anche le trame. Nel 1996 scrive e illustra il libro Il Copione Illustrato, un manuale per la costruzione delle burattino-marionette. Per parlare del diabete, durante una conferenza internazionale di medici, scrive e mette in scena “Su Dattori Cibudda”, con una particolare interazione tra attori e burattini.  Con lo stesso tipo di interazione viene rappresentato “Preparendi Pibiri Sardu” e per mantenere vivo l’interesse per le commedie di Antonio Garau, costituisce il Centro Documentale Antonio Garau. Appassionato e studioso della Sartiglia, nel 1987 realizza un manifesto premiato a livello internazionale. Con le produzioni più recenti, ritorna alle origini di ceramista, con la realizzazione di pannelli e sculture in terracotta.
Una sua opera che riproduce il campanile della Cattedrale di Oristano, è stata donata al Papa Benedetto XVI e si trova in Vaticano.

Con la sua sterminata produzione artistica, Antonio Marchi, ha partecipato a mostre e concorsi nazionali ed internazionali e suoi lavori, sono presenti in svarie collezioni private italiane e straniere.

Memorabile una presentazione della commedia “Ziu Bakis e i Fenici” e “Ziu Bakis e i Fenici contro i Romani”, rappresentata all’Antiquarium Arborense, grazie al patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Oristano  e alla collaborazione della cooperativa “La memoria Storica”, che gestisce il museo, con spettacoli che hanno avuto risvolti didattici destinati agli studenti delle scuole elementari e medie della città.

“È  la prima volta che uno spettacolo con i burattini veniva realizzato all’interno di un museo, con l’intento di raccontare la storia in maniera accattivante, in modo da stimolare la curiosità dei ragazzi verso la conoscenza e la fruizione dei reperti archeologici presenti nelle sale – dice Antonio Marchi, illustrando la trama della storia – Ziu Bakis, viveva tranquillamente nella penisola del Sinis, al tempo della frequentazione del sito da parte dei Fenici, che arrivano alla ricerca di acqua e di viveri. Questi forestieri, furono accolti con diffidenza e sospetto dagli abitanti del posto, ma superato il problema dell’incomprensione linguistica – continua Marchi – furono avviati proficui scambi commerciali. Subito i Fenici approfittarono dell’ospitalità dei sardi, e quando questi si accorsero di essere stati imbrogliati dagli stranieri, ruppero l’amicizia e si azzuffarono con loro. Nella rappresentazione teatrale, la baruffa iniziale, si trasferisce in mare, dove si trasforma in una vera e propria battaglia navale, ma alla fine interviene il saggio Ziu Bakis che riporta la pace. Dopo la riconciliazione, i Fenici collaborano con i Sardi per costruire strade e abitazioni, facilitando anche scambi commerciali con i Puni di Cartagine. Gli affari prosperano e si organizzano fiere e mercati, che attirano anche i romani, che arrivano non soltanto con l’intento di acquistare e vendere merci, ma anche di occupare il territorio. Per contrastare i nuovi arrivati, i Sardi, i Fenici e i Puni, si allearono e si scontrarono con questi in un’aspra battaglia navale. Il saggio Ziu Bakis – conclude Marchi – capisce che le navi romane sono più forti e fa ritirare i sardi sulle alture di Monte Arci, dove non potranno essere raggiunti dal nemico.”

Altro evento svoltosi con incredibile successo di pubblico e critica, si è avuto con la mostra “Il burattinaio”, allestita nella Torre spagnola di Torre Grande  nella quale il maestro Antonio Marchi, aveva presentato, ad un pubblico abbastanza eterogeneo di ragazzi e adulti, provenienti anche dall’estero, la sua creazione teatraleggiante, con un sapore volutamente favoleggiante e un allestimento scenico composto da una variegata quantità di personaggi del suo “Baracche e burattini”. “Con quella mostra, mi sono reso quanto la gente fosse interessata ai personaggi da me creati. Addirittura, durante la mostra nella Torre spagnola di Torre Grande – dice l’artista – ho dovuto improvvisare una lezione sui burattini, per una comitiva di turisti olandesi, che hanno dimostrato un eccezionale interesse per i miei personaggi e per accontentarli, ho dovuto far vedere dal vivo, come si costruiva un burattino e come lo si fa muovere sul palcoscenico”.

La bottega del maestro, posta all’inizio di via Umberto I (Via Dritta), è continua mente meta di turisti e curiosi che si affacciano per ammirare le sue opere cariche di infantile e primitiva gioia e allegria.

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