ANCHE I SARDI HANNO UCCISO GESU': LO SCONCERTANTE E POTENTE "SU RE" DI GIOVANNI COLUMBU


di Vito Biolchini

Alla fine di “Su Re” si resta spaesati, sbigottiti, attoniti. A cosa abbiamo assistito? Chi è l’uomo che è stato barbaramente giustiziato? E dove? E da chi? E perché? Siamo sicuri di avere visto un film sulla passione e sulla morte di Gesù oppure la storia che ci è stata proposta riguarda qualcun altro e non racconta la Palestina di duemila anni fa ma la Sardegna di oggi? E poi quel finale enigmatico, con tre bambini che ci guardano e si allontanano, che cosa significa? La lavorazione del film “Su Re” è stata tormentata. Il regista Giovanni Columbu ha cercato a lungo e in tutti i modi le risorse per realizzare il suo progetto, per due volte bocciato dal Ministero perché ritenuto non interessante. In effetti, perché raccontare ancora la storia di Gesù, peraltro in lingua sarda? Una follia. Così alla fine, le canoniche dieci settimane sul set sono state girate nell’arco di due anni, con numerosi stop e qualche ripensamento fondamentale: come quando il regista ha capito che l’attore che impersonava Giuda era più adatto a fare Gesù, e viceversa. E mai decisione fu più felice. Il Gesù di Columbu è quanto di più lontano dall’iconografia classica: è un Cristo brutto, quasi deforme. E forse anche per questo la comunità si accanisce contro di lui: perché una persona così osa proclamarsi Figlio di Dio. Uno scandalo intollerabile. La forza del film di Columbu sta soprattutto nella sceneggiatura (firmata dal regista insieme al padre, Michele) che, in un sapiente gioco di flashback e flashfoward, trasporta la cronaca delle ultime ore di Gesù in una dimensione onirica, dove i silenzi, le pause, i suoni assumono la stessa importanza delle parole, degli sguardi, dei gesti. Il resto lo fa una coraggiosa fotografia, dove i richiami alla storia dell’arte e del cinema non sono citazioni autocompiaciute ma materia viva e da plasmare esattamente come il racconto evangelico. Dalla già essenziale narrazione di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, Columbu distilla situazioni e parole: l’agghiacciante crocifissione innanzitutto, poi l’ultima cena, il tradimento di Giuda, il processo davanti al Sinedrio, la sofferenza di Maria, la salita al Calvario, un metafisico Monte Corrasi animato da ombre e volti. Perché gli unici corpi sono quelli, martoriati, di Gesù e dei due ladroni. Grazie a Columbu la passione di Cristo assume risvolti inaspettati, il racconto così articolato (e che eravamo sicuri di conoscere anche nei minimi particolari) ci sorprende e ci turba ancora una volta. Col risultato che a sconvolgerci più di tutto è la violenza esercitata su di un uomo mite davanti agli occhi compiaciuti e complici della comunità. Esattamente come succede ancora troppe volte nei nostri paesi, dove si uccide per futili motivi, dove si uccide per una parola di troppo, magari al termine di processi sommari simili a quello celebrato dal sinedrio. E chi sa, tace. Anche i sardi hanno ucciso Gesù. Con “Su Re” Giovanni Columbu non solo ci regala un altro film straordinario (perché il suo “Arcipelaghi” resta l’opera cinematografica sarda meglio riuscita fra le tante firmate dai registi isolani) ma ci insegna che l’artista non deve avere paura di niente e di nessuno ma solamente perseguire il suo obiettivo, senza timori. Per anni il tentativo di Columbu di trovare le risorse per il suo film è stato accompagnato da un sotterraneo dileggio, ogni volta che il regista si rivolgeva alla Regione e alle istituzioni chiedendo di poter avere gli strumenti per completare la sua opera c’era sempre chi, ben nascosto, sputava veleno. Eppure il film alla fine è costato appena 800 mila euro. La vittoria di Columbu è dunque contemporaneamente anche la sconfitta di tutta la Sardegna, incapace di sostenere un suo artista già evidentemente affermato, costretto però a una questua lunga dieci anni per poter realizzare la sua opera d’arte. “Su Re” resterà come pietra miliare nella storia della cultura isolana ma è purtroppo il frutto della straordinaria tenacia del suo autore, non di un sistema che riconosce e premia il valore degli artisti e li aiuta a lavorare nelle migliori condizioni possibili. Dopo un’opera d’arte del genere, Columbu dovrebbe poter girare subito un altro film. “Arcipelaghi” è del 2001, “Su Re” del 2013. Speriamo che per vedere il terzo lungometraggio del regista non debbano passare altri dieci anni. Perché la Sardegna ha bisogno di artisti come lui, del uno sguardo coraggioso e libero da schematismi precostituiti.

2 risposte a “ANCHE I SARDI HANNO UCCISO GESU': LO SCONCERTANTE E POTENTE "SU RE" DI GIOVANNI COLUMBU”

  1. S’Assòtziu de sos Sardos in Ispagna “Salvador d’Horta” cun sa presente bos donat sos augùrios prus sintzeros pro una Pasca Manna ditzosa
    e bos mandat a totus saludos corales.
    ***
    Des de l’Associació de Sards a Espanya “Salvador d’Horta”,
    us desitgem els millors desitjos per a una feliç Pasqua
    i enviem una cordial salutació a tots

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