LE MANI DELLA MAFIA SULLE COSTE DELLA SARDEGNA: DAI RUSSI AI CALABRESI, UN GIRO DI AFFARI PER MOLTE CENTINAIA DI MILIONI

Baia Sardinia

di Pier Giorgio Pinna *

Ora i boss georgiani affiancano i russi negli affari sulle coste sarde. Presi di mira soprattutto i litorali nordorientali. Dalla Maddalena sino ai villaggi vacanze a sud di Olbia. Passando, prima, per Baja Sardinia, Costa Smeralda, Porto Rotondo. Nell’isola le mafie emergenti continuano a puntare sui tradizionali investimenti finanziari e immobiliari. Edilizia & costruzioni. Partecipazioni azionarie nei villaggi turistici. Acquisto di mega-residence, panfili, yacht. Ma i nuovi boss non trascurano altre zone, altri interessi. Allargano l’influenza sulle energie rinnovabili e sullo smaltimento dei rifiuti. Ovunque riciclano denaro sporco. E coinvolgono nei loro giri colletti bianchi locali: funzionari di amministrazioni – pubbliche e private – pronti ad agevolarli in cambio di adeguate mazzette o consistenti favori. Sono tutti aspetti, questi, sui quali indagano la direzione nazionale antimafia e quella distrettuale cagliaritana. Un bilancio di controlli durati oltre un anno. Che ancora proseguono. Ma adesso si estendono verso altre piste. Come l’evoluzione della prostituzione d’alto bordo nei paradisi dorati del relax fronte mare. Oltre che sul traffico di droga: vedi le ramificazioni in Ogliastra, attraverso personaggi di spicco della mala sarda. Sul fronte di queste trame, sotto traccia, si rafforzano agguerrite bande marocchine e senegalesi con importanti contatti per lo smercio degli stupefacenti. In un quadro dove Cosa Nostra e camorra sembrano aver lasciato spazio agli investimenti della ’ndrangheta e delle gang arrivate dall’Est, molti usano la Sardegna per ripulire e lavare capitali di oscura provenienza dirottandoli verso attività all’apparenza legali. Ma come mai affiorano oggi questi spaccati della lotta contro la criminalità organizzata? Gli ultimi report scaturiscono da attività della commissione parlamentare d’inchiesta che ha appena finito i suoi lavori a conclusione della legislatura. La commissione opera a Roma in un antico edificio, vicino al Pantheon e alla biblioteca del Senato. Da qualche settimana la sede è semideserta. Della vecchia struttura è rimasto in piedi solo un nucleo di magistrati e studiosi che fa parte dell’Ufficio stralcio, al quale è delegato il compito di stabilire quali degli atti giudiziari acquisiti sono da rendere pubblici o da tenere riservati. Comunque l’esame dell’intera attività svolta consente di mettere a fuoco un aspetto-chiave: è seguendo i movimenti di denaro, ingentissimi ma nascosti dietro società costruite con un sistema di scatole cinesi più sofisticato e complesse del passato, che gli investigatori sono risaliti alle più recenti infiltrazioni delle cosche. In sostanza, è una nuova applicazione della linea di contrasto lanciata dal magistrato Giovanni Falcone: moderne varianti e metodi informatici basati su intercettazioni ambientali, incroci di cointeressenze, numeri di conti corrente, dati catastali, rogiti notarili e altri documenti ancora. Un’opera d’intelligence che, non a caso, impegna sempre di più le forze specialistiche della guardia della finanza accanto alla polizia e ai carabinieri. E che ha permesso di trovare pesanti conferme sulla penetrazione nell’isola della organizatsya o mafiya, con le gang georgiane in primo piano. Ma che non ha consentito di conoscere le fonti di reddito a monte: stock di capitali in parte già riciclati e fatti confluire in settori finanziari e imprenditoriali. Gli stessi miliardi di euro che poi vengono reinvestiti in Sardegna, ma anche nel Lazio e in Versilia, oltre che in altri Paesi come Israele, la Gran Bretagna o la Svizzera.

* Nuova Sardegna

Una risposta a “LE MANI DELLA MAFIA SULLE COSTE DELLA SARDEGNA: DAI RUSSI AI CALABRESI, UN GIRO DI AFFARI PER MOLTE CENTINAIA DI MILIONI”

  1. Quando Soru mise la tassa (poi ovviamente dichiarata illegittima) sulle transazioni immobiliari, dissi pubblicamente che quella misura avrebbe fatto un favore alle “mafie” di tutto il mondo. Avrebbero, con una relativamente piccola cifra, potuto riciclare i denari sporchi, ottenendo in cambio il timbro di legittimità fiscale dell’operazione. Venni quasi deriso.

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