DIVENTARE LA CALIFORNIA D'EUROPA (SUL MODELLO DELLE CANARIE): LA PROMOZIONE DEL TURISMO SCANDINAVO IN SARDEGNA

Ogni domenica o giorno di festa uno dei tre gruppi folcloristici di Las Palmas si esibisce, per intrattenere un pubblico alquanto numeroso di turisti.

di Dario Dessì

Al ritorno da un soggiorno nell’isola Gran Canaria, ospite di amici austriaci, ho avuto modo di leggere l’interessante articolo  “il Mercato Scandinavo” a pagina 12 del numero 433 di Tottus in Pari. Personalmente ho sempre ritenuto che la nostra Sardegnam con opportuni interventi da parte dell’Assessorato al Turismo Regionalem sarebbe, da semprem potuta diventarela Californiad’Europa. Basta pensare, e pochi lo sanno, che negli anni immediatamente successivi alla fine della 2° Guerra Mondiale, gli inglesi avevano creato due importanti approdi turistici;in Italia due voli charter partivano regolarmente da Londra per raggiungere Treviso – Jesolo e Alghero. Con 50 sterline di allora gli abitanti della non più perfida Albione pagavano il volo andata e ritorno e due settimane di soggiorno a pensione completa. Da allora ho sempre pensato che le scuole isolane, a partire dalle elementari, avrebbero potuto  insegnare,, come minimo, due lingue straniere e poi le nozioni sul modo di accogliere ed intrattenere il turista in qualsiasi periodo dell’anno egli avesse deciso di soggiornare nell’isola. Non solo  norvegesi, ma migliaia di svedesi, danesi, finlandesi, islandesi, olandesi, francesi, tedeschi, inglesi, italiani e anche sardi ho incontrato nell’isola delle Palme e nella capitale Las Palmas e sono pochi coloro che arrivano nelle isole Palmarie per trascorrere short breaks; in gran parte coloro che  possiedono o  prendono in affitto appartamenti sono turisti di ambo i sessi, in quiescenza o senza impegni di lavoro, che vanno là per trascorrere periodi dai quattro ai sei mesi. La loro unica preoccupazione è quella di voler vivere senza pensieri, i mezzo agli abitanti delle isole, che non sembrano indulgere in quanto a trascorrere momenti di divertimento  in qualsiasi ora del giorno,  in locali accoglienti, all’aperto o al chiuso,  dove si mangia, si beve, si canta, si balla a costi sostenibili. La maggior parte di quei turisti trascorre in quell’isola e nelle altre dell’arcipelago canario, dai quattro ai sei mesi. Le amministrazioni locali fanno del loro meglio per organizzare feste e festicciole, in modo da creare svariate  occasioni perché non ci sia da annoiarsi. Gli abitanti di Las Palmas sostengono che il loro carnevale sia più spassoso e di gran lunga più economico di quelli di Rio e di Venezia. Oltre agli alberghi  tradizionali, quali strutture di accoglienza, esistono gli alberghi con appartamenti arredati, costituiti da tre vani indispensabili, quali una camera da letto, un piccolo soggiorno, un cucinino e un camera da bagno e tanti palazzi di fronte all’oceano Atlantico,  con appartamenti di proprietà o da affittare  a prezzi modici. Il vivere  quotidiano non è  caro se paragonato al costo della vita in Italia; anzi per un italiano è più conveniente andare a trascorrere i mesi invernali a Las Palmas, piuttosto che sentirsi  immiserito a casa sua, nel corso di giornate  fredde e grigie, dove, per di più e costretto a  sborsare onerosi balzelli  per i consumi dell’impianto di riscaldamento e dell’energia elettrica. A Las Palmas nessuno  rimane chiuso in casa, ma  esce  e va a passeggiare  lungo il “paseo”, dove  tanti bar, pizzerie e ristoranti, costeggiano  per una quindicina di chilometri la playa de las Contreras. Così potrebbe essere trasformato il Poetto a Cagliari. Qua e là gruppi musicali e artisti da strada si esibiscono, creando  un atmosfera piacevole e divertente  per i passanti. Oltre al paseo, lungo l’oceano Atlantico,  tanti giardini e parchi  abbelliscono la capitale, e sono da ammirare assieme alle strade e ai viali che attraversano la città da  nord a sud  per l’ordine e la pulizia.  La polizia nazionale, assieme a quella municipale e ad altre due forze dell’ordine sono sempre presenti  per  garantire  la  sicurezza dei cittadini e dei turisti.  La Sardegna, a parte qualche mese di clima invernale,  a mio avviso, potrebbe offrire ai turisti nordici un soggiorno piacevole per almeno otto mesi all’anno: La qualità e la varietà del cibo, innanzitutto; la bellezza delle coste e del  mare che la circondano, oltre all’entroterra e alle quattro belle città di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, dove esiste un’ innumerevole quantità di reperti museali al chiuso e all’ aperto e dove si potrebbero presentare svariati spettacoli folcloristici con balli e canti tradizionali. Esiste inoltre la possibilità di produrre  dappertutto nell’isola tutto quello che  occorre a soddisfare il fabbisogno enogastronomico della popolazione turistica. A questo punto, naturalmente, sarebbe utile, che alcuni operatori turistici andassero a visitare le isole Canarie per  acquisire nozioni importanti sulle attività turistiche in loco e ignorare, naturalmente,  un’eccessiva  urbanizzazione delle coste. Sela Sardegnariuscisse a diventare un luogo di vacanze preferito dagli europei, questo potrebbe, ovviamente, ridurre drasticamente  le quote emigratorie dei giovani sardi e porterebbe, gradualmente alla diminuzione delle sovvenzioni che l’Assessorato al Lavoro, somministra annualmente ai Circoli Sardi, sparsi un po’ in tutto il mondo.

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