DAL CIRCOLO "SEBASTIANO SATTA" DI VERONA LANCIAMO UNA NUOVA SFIDA: LA CINOFILIA PUO' AIUTARE IL TURISMO IN SARDEGNA?

Dana in vacanza a Caprera (giugno 2012)

di Annalisa Atzori

Su queste pagine se n’è parlato circa un anno fa, quando il Cane Fonnese è stato finalmente riconosciuto come razza a se dall’Enci (Ente Nazionale Cinofilia Italiana). Il 9 settembre scorso a Fonni, in occasione delle “Pastorìas” (antica festa della vita pastorale e della transumanza), finalmente gli allevatori e proprietari del “Cane da Pastore Fonnese” hanno potuto festeggiare, iscriversi e far sfilare i loro animali in veste ufficiale. Era presente la dott.ssa Raffaella Cocco, che fa parte del Comitato Tecnico Nazionale Enci. L’Enci, prima di stabilire gli standard e dare il giusto riconoscimento a questa particolarissima e antica razza, non ha fatto solo le consuete valutazioni basandosi su foto, statue e varie rappresentazioni. Per la prima volta in assoluto ha fatto molto di più: ha prelevato il sangue a 200 esemplari, per cercare le caratteristiche genetiche. Chi ha partecipato alle Pastorìas di Fonni, oltre a ricordare i pastori fonnesi che portavano le greggi nel Campidano fino all’Iglesiente, ha potuto assistere alle fasi di preparazione del formaggio, ad attività più femminili quali la filatura e la cucina, alle sfilate in costume tradizionale, fino all’arrivo (preannunciato da un campanaccio) delle maschere del carnevale fonnese, Urthos e Buttudos. In una cornice così suggestiva non poteva mancare lui, il Cane da Pastore Fonnese, forte di tempra e di fisico, dal cranio pesante e dalla muscolatura che consente velocità e agilità. Grande onore a quest’antichissimo guardiano e custode di greggi, dal carattere rustico e primitivo, di grande dignità e intelligenza, che grazie al suo innato equilibrio è stato nei secoli compagno affidabile di pastori, massai, banditi dati alla macchia, per essere poi addirittura arruolato dal Regio Esercito e spedito nelle Campagne d’Africa. I cani fonnesi sono animali imponenti, nei maschi il pelo di tipo caprino forma una specie di criniera sul collo. Hanno il sottopelo denso e lanoso che li rende resistenti a situazioni climatiche ostili, molti esemplari sono di colore nero, altri grigio cenere, poi biondo miele. Quelli considerati più “antichi” sono invece ancora più particolari, il colore miele diventa tigrato. La Sardegna ha antiche tradizioni cinofile, dalla conservazione delle razze antiche (ci sono, infatti, altri cani che attendono gli stessi onori del fonnese, come: il levriero sardo o cane de lèpuri, il volpino sardo, il cane bianco di Sardegna, il vertreddu sardo e il dogo sardesco, nelle sue varianti di cane di Gavoi, trinu di Urzulei, Sorgolino di Orgosolo e Mamoiada, cane di Dorgali e Goceano, cane pertiatzu delle Baronie/Supramonte/Ogliastra e mastino di Bonorva), alle prestigiose scuole di addestramento alla caccia, nella zona dell’oristanese (Gonnoscodina, Gonnostramatza). Qua e là nell’isola sono nate anche parecchie scuole di educazione rivolte ai cani da compagnia, oggi sempre più numerosi. Manca, però, ancora un tassello importantissimo per considerare la Sardegna una regione cinofila, cioè “amica dei cani”. In effetti, è pressoché assente quella che possiamo chiamare “cultura cinofila” generalizzata, di massa, quella cultura che eviterebbe gli abbandoni, il randagismo, le nascite incontrollate di cuccioli destinati a finire sulla strada, con conseguente pericolo anche per le persone e la circolazione. Le molte associazioni animaliste presenti sul territorio si fanno in quattro per arginare il fenomeno, ma è una dura lotta contro il tempo. A questo si aggiungono le difficoltà che incontrano i turisti “con cane a seguito” nel trovare sistemazioni che accettino i loro animali.  All’Associazione dei sardi “Sebastiano Satta” di Verona si è fermamente convinti che il turismo rappresenti una possibile via di fuga dalla crisi per la Sardegna, quindi non si può continuare a ignorare la richiesta sempre più insistente di turisti con cani che li accompagnano durante le ferie. Assolutamente troppo poche le strutture che accettano le “quattro zampe”, pertanto è opportuno sensibilizzare maggiormente i cittadini, dai bambini nelle scuole, gli albergatori, le Amministrazioni Comunali, tutti insomma, nessuno escluso. Occorre che in tutti i Comuni ci siano alberghi, residence, campeggi, ecc. che accettino cani (di ogni taglia, cosa importantissima e ovviamente con costi aggiuntivi molto contenuti). Ogni Comune costiero dovrebbe individuare un tratto di spiaggia, dove è possibile accedere con il cane. E’ un lavoro immenso, ne siamo consapevoli, ma da qualche parte bisogna pure iniziare. Noi abbiamo incominciato con la collaborazione con i nostri vicini di casa, l’Associazione Gruppo Cinofilo Verona onlus. A gennaio partirà un corso per istruttori e educatori cinofili che prevede teoria e pratica presso il campo di Forte Chievo. Il Gruppo vanta alcuni anni di esperienza (è nato nel 2002 e il corso per istruttori cinofili, che è revisionato e implementato ogni anno, è partito dal 2005). E’ nostra intenzione proporre scambi d’idee/gemellaggi con gruppi cinofili sardi e con appassionati del settore residenti in Sardegna. Allo scopo si creerà una “rubrica” sul sito internet www.gruppocinofilo.com, dove sarà possibile fare domande inerenti la cinofilia. Gli interrogativi e le risposte più interessanti potrebbero essere inviate sotto forma di articoli/interviste anche a “Tottus in Pari”, qualora la Direzione lo ritenesse opportuno.

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