QUOTE, MERITO E GRAZIA DELEDDA: ANCORA UNA VOLTA E' DIMENTICATO IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA

Grazia Deledda


di Elisabetta Addis

Il fatto è semplice: nel programma di letteratura italiana che i candidati insegnanti devono portare al prossimo concorsone, pubblicati il 25 settembre dal Ministero, ci sono 35 scrittori, di cui una sola donna, Elsa Morante. Non c’è Grazia Deledda, anche se ci sono una dozzina di autori del XX secolo. Dicono che le donne non dovrebbero chiedere il 50% di presenze in tutti i luoghi decisionali, ma il riconoscimento del merito. Eppure, per questa donna sarda, neppure il premio Nobel è merito abbastanza. Il problema, non capito dagli illustri opinionisti che si lanciano contro le quote per le donne, buon ultimo Piero Ottone sul Venerdì di Repubblica è che esiste una cecità selettiva verso i meriti delle donne. Né gli uomini, né le altre donne, istintivamente, riescono a dare alle donne lo stesso riconoscimento di autorevolezza che riconoscono agli uomini. Ci sono fior di studi di psicologia sociale che lo dimostrano. Esperti di risorse umane, incaricati per esperimento di assumere sulla base di finti curricula uguali, cui era stato cambiato solo il nome – a volte femminile a volte maschile- tendono ad assumere più i maschi che le donne con le stesse caratteristiche. Uomini e donne, cui viene richiesto di ricordare cosa hanno detto attori di sesso maschile e femminile che dicono la stessa cosa, ricordano meglio cosa dicono gli attori di sesso maschile, e così via. Ciò che le donne hanno da dire interessa meno, sia gli uomini che le donne, e per questo le televisioni, i media, i luoghi di decisione sono pieni di maschi e non di femmine. Eppure, se si misurano i risultati, le donne dimostrano di avere le stesse capacità. Le quote, e ancor più il 50e50, sono un mezzo necessario sia per poter utilizzare le loro competenze, sia a fare emergere il loro specifico talento e carisma di donne. Questa cecità selettiva che ha colpito coloro che hanno deciso al Ministero. Per completezza di informazione, secondo il Ministero il canone della letteratura italiana è formato da: Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Machiavelli, Guicciardini, Tasso, Galilei, Goldoni, Parini, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Belli, Porta, Manzoni, Verga, Carducci, Pascoli, D’Annunzio, Pirandello, Svevo, Ungaretti, Montale, Saba, Quasimodo, Pavese, Vittorini, Morante, Primo Levi, Gadda, Calvino, Fenoglio, Moravia, Sciascia. C’è anche un’altra discriminazione in questa lista. Importanti lavori di critica letteraria, per esempio quelli di Paola Pittalis, hanno mostrato il ruolo e il valore di altri scrittori sardi in lingua italiana: Lussu, Satta, Atzeni, nello stesso modo in cui gli studi di genere in letteratura hanno recuperato dalla neve del silenzio Ginzburg, Ortese, Aleramo, Amelia Rosselli. Nella lista del Ministero alla discriminazione per sesso si aggiunge una discriminazione etnica, o forse, di censo. Noi sardi siamo un popolo non numeroso e relativamente povero, non interamente assimilato alla nazione italiana. Abbiamo scoperto con la giunta passata che il Governo nazionale non riteneva opportuno trasferirci la stessa quota di fondi che invece trasferiva ad altre regioni autonome. Contiamo poco. La nostra Deledda è stata oggetto di una discriminazione doppia, come donna e come sarda. Credo che sia giusto che dalla Sardegna parta una protesta contro questa lista monca e unilaterale, che si chieda conto dei criteri con i quali è stata composta. Le scrittrici del ventesimo secolo sono per il 50% donne, e Grazia Deledda è una fra le più grandi. Vogliamo che i nostri figli e figlie le conoscano, che gli insegnanti siano in grado di fare loro apprezzare la loro voce, che i futuri italiani e italiane conoscano il contributo che autori nati in Sardegna hanno dato alla letteratura nazionale. Chiediamo al Ministro di reintegrare Grazia Deledda nel canone della letteratura italiana: per la dignità delle donne e della Sardegna. Se Non Ora Quando? E’ aperta una mail per le adesioni graziadeledda.snoq@gmail.com e un gruppo facebook graziadeleddasnoq per seguire questa vicenda.

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Un commento

  1. Adelasia Divona

    Grazie Elisabetta di esistere! Lo sai già che per me sei come la Grande Madre!

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