IL PROGETTO "SARDEGNA ROCK – SARDEGNA POP" DI MOGOL: UN CORSO DI FORMAZIONE PER TRENTA GIOVANI SARDI

Giulio Rapetti in arte Mogol

redazionale Tottus in Pari

«La promozione degli artisti oggi è monopolizzata da alcune trasmissioni tv. Spero che si ritorni alla meritocrazia, a selezionare i migliori come avveniva in passato. È un aspetto importante perché la cultura popolare è l’unica possibilità che ha il popolo di evolversi». Le nuove promesse non possono passare solo attraverso i talent show. Parola di Giulio Rapetti, in arte Mogol, uno dei più grandi autori della musica italiana arrivato a Sassari per la presentazione del progetto “Sardegna Rock – Sardegna Pop”, che permetterà a trenta studenti sardi tra i 16 e i 20 anni di frequentare un corso di formazione al Cet – la scuola di perfezionamento musicale fondata dallo stesso paroliere – grazie a un finanziamento di 150mila euro stanziato dalla Regione con i fondi contro la dispersione scolastica. Le audizioni dei partecipanti delle province di Sassari e Nuoro si sono tenute nel Conservatorio Luigi Canepa, e proseguiranno nel Conservatorio di Cagliari per i giovani del capoluogo regionale e di Oristano. L’idea di istituire le borse di studio è partita dall’assessore regionale alla Pubblica istruzione Sergio Milia che ha illustrato gli obiettivi dell’iniziativa. «Abbiamo pensato che la figura di un grandissimo maestro come Mogol potesse fare da stimolo a chi smarrisce la strada dell’istruzione – ha detto Milia – avendo una funzione catalizzatrice che il Cet già svolge in diverse regioni dove sono attivi progetti simili al nostro». Il Cet, Centro europeo di Toscolano, è stato fondato da Mogol nel 1992 in una piccola località in provincia di Terni, e in vent’anni ha formato oltre 2300 allievi tra i quali la cantante Arisa. I trenta giovani selezionati frequenteranno un corso in tre fasi tra lezioni ed esercitazioni distribuite su tre mesi, per autori di testi, interpreti e compositori. «La didattica del Cet si basa sulla conoscenza dei migliori artisti del mondo – ha detto Mogol – mira ad approfondire la cultura musicale dell’allievo senza altre preoccupazioni, di certo non ammettiamo telecamere durante le lezioni. I talent show invece sono scuole televisive al servizio dello spettacolo. Potrebbero essere utili se i partecipanti fossero scelti per le loro qualità artistiche e non in base ad altri parametri. Lucio Dalla quando divenne noto era considerato un artista medio, con dieci album e un’esperienza profonda alle spalle. Invece se uno viene preso dal suo paesino e diventa famoso così da un giorno all’altro, la preparazione che ha qual è? La prima cosa che diciamo agli allievi quando arrivano nella nostra scuola è questa: in Italia ci sono 8 milioni di cantanti. Adesso dobbiamo darci da fare per distinguerci».

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