GLI ARDITI DEL IX D'ASSALTO: LA PATTUGLIA SARDA. PROPOSTA DI MEDAGLIA D'ORO AL VALOR MILITARE ALLA MEMORIA PER GIOMMARIA SIMULA DI ITTIRI


riferisce Giorgio Canu

(dal libro “La nostra guerra di Liberazione” scritto da don Lorenzo Bedeschi – Cappellano Militare)

L’Artiglieria dello schieramento nemico arretrato si affrettò inutilmente a sbarrare l’avanzata degli Arditi. Poche ore dopo il primo assalto, sulla torre dell’orologio sventolava il Tricolore. L’aveva issato lassù Trudu, il bell’ardito della Sardegna. Arru era scomparso: aveva mantenuto la promessa e stava bevendo un bicchiere di vino nella casa di Lidia. Dinanzi a questa fedeltà isolana, non c’è chi non ricorra con la mente alle visioni dei leggendari cavalieri del Logudoro, della Gallura e del Marghine, col nero cappuccio e il manto d’orbace stesi nel vento, ciascuno tenendo fermo davanti a sé sulla sella la propria donna chiassosamente vestita, coppia a cavallo formante un solo fremente tutto, terminante in alto dalla canna del fucile. La città intanto si riversava con un grido solo: “ Viva l’Italia ! “ sugli Arditi che percorrevano furibondi ogni strada di Cingoli: fiori ed abbracci, applausi e tricolori, pianti e gioia. Il nemico aveva arretrato appostandosi su nuove posizioni. Occorreva sapere subito con precisione la nuova dislocazione avversaria. Tredici uomini partono in pattuglia con l’ordine di internarsi nella difesa nemica per riportarne dati e ubicazioni. Toccò alla pattuglia sarda. Dodici isolani dal volto ferrigno come la loro terra, vera sublimità sarda ! Uomini dall’eroismo delle labbra strette, senza parole: tutto nervi e audacia. Li comanda un giovane ufficiale napoletano …….

Un eroe

La bella sorpresa era riuscita in grazia ad un audace: l’ardito Simula G. Maria, il quale, da solo, per favorire l’azione di accerchiamento ai suoi compagni, si era assunto volontariamente il compito di andare frontalmente contro la pattuglia tedesca. Parecchi caricatori mise nella canna del suo mitra. Tentò il guado sotto la fucileria nemica. Due volte fu ferito e non si arrestò: Continuò l’attacco fino a quando al lancio di una bomba a mano una raffica che lo colpiva al cuore , lo stese bocconi a terra facendo sentire ai compagni per ultimo grido alla fede in cui moriva: “ VIVA L’ITALIA!“. I sardi, uniti in un vincolo di sublime carità, si stringono attorno, lo baciano, lo ricompongono con le mani incrociate sul petto come negli antichi sepolcri delle Chiese e lo trasportano nelle retrovie. Uno sguardo intenso fu scambiato fra loro, compreso e sottolineato da una identica espressione, particolare alla loro razza e non mai ripetute da altre. Poi nel curvarsi ogni tanto lungo il trasporto doloroso, dissero insieme le stesse parole: “Custu est figau sardu, piccius !” “Forza paris!“. Chissà !.. Forse un antico motto di guerra della loro isola, ereditato dai padri e rifiorito aspro e verde come il natio lentischio nelle loro labbra oscure.  

Proposta di medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria

Ardito SIMULA G. MARIA di Antonio nato il 2 – 4 – 1917 a Ittiri ( Sassari )

Ardito fra i più audaci, offertosi volontario per partecipare con una pattuglia ad una temeraria ricognizione, scorta una pattuglia nemica che tentava di rientrare nelle proprie linee, si gettava arditamente fra essa e le posizioni avversarie attraversando un tratto di terreno completamente scoperto e battuto da armi automatiche.  Ferito due volte in modo grave da raffiche di mitragliatrice, incurante del dolore, si lanciava sul nemico e a colpi di bombe a mano riusciva ad uccidere due avversari e a fermare gli altri, dando così tempo ai suoi compagni di raggiungere ed annientare completamente la pattuglia, finché colpito una terza volta, cadeva immolando la propria vita, mentre con le ultime parole incitava i compagni alla lotta. Fulgido esempio di eroismo e di spirito di sacrificio.

Cingoli, 14 – 7 – 1944 Luogo dell’operazione militare: fiume Esino, sotto Villa Strada (Macerata)

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