RACCONTANDO PIETRO SASSU, ETNOMUSICOLOGO SASSARESE SCOMPARSO NEL 2001, ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CANTO SPONTANEO TRA UDINE E LA CARNIA

foto d'archivio di Pietro Sassu

di Maria Adelasia Divona

È stata inaugurata al museo etnografico di palazzo Giacomelli a Udine la quinta edizione del Festival del Canto Spontaneo, che raggiungerà il suo clou domenica nella piccola Givigliana, frazione di Rigolato, con le riproposizioni di antichi canti in un contesto molto simile a quello della tradizione storica delle aree rurali e montane in cui sono nati.

Il primo appuntamento è stato intitolato “Raccontare Pietro Sassu”, sassarese, uno dei più importanti etnomusicologi contemporanei scomparso nel 2001. Per raccontare la sua vita intensa e carica di attività è stata scelta la formula del ricordo fra amici, con le persone che gli sono state vicine, che hanno collaborato con lui e che hanno percorso un tratto di vita, umana e professionale, con lui.

Nelle parole di Valter Colle, editore udinese e amico personale, Pietro Sassu è stato importante per il Friuli, ma fondamentale per la sua Sardegna: con la sua vita è stato un esempio irripetibile di lavoro sul campo per chi si occupa di etnomusicologia, essendo stato il primo ad aprire ad un corpus della musica popolare sarda a 360°, opera organica che, dagli anni 70 ad oggi, è rimasta insuperata, se è vero che anche Paolo Fresu, come dice, si è formato consumando la puntina del giradischi sulla sua raccolta.

Nel 1975 Sassu è arrivato in Friuli per una ricerca sulla musica tradizionale che fu interrotta dal terremoto l’anno dopo: ma quel primo lavoro resta in assoluto la prima ricerca etnomusicale in terra friulana. Ma non solo: le sue ricerche sono disseminate in tutta Italia (Sardegna, Friuli, Basilicata, Puglia, Lombardia) perché lui non ha mai conservato niente, lasciando tutto nelle mani dei committenti, delle istituzioni e dei collaboratori, passando dai conservatori alle università ai governi regionali. In Friuli Venezia Giulia, Sassu ha lasciato un’eredità importante: ha fondato il laboratorio del restauro del suono al Dams di Gorizia, che tutt’ora sforna giovani tecnici impegnati nel recupero del sonoro.

Un’altra eredità che ha lasciato è stato la collana di libri e cd su tutti gli argomenti correlati alla musica popolare per meglio condividere i risultati della ricerca etnomusicale come forma democratica di condivisione del sapere.

Il figlio di Pietro Sassu, Simone, ha raccontato come la lezione del padre, ovvero la ricerca sul canto come specchio di una cultura, in particolare quella sarda, sia stata raccolta negli Archivi Sassu di Sassari con lo scopo di continuare il percorso da lui intrapreso. Mission degli Archivi Sassu è quella di salvare le bobine analogiche contenenti ricerche e suoni su un formato digitale, per poi essere catalogate e conservate. Una volta salvato l’archivio paterno sarà possibile promuovere la ricerca sul campo dei giovani etnomusicologi in Sardegna per arricchire l’archivio con elementi nuovi che illustrino il patrimonio musicale sardo. Dal 2011, inoltre gli Archivi hanno riproposto a Sassari e Castelsardo la manifestazione etnomusicale intitolata “Colloqui di musica mediterranea”.

Per Renato Morelli, l’amico di sempre di Pietro Sassu, la Sardegna è stata e ancora rappresenta il pozzo di San Patrizio del patrimonio musicologico, soprattutto dal punto di vista del canto liturgico e del canto a concordu. Una serie di aneddoti ed episodi di vita vissuta hanno caratterizzato la serata, che si è conclusa con il racconto dell’ultima ricerca di Sassu in Valsassina per conto della Regione Lombardia, dove lui fece un lavoro straordinario sul canto alpino a Premana. La serata si è conclusa con un omaggio di Morelli a Sassu e la proiezione di alcune scene dal film “Voci alte” che Renato Morelli ha prodotto in proprio per concludere il lavoro di Pietro a Premana dopo la sua morte.

Una risposta a “RACCONTANDO PIETRO SASSU, ETNOMUSICOLOGO SASSARESE SCOMPARSO NEL 2001, ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CANTO SPONTANEO TRA UDINE E LA CARNIA”

  1. Non lo conobbi personalmente, ma qualche amico comune, suo collaboratore, ne parlava molto bene, apprezzandone le qualità umane e professionali in ambito etnomusicologico. Personalmente lo apprezzai attraverso i vinilici. Avrei voluto conoscerlo di persona, per parlargli della mia ricerca etnomusicale nel mio paese d’origine, Montecalvo Irpino – Av. Quando lo cercai alla Sede Rai di Trento era purtroppo sempre in giro per il Friuli.

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